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Naufragio aprile 2015, scafista e mozzo condannati a 18 e 5 anni

675 migranti morirono nella tragedia. Tra lunedì e martedì salvati altri 2mila migranti

CATANIA, 13 Dicembre – 18 e 5 anni di carcere: il Gup del tribunale di Catania Daniela Monaco Crea ha condannato oggi il tunisino Mohamed Ali Malek (27 anni) e il siriano Mahmud Bikhit (25), ritenuti capitano e mozzo del barcone naufragato il 18 aprile 2015, in cui 675 migranti hanno perso la vita. Solo 28 persone, tra cui due minori, sono sopravvissuti alla tragedia, e sono stati portati in Italia. Per entrambi gli uomini, anche una sanzione da € 9 milioni.

I due sono stati condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma Malek è stato ritenuto colpevole anche dei reati di omicidio colposo plurimo e naufragio. I due si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di essere dei semplici passeggeri.

A bordo circa 700 tra uomini, donne e bambini proveniente da Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Mali, Senegal, Somalia e Zambia erano in viaggio per l’Europa. Secondo l’accusa il naufragio “fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dal ‘comandante’ Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile King Jacob”. La marina italiana ha recuperato tutti i 675 cadaveri lo scorso giugno, centinaia erano intrappolati nella stiva al momento del naufragio, mentre i 28 sopravvissuti, tra cui due bambini, portati in Italia.

Altri 1.925 migranti sono stati salvati in mare nel Mediterraneo centrale tra lunedì e martedì, ha dichiarato la Guardia Costiera italiana, che ha coordinato 16 operazioni di soccorso.

Negli ultimi tre anni, l’Italia ha registrato quasi mezzo milione di arrivi di migranti, secondo le stime OIM. Oltre 171.299 i migranti che hanno raggiunto le coste italiane dal 1 gennaio al 28 novembre, un nuovo record, che ha superato quel del 2014 (170.100 arrivi su anno). (OI)

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