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Amb. Campanile: Italia lavora su potenzialità Somalia, nonostante 20 anni guerra

“Le più alte autorità somale apprezzano l'azione svolta dai Carabinieri per stabilizzare il Paese"

Ambasciatore Carlo Campanile

(Di Francesca Morandi)

MOGADISCIO, 13 DICEMBRE – Il dramma della Somalia, Stato dell’Africa Orientale in guerra da oltre 20 anni, emerge chiaramente dalle parole del nuovo ambasciatore italiano a Mogadiscio, Carlo Campanile intervistato da OnuItalia: “A dispetto dell’enorme potenziale di cui dispone il Paese in termini di risorse naturali e umane, la Somalia vive una persistente, endemica emergenza umanitaria, causata da un mix di cicliche carestie, siccità, scontri di natura settaria e operazioni militari”.

“L’Italia è impegnata intensamente a costruire la sicurezza in Somalia, anche con l’eccellente lavoro dell’Arma dei Carabinieri, per contribuire al processo di stabilizzazione, compromesso dai fondamentalisti di Al Shabaab che approfittando della debolezza delle istituzioni somale, si impadroniscono di scuole e servizi essenziali, e dunque attirano il consenso di una parte della popolazione”, spiega Campanile, nato a Napoli ed entrato nel 1991 in carriera diplomatica, iniziando il suo percorso professionale alla Farnesina presso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, per poi proseguirlo a Dakar, Città del Messico, Parigi e Roma, e tornare in Africa, prima presso la Direzione Generale questioni globali nel Corno d’Africa, e, dallo scorso settembre, come ambasciatore d’Italia a Mogadiscio.

Una madre somala con i suoi figli

Una madre somala con i suoi figli

La sicurezza resta una questione fondamentale per la Somalia. Riconquistare i territori in mano al gruppo integralista Al Shabaab è un obiettivo oggi lontano?

“Al Shabaab continua a rappresentare una concreta minaccia per la stabilità e la pace in Somalia. La risposta militare alla sfida del terrorismo,  oggi prevalentemente affidata ad una Forza Multinazionale dell’Unione Africana (AMISOM), dovrà in futuro essere sostenuta dalle Forze Armate somale. Questo è un processo che, a dispetto degli sforzi internazionali già intrapresi, appare ancora lungo. E’ in questo contesto che AMISOM sta pianificando una “exit strategy” dalla Somalia che dovrebbe concludersi entro il 2020. Un primo elemento è quindi quello relativo al grado di preparazione delle Forze Armate Somale e del loro equipaggiamento, aspetti per i quali al momento la Somalia è largamente dipendente dal sostegno internazionale. Un altro aspetto che va tenuto debitamente in conto è che i considerevoli ritardi e la mancata regolare erogazione dei salari degli effettivi impegnati sul terreno contro Al Shabaab ne minano il morale e l’impegno. Al Shabaab appare sicuramente indebolito e la sua definitiva sconfitta non è un obiettivo irraggiungibile. Ma per conseguirlo la Somalia necessiterà ancora per qualche tempo del sostegno della Comunità Internazionale. Tanto più che nella strategia di confronto ad Al Shabaab quella militare è solo una componente. Siamo tutti assolutamente consapevoli che le cause alla radice del radicalismo ed estremismo violento risiedono anche nella mancanza di opportunità per le nuove generazioni, nel limitato accesso all’educazione ed ai servizi di base”.

La cooperazione dell’Arma dei Carabinieri sta dando buoni risultati?

“Direi che la cooperazione dell’Arma dei Carabinieri continua a dare risultati eccellenti. Nell’ambito delle attività di addestramento condotte dall’Arma a Gibuti a favore della polizia somala (MIADIT), la 6° edizione del programma si è conclusa nei giorni scorsi ed ha consentito la formazione presso l’Accademia della Polizia gibutiana e presso il Centro di Addestramento della Gendarmeria Nazionale gibutiana di 210 unità della Polizia Somala. In tutti i contatti istituzionali che ho avuto in questi mesi ed al più alto livello mi è stato espresso dalle Autorità somale unanime apprezzamento per la qualità del lavoro svolto dall’Arma. Questi sforzi si uniscono a quanto l’Arma realizzerà nell’ambito dell’iniziativa europea “UE Regional Law Enforcement in the Greater Horn of Africa and Yemen”, un programma  a carattere regionale su Fondi UE il cui obiettivo è quello di sviluppare le competenze dei tecnici di intelligence e delle forze di polizia dei Paesi della Regione sul fronte della lotta al terrorismo e del trattamento giuridico dei sospetti terroristi”.

