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Lotta all’Aids: la dottoressa Kuria (AMREF) racconta le storie e i problemi dell’Africa

E invita a ''non abbassare la guardia''. I dati, i rimedi, le strategie

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ROMA, 6 DICEMBRE – Il primo dicembre è stata celebrata la Giornata mondiale della lotta contro l’Aids e l’organizzazione  Amref Health Africa. ricordando i progressi compiuti a livello globale, ha rinnovato la  raccomandazione a non abbassare la guardia né smettere di parlare di un virus che nel mondo miete ancora milioni di vittime.  In Africa, dove HIV e Aids mietono milioni di vittime, Amref conduce da anni attività di sensibilizzazione e formazione su salute sessuale e riproduttiva rivolte ai gruppi più vulnerabili, soprattutto ai giovani e alle donne, affinché possano vivere la loro sessualità in modo sano e libero da rischi.

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Una ‘lezione’ all’aperto

La ong ha voluto dare anche un contributo ‘dal campo’, pubblicando una intervista con la dottoressa Shiphrah Kuria, referente di Amref Health Africa in materia di HIV/TB e Malaria, nella quale offre una panoramica delle attività condotte dall’organizzazione e racconta la sua esperienza, cominciando da due ricordi nitidi.
”Nel mio lavoro mi capita spesso di avere a che fare con situazioni complesse, drammatiche. Ricordo un ragazzo, aveva 10 anni ed era affetto da AIDS. Era ricoverato in uno degli ospedali in cui ho lavorato. A quel tempo i farmaci antiretrovirali non erano accessibili poiché i costi erano molto alti. Era emaciato e in grande sofferenza, a causa delle diverse infezioni che lo tormentavano. La madre, che era HIV negativa, è rimasta fino all’ultimo al suo fianco per dargli da mangiare, non poteva fare altro. Il ragazzo è morto di una morte miserabile dopo aver sofferto a lungo.
Per fortuna comunque, capitano lungo la strada anche storie di successo. Come quella di una ragazza che è arrivata in ospedale con una grave tubercolosi . Era quasi morta. E’ stata trattata e ha iniziato la cura contro il virus dell’HIV. Ha vinto la battaglia e ora conduce una vita sana e produttiva”.
Oltre ad essere attivi in diversi comitati e taskforce a livello nazionale, regionale e internazionale, in Kenya, Etiopia, Uganda e Sudafrica, racconta Kuria, ”abbiamo progetti che sostengono gli orfani e le vedove dell’HIV e le persone sieropositive. Quasi tutte le attività sono gestite dai membri della comunità che hanno dato vita a gruppi e organizzazioni della società civile. Amref sostiene economicamente questi gruppi per garantire loro la possibilità di svolgere attività di educazione dei giovani e sensibilizzazione finalizzate a incoraggiare le persone a sottoporsi al test. Questi gruppi forniscono anche assistenza a domicilio per le persone sieropositive, gli orfani e le vedove. In alcune zone i progetti includono attività volte a eliminare pratiche tradizionali dannose – come la mutilazione genitale femminile-, o a difendere i diritti degli orfani e delle vedove, compresi i diritti di proprietà”.Aids

In Sudafrica Amref Health Africa ha formato più di 100 guaritori tradizionali in materia di HIV / AIDS. I guaritori tradizionali attualmente forniscono assistenza domiciliare e istruiscono la popolazione sull’importanza di pratiche igienico-sanitarie idonee, distribuiscono preservativi e individuano i casi sospetti di HIV e tubercolosi, per indirizzare le persone contagiate alle strutture sanitarie competenti. Il lavoro di Amref ha contribuito a creare una stretta relazione tra i guaritori tradizionali e il Dipartimento della Sanità e oggi i guaritori sono sempre più accettati come parte integrante del sistema sanitario formale. I progetti sono localizzati tra le comunità più bisognose, in luoghi chiave come le aree urbane più povere e periferiche. Si concentrano nelle aree con il più alto tasso di HIV e la popolazione più a rischio.

Parlando dei sistemi di prevenzione, la dottoressa rileva che generalmente un uso costante e corretto del preservativo è scarso nelle aree in cui opera Amref. Anche se ci sono stime provenienti da varie indagini è difficile ottenere cifre precise. Ma i continui casi di nuove infezioni sono un segnale che l’utilizzo di questi metodi di prevenzione è ancora troppo basso.

Esistono inoltre, aggiunge Kuria, veri generi di barriere, tra queste quelle culturali e religiose. L’uso del condom è visto spesso come un qualcosa di immorale. La maggior parte delle culture e delle pratiche religiose raccomandano solo l’astinenza per coloro che non sono sposati e la fedeltà per quelli sposati. Questo significa che non c’è spazio per promuovere i preservativi. Tuttavia si continua a educare le comunità in modo che possano compiere scelte consapevoli. ”Legalmente nei paesi in cui stiamo lavorando, ad eccezione del Sudafrica – spiega –  la prostituzione e l’omosessualità sono criminalizzate. Offrire servizi a queste persone può anche essere visto come un incentivo alle loro ‘attività”. Il contesto è molto delicato.images_africa_sonia_11

I DATI – Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, lo scorso anno nel mondo si contavano 36.7 milioni di persone affette da HIV e si sono registrati oltre 2 milioni di nuove infezioni. Senza dubbio un progresso rispetto all’anno 2000, quando questo numero si attestava al di sopra dei 3 milioni, ma ancora ben lontano dall’obiettivo fissato per il 2020 (meno di 500mila nuovi casi l’anno).

AFRICA – L’Africa rimane il continente più colpito da questa piaga: a sud del Sahara si concentrano 25.5 milioni di casi. Un dato impressionante, soprattutto se comparato ai 2.4 milioni registrati congiuntamente in Nord America e Europa (dell’Ovest e Centrale). Nella sola Africa Sub-Sahariana ogni giorno sono  quasi 4000 le persone che contraggono il virus e le donne risultano le più esposte al rischio di contagio (il 56% delle nuove infezioni si registrano tra la popolazione femminile).

GIOVANI – In Etiopia Amref sostiene i “Club dei Giovani”, gruppi di ragazzi e ragazze che si costituiscono sia all’interno delle scuole che fuori; in  momenti di ritrovo, come spettacoli teatrali o cerimonie del tè, parlano tra loro affrontando temi legati alla salute sessuale e riproduttiva. Questi argomenti vengono affrontati sia formalmente che informalmente, ma la particolarità di queste attività consiste nel fatto che educazione e formazione avvengono tra pari:  giovani che trasmettono informazioni ad altri giovani, lo scambio di conoscenze non corre il rischio di essere distorto, a causa, per esempio, dell’imbarazzo o di altri freni inibitori.

VIETATO ABBASSARE LA GUARDIA – Così, dal cuore delle comunità, Amref è in prima linea in una battaglia globale di cui iniziano oggi a vedersi i progressi, come ricorda la dottoressa Kuria. “Molte persone, soprattutto nell’Africa Sub-Sahariana, continuano a subire le drammatiche conseguenze dell’ HIV / AIDS e molte altre sono a rischio di contrarre questa malattia. Il mondo non può permettersi di rilassarsi, proprio ora che tanti progressi sono stati fatti. Sono grata per i passi avanti compiuti, ma davanti a noi abbiamo ancora molto lavoro da fare”.

(@novellatop,  6 dicembre  2016)

 

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts