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Il giurista Pocar: fermiamo il ‘genocidio culturale’ educando, soprattutto i giovani

  Intervista di OnuItalia al presidente dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo, che con l’UNESCO e Carabinieri, ha realizzato un Manuale d’azione

Il giurista Fausto Pocar

(di Francesca Morandi)

Milano – “Stiamo assistendo a un ‘genocidio culturale’ che va fermato con l’educazione, soprattutto delle giovani generazioni”.  Lo afferma a OnuItalia il giurista italiano di fama internazionale Fausto Pocar, 77 anni, di cui oltre 30 spesi a difesa dei Diritti Umani presso le Nazioni Unite e altri organismi sovra-nazionali, e altrettanti come professore di diritto internazionale all’Università di Milano. “E’ evidente che non si tratta di un genocidio paragonabile all’annientamento fisico delle persone, ma la distruzione del Patrimonio storico-culturale rappresenta un annullamento delle identità di un popolo, di cui  mina la memoria storica, la tradizione, quella ricchezza esperienziale che è risorsa necessaria all’esistenza stessa del popolo e al suo sviluppo”, spiega Pocar, che, dopo aver assunto incarichi di altissimo livello come la presidenza del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Iugoslavia(2005-2009) e del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, oggi è presidente dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario con sede a Sanremo.

Miliziani dell’Isis distruggono opere d’arte a Mosul

“Nei conflitti recenti, dalla ex Jugoslavia alle odierne guerre in Siria e Iraq, si assiste a una scelta deliberata di distruggere il Patrimonio dell’Umanità – evidenzia il giurista -. E’ dunque necessario mettere in atto azioni sul piano educativo, primariamente presso gli Stati coinvolti, ma anche sul fronte operativo, ovvero militare, in quanto nelle aree di conflitto coloro che possono tutelare opere d’arte e reperti archeologici sono i militari”.

Proprio a loro si rivolge il primo “Manuale militare sulla Protezione del Patrimonio Culturale” (http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002466/246633e.pdfdiffuso dall’UNESCO lo scorso mese a Parigi, con il sostegno