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Minniti a Tripoli: migrazioni, sicurezza, coste, rientri, l’agenda dei colloqui libici

Migrazioni

ROMA, 9 GENNAIO – Immigrazione e sicurezza sono i temi che il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti,  atteso oggi a Tripoli, affronterà  con le autorità del paese nordafricano, in una visita impegnativa che giunge, secondo quanto dichiarato dal Viminale, ”dopo i contatti fra il governo di intesa nazionale libico guidato dal premier Fayez al

Libia

Marco Minniti

Sarraj e il governo italiano su temi della sicurezza di comune interesse”. Lo scorso 5 gennaio lo stesso ministro aveva detto durante la conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi alla presenza del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che “il 95 per cento dei flussi migratori vengono dalla Libia in questo momento, ed è chiaro che il fenomeno va affrontato lì”.
La partita che si gioca in queste settimane potrebbe risultare decisiva sia per interrompere il flusso delle partenze dalla Libia verso l’Italia, sia per migliorare le condizioni di vita e spesso di detenzione di migranti africani intrappolati in veri e propri campi di concentramento gestiti dalle milizie libiche

Libia

Fayez Sarraj

Minniti dovrebbe mettere sul tavolo della trattativa anche l’appoggio esplicito appena incassato dal commissario Ue all’immigrazione Dimitri Avramopoulos, che gli ha espresso piena fiducia. Tra le ipotesi emerse fino a questo momento figurano aiuti alla guardia costiera libica (che potrebbe salvare i migranti in mare e riportarli sul continente africano) sostegno ai progetti di rimpatrio volontario dalla Libia, accordo sul rafforzamento dei confini a Sud del paese, essendo stato da poco siglato un mini compact di aiuti in cambio di maggiori controlli con il confinante Niger e si lavora ai contatti col Sudan. Intese simili il governo italiano le sta negoziando anche con altri Paesi (nei giorni scorsi Minniti è stato in Tunisia e a Malta, ma il patto chiave, quello che potrebbe dare una svolta ad una situazione che si fa sempre più drammatica è con la Libia Libia
Nelle prossime ore dovrebbe quindi essere più chiaro se i colloqui potranno in qualche modo  far ripartire l’accordo che l’Italia ha siglato nel 2009 con Gheddafi, formalmente mai interrotto, che prevede un programma di investimenti italiani in infrastrutture per complessivi cinque miliardi di euro e nel quale la Libia si impegnava a limitare le partenze e a gestire centri di detenzione per i migranti economici.
Tra gli interventi che l’Italia si impegnava a finanziare c’era anche un progetto tecnologicamente avanzato, affidato alla Selex, di controllo degli immensi confini a sud della Libia, buona parte dei quali desertici. ma il vulnus è qui la situazione della sicurezza interna che il governo di Serraj non sembra in grado di garantire pienamente. Così come il trattamento nei centri detentivi, il controllo delle coste e i rientri assistiti.

(@novellatop,  9 gennaio  2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts