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Di Santo: “Con l’IILA rilanciare i rapporti tra Italia e America Latina  alla luce di realtà cambiate e idee innovative”

Intervista di OnuItalia al Segretario Generale dell’Istituto Italo-Latinoamericano che analizza i mutamenti in Sudamerica, incluse considerazioni su Fidel Castro, Trump e il ruolo di Papa Francesco

Donato di Santo con l'ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva

(di Francesca Morandi)

Roma – Con l’IILA a rilanciare i rapporti tra Italia e America Latina  alla luce di realtà cambiate e idee innovative. E’ l’obiettivo di Donato di Santo, nuovo Segretario Generale dell’Istituto Italo-Latinoamericano (IILA), l’Organizzazione internazionale fondata nel 1966 che riunisce l’Italia e tutti i Paesi Latinoamericani. Abruzzese, 58 anni, ex Sottosegretario agli Esteri nel secondo governo Prodi con delega proprio per l’America Latina, di Santo è stato nominato per acclamazione lo scorso 15 novembre dal Consiglio dei Delegati dell’IILA. Intervistato da OnuItalia delinea un programma ambizioso: “Vorrei  contribuire attivamente a fare dell’IILA un crocevia delle relazioni euro-latinoamericane, creare un luogo di confronto, aperto e rispettoso, a livello istituzionale, riavviare un motore di attività socio-economiche, culturali e scientifiche che avvicinino ancora di più tutti i nostri Paesi, insomma … una casa dell’italo-latinoamericanismo”.

“Con l’accordo ed il sostegno di tutti i 21 Paesi membri, vorrei contribuire a riportare questa Organizzazione inter-governativa internazionale al suo spirito originario, seppur calandolo nella realtà del mondo del XXI secolo”, continua il nuovo Segretario Generale che si esprime, concisamente, sulla morte di Fidel Castro,  “si chiude una fase storica”, e sull’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa: “Spero sinceramente che Trump non voglia ‘tornare indietro’, che sappia guardare avanti e che non cancelli quanto, coraggiosamente, fatto da Obama nei confronti di Cuba”. E sulla crisi in Venezuela fa un cenno all’azione di intermediazione portata avanti anche da Papa Francesco e dichiara:  “Sono fiducioso che l’opera intelligente e solidale di tanti uomini di buona volontà, a partire da uno di essi che ‘viene dalla fine del mondo’, saprà affermarsi e prevalere”.

Il presidente del Venezuela Nicolàs Maduro e Papa Francesco

Il presidente del Venezuela Nicolàs Maduro e Papa Francesco

Dopo un periodo di slancio, legato anche alle politiche condotte da alcuni Paesi dell’America Latina – dal Brasile al Venezuela fino al Bolivia – oggi l’America Latina pare attraversata in maniera minore da quello che era visto da alcuni come un moto di progresso economico-sociale  positivo. Oggi su alcuni Paesi, come il Venezuela, pesa una forte instabilità, che desta preoccupazione. Qual è la sua visione?