Alti ufficiali dei Carabinieri e forze di Forze di Polizia somale e gibutiane

Alti ufficiali dei Carabinieri e forze di Forze di Polizia somale e gibutiane

Lei ha iniziato da poco il suo incarico come ambasciatore italiano a Mogadiscio, su quali iniziative/settori intende puntare e quali sono i suoi auspici?

“L’Italia in Somalia intende continuare e rafforzare il suo impegno nel settore della sicurezza, contribuire a migliorare le condizioni di vita della popolazione e a consolidare le istituzioni somale. Non disponiamo forse delle risorse di altri Donatori Internazionali ma il nostro sforzo è già considerevole ed articolato. Abbiamo sostenuto il processo elettorale in corso ed una volta completato sosterremo lo sforzo di revisione costituzionale. Come accennato precedentemente l’Italia ha marcato una forte presenza nel settore della sicurezza nel corso di questi ultimi  anni, con la cessione di una considerevole quantità di autoveicoli, materiale ed equipaggiamento all’Esercito e alla Polizia somala, nonché con le attività di addestramento della Polizia da parte dei Carabinieri. La Missione di addestramento delle Forze Armate somale dell’Unione Europea EUTM è sotto comando italiano e l’Italia è il Paese che vi contribuisce con il maggiore contingente di effettivi ed italiani.  Sono italiani i due plotoni che assicurano la cosiddetta ‘’force protection’’ alla missione. E’ un impegno questo che, sebbene inquadrato in una cornice europea, è reso possibile solo grazie alle disponibilità di risorse nazionali. In ambito cooperazione allo sviluppo proseguiremo il nostro impegno principalmente nei settori sanitario, educativo, e di creazione di opportunità lavorative e adeguamento infrastrutturale, in continuità con le linee guida della Cooperazione allo Sviluppo 2015-2017″.

Quali sono le maggiori criticità oggi in Somalia?

“Gli aspetti di sicurezza rapresentano ancora oggi una delle maggiori criticità della Somalia, in particolare a Mogadiscio ed ancor di più nelle aree meridionali (Jubbaland e Basso Sciabeli). Al di fuori della capitale il Governo centrale dispone di un controllo limitato del territorio. Un secondo aspetto è di carattere più istituzionale e concerne la nuova struttura federale dello Stato somalo. La presenza di molteplici clan è una componente strutturante della Somalia ed ha radici antichissime nelle origini nomadi del popolo somalo. Il nuovo assetto federale del Paese è stato pensato anche per rispondere almeno in parte alle partizioni tra clan, ma si tratta di un’esperienza nuova che richiederà tempo affinché possa essere pienamente assimilata. L’Italia ha organizzato fra il 2015 e quest’anno una serie di conferenze alle quali hanno partecipato i Presidenti delle neo costituite entità federate somale per riflettere insieme sul concetto di federalismo e su cosa sia ragionevole e legittimo attendersi da tale architettura istituzionale. Va detto, a questo riguardo, che il processo di federalizzazione si e’ ormai concluso con la creazione degli stati del Jubaland, del Sud Ovest, del Galmudug ed in ultimo dell’HirShabelle, ma restano irrisolti aspetti essenziali quali, fra i più importanti e potenzialmente divisivi, i criteri di ripartizione delle risorse nazionali fra Stato centrale ed entità federate. C’é anche un problema di diffusa corruzione che nel corso degli anni ha alimentato una sostanziale sfiducia della popolazione nei confronti delle istituzioni. Il successo delle Corti islamiche prima e degli Shabaab dopo, trascende probabilmente l’aspetto strettamente legato al radicalismo violento o all’integralismo religioso, ed investe la capacità che in alcuni casi tali organizzazioni hanno dimostrato nel fornire alle popolazioni civili servizi essenziali come sicurezza e giustizia. L’incapacità delle amministrazioni somale di garantire i servizi essenziali alle popolazioni locali nelle aree sottratte militarmente al controllo di Al Shabaab rappresenta, ancora oggi, uno dei limiti più evidenti all’azione volta a debellare il terrorismo di matrice integralista nel Paese. Il ruolo della donna e dei giovani è ancora troppo marginale. Le criticità insistono inoltre su una persistente, endemica emergenza umanitaria causata da un mix di cicliche carestie, siccità, scontri di natura settaria e operazioni militari. Una situazione che rende drammatico il livello di condizione di vita dei somali, con strutture sanitarie distrutte o inefficienti, mancanza di cibo e acqua in molte aree remote del Paese, un sistema sociale ed educativo che durante i lunghi anni della guerra civile somala è stata quasi completamente affidato alle scuole coraniche”.