“Quelle latino-americane, nelle loro peculiarità e rilevanti diversità, sono realtà vive, dove i giovani sono maggioranza, dove l’ottimismo prevale sulla paura. Qualcuno pronosticava disastri, invece il Brasile, pur nel mezzo di una acuta crisi istituzionale, ha organizzato e gestito bellissime Olimpiadi a Rio. Panama, anche con l’apporto italiano, ha realizzato una delle più grandi opere infrastrutturali del secolo, il raddoppio del Canale. In Cile scienziati e pensatori di tutto il mondo si incontrano per ‘progettare il futuro’ (l’ideatore del Congresso del futuro, il cileno Guido Girardi, sarà a Roma il 5 dicembre prossimo, all’Istituto Treccani, per parlarne). In moltissimi Paesi –purtroppo non sempre con la velocità sperata- si vanno riducendo i tassi di povertà e di indigenza (anche se il subcontinente americano rimane, purtroppo, in vetta negli indici di ingiustizia sociale). L’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana è sempre più positivo verso i Paesi latino-americani. Gli esempi sarebbero innumerevoli, e faccio solo uno: il Corriere della sera del 30 settembre scorso riporta un sondaggio Gallup, basato su 147 mila interviste, che “ridisegna” la mappa del mondo sulla base delle emozioni (gioia, dolore, stress, tristezza, rabbia…) provate visitando un determinato paese: l’America Latina batte tutti. La classifica dei primi dieci Paesi per esperienze positive sono: Paraguay, Guatemala, Honduras, Uzbekistan, Ecuador, El Salvador, Indonesia, Costa Rica, Uruguay e Colombia. Perché questa positività? Perché è l’America latina una delle pochissime aree del globo in cui, pur persistendo fenomeni di criminalità e corruzione, non ha attecchito il germe del terrorismo fondamentalista, e questo fa sì che il subcontinente americano sia sempre più considerato interessante, da parte di molti imprenditori ed investitori. Perché, pur non avendo mai toccato le vette di certi paesi asiatici e pur vivendo adesso una fase difficile (in qualche caso di conclamata recessione), i dati economici di molti dei paesi latinoamericani continuano ad essere interessanti, così come le loro performance di fronte alla crisi. Perché, dopo quasi tre decenni dalla fase delle dittature militari, ormai l’America Latina si sta consolidando come un’area in cui prevale nettamente la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani fondamentali. Non è ancora la Svezia, le pecche e le zone d’ombra vi sono  – come anche in Italia -, ma il paragone con il passato rende giustizia dei passi avanti compiuti da quei popoli e dalle loro classi dirigenti.  Certo vi sono indubbiamente pericoli e problemi. Ma anche in situazioni complesse, come quella del Venezuela, sono fiducioso che l’opera intelligente e solidale di tanti uomini di buona volontà, a partire da uno di essi che “viene dalla fine del mondo”, saprà affermarsi e prevalere”.

Di Santo con Federica Mogherini. Alto Rappresentante per la Politica Estera dell'UE

Di Santo con Federica Mogherini. Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE

In che modo intende rilanciare l’IILA per rinsaldare i rapporti con l’Italia?

“Intendo moltiplicare i forum d’incontro. Già esiste il Foro italo-latinoamericano dei Parlamenti. E ci avviamo alla terza edizione del Foro italo-latinoamericano delle piccole e medie imprese, ideato e gestito dall’IILA. Sarebbe bello realizzare –anche imparando da altre realtà come la Spagna- il foro imprenditoriale italo-latinoamericano. Sicuramente il dialogo tra le rispettive società civili potrebbe avere nell’IILA un fulcro intelligente, su tematiche attualissime, da cui tutti dobbiamo apprendere dall’altro, come il tema delle migrazioni, quello della sicurezza, quello della integrazione”.

Certamente l’America Latina è una galassia ampia e complessa, fatta di criticità – penso anche ad Haiti o all’accordo di pace in bilico in Colombia –  ma anche a tanti Paesi che hanno raggiunto alti livelli di sviluppo, stabilità e guardano al futuro con fiducia. Che cosa ci può dire?  

“Haiti è una ferita aperta che deve coinvolgere di più la comunità internazionale. Quella della Colombia è una vicenda straordinaria: si chiude, con un difficile accordo, oltre mezzo secolo di conflitto interno. E’ un fatto storico. Sì, ci sono stati intoppi e problemi. Ma è difficile pensare che lacerazioni terribili e dolorose, che hanno sconvolto a lungo la convivenza civile, possano rimarginarsi facilmente nella coscienza individuale di tante persone… Lo sforzo realizzato dal Presidente Santos e da tutti i protagonisti di questo sforzo va sempre più sostenuto. In questo senso è molto importante la notizia che Juan Manuel Santos a dicembre, dopo il ricevimento del Premio Nobel per la pace, farà tappa proprio a Roma dove, tra gli altri, vedrà il presidente Mattarella”.

Quali ripercussioni potrebbe avere sull’America latina il muro al confine Usa/Messico che il nuovo presidente Usa Donald Trump intende costruire? 

“Gli Stati Uniti sono un grande paese. Ed anche il Messico. Sono certo che sapranno parlarsi. Negli Usa vi sono personalità politiche di prim’ordine e funzionari di grandissimo livello del Dipartimento di Stato, come il consigliere Thomas Shannon (un grande conoscitore dell’America latina), che hanno lavorato – e spero ancora gli si permetterà di farlo- per superare gli ostacoli. Del resto credo che il Presidente eletto sia troppo scaltro per non sapere bene quanto l’area ispanica stia crescendo nell’elettorato e nella popolazione statunitense. Se in questa fase “non idilliaca” tra nuovo presidente Usa e America latina, l’Europa guardasse di più verso il suo Estremo Occidente sarebbe, oltre che un bel segnale, anche sintomo di reattività politica. Va riconosciuto comunque che, dopo il mandato della gestione di Haston, che si era fugacemente recata una sola volta in cinque anni  nella regione, con Federica Mogherini questa tendenza si è invertita. Ora tutta la struttura europea dovrebbe seguire l’esempio del suo Alto Rappresentante per la politica estera.  Un’ultima annotazione. Con la morte di Fidel Castro si chiude una fase storica: spero sinceramente che Trump non voglia ‘tornare indietro’, che sappia guardare avanti e che non cancelli quanto, coraggiosamente, fatto da Obama nei confronti di Cuba”.

Il presidente Usa Donald Trump

Il presidente Usa Donald Trump

Lei è stato nominato, per acclamazione di tutti gli Stati membri, come Segretario Generale dell’ IILA, il risultato di 30 anni di lavoro, che continua… che cosa ci dice?

“So di aver davanti  una sfida, a fronte della quale  cercherò di rispondere con idee innovative basate sull’esperienza di oltre un trentennio di attività di relazioni internazionali incentrate sui rapporti tra l’Italia e l’America Latina. E’ per me un onore grande e inaspettato il fatto che il Ministro Gentiloni mi abbia candidato alla Segreteria Generale dell’IILA, e che, successivamente, tutti gli altri 20 paesi membri abbiano accolto unanimemente questa proposta. E’ la prima volta, nella lunga storia dell’IILA, che alla sua guida accede una persona che non proviene dalla carriera diplomatica italiana: questo, permettetemelo di dirlo, oltre ad essere un riconoscimento che mi onora, è anche una grande responsabilità”.

Cosa ci può dire, in generale, sulle relazioni tra l’America Latina, e l’Italia, molto attiva anche sul fronte della Cooperazione?

“La cooperazione allo sviluppo si va sempre più qualificando e specializzando, anche grazie alla azione intelligente del Parlamento italiano che ha varato una riforma che ha istituito l’Agenzia, ha incluso anche entità private tra i soggetti attori della cooperazione, ha sancito che la Farnesina sia Ministero degli Affari Esteri “e della Cooperazione Internazionale”, ha qualificato i propri interventi su impulso del Vice Ministro alla Cooperazione Mario Giro, che è anche riferimento per l’area latinoamericana. L’IILA ha una solida tradizione in questo ambito, sia nei progetti italiani che in quelli europei: tradizione che non solo continuerà ma che, spero, aumenterà e si qualificherà ulteriormente. Anche utilizzando appieno strumenti quali gli accordi di cooperazione triangolare, come quello che nel 2007, da Sottosegretario agli Esteri del governo Prodi, ebbi l’onore di firmare con il Brasile. Un protagonista di quella fase, l’ex Ministro Antonio Patriota, è da poco stato nominato nuovo ambasciatore brasiliano in Italia”.

(@francesmorandi, 28/11/2016)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

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