Missione addestrativa in favore della polizia locale somala

Missione addestrativa in favore della polizia locale somala

L’Italia si attesta fra i principali contributori alla stabilizzazione somala. Quali sono i rapporti tra i due Paesi? Quali sono i rapporti con i rappresentanti somali, il Presidente Hassan Sheikh Mohamud e il premier Sharmarke? 

“L’Italia gode di un dialogo “privilegiato” con le Autorità somale. Naturalmente sulla scena somala oggi sono presenti diversi attori, alcuni dei quali hanno capacità di ‘’investimento’’ molto maggiori rispetto a noi. Gli Emirati Arabi, la Turchia, il Qatar, l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e il Regno Unito, per citarne alcuni,  hanno investito in Somalia risorse ingenti. Nonostante ciò i Somali continuano a guardare all’Italia come ad un partner privilegiato, in grado forse meglio di altri di coglierne umori, sensibilità e aspirazioni. Ancora oggi una buona parte dell’attuale leadership somala conosce il nostro idioma. Molti di loro hanno compiuto i propri studi presso l’Università Nazionale Somala, unica Accademia pubblica ancora operante in Somalia e che ha beneficiato per lungo tempo di uno dei progetti più importanti  della Cooperazione italiana in passato. Ancora oggi, sebbene con modalità diverse, continuiamo a sostenere questa prestigiosa istituzione accademica, convinti che l’educazione e la cultura rappresentino la principale arma di sviluppo e di crescita del Paese. Un discreto numero di deputati di doppia cittadinanza italo-somala siedono nell’attuale Parlamento federale, il cui speaker Jawari è di formazione italiana. Nei vertici dei ranghi militari somali, molti sono stati formati nelle varie accademie militari italiane (in particolare quelle di Modena e Livorno). I rapporti che intercorrono, anche sul piano personale, fra i nostri vertici e quelli somali  sono eccellenti. Sia il Presidente Hassan Sheikh che il Primo Ministro Sharmarke sono stati più volte in Italia ed entrambi mi hanno personalmente testimoniato grande attenzione ed amicizia nei confronti del nostro paese. Analoghe considerazioni potrei formulare per la gran parte dei Ministri del Governo somalo che ho incontrato nell’arco dei miei primi tre mesi di mandato. Entrambi sono fra i candidati alla Presidenza della Repubblica. Il mio auspicio è di poter collaborare in maniera altrettanto costruttiva con chi sará investito dal popolo somalo, in totale autonomia e sovranità,  di tale mandato. Fra l’altro, l’Italia co-presiede con gli USA il Comitato di coordinamento delle attività di cooperazione allo sviluppo. La missione ONU continuerà a rappresentare una nostra  controparte privilegiata. Le principali agenzie (UNDP, FAO, IOM, UNHABITAT, UNHCR, UNICEF, UNMAS, UNSOS, PAM) gestiscono la quasi totalità delle iniziative finanziate  dall’Italia attraverso il fondo fiduciario UNMPTF, cui si aggiunge anche un importante contributo finanziario indirizzato al fondo fiduciario della Banca Mondiale e alla Croce Rossa Internazionale. Intendiamo rafforzare la collaborazione con alcune ONG italiane che ora operano in Somalia avvalendosi quasi esclusivamente di personale locale. Il miglioramento auspicato delle condizioni di sicurezza interne creerà sicuramente le condizioni per una maggiore presenza dell’associazionismo  civile italiano in Somalia.  Naturalmente l’auspicio è che l’Italia possa contribuire in maniera efficace e rilevante al processo in corso di stabilizzazione del Paese e restituire pace, benessere e soprattutto dignità di nazione ad un popolo che da più di 20 anni è vittima di guerre e privazioni di ogni genere a dispetto dell’enorme  potenziale di cui dispone in termini di risorse naturali ed umane”.

(@francesmorandi, 13 dicembre 2016)

 

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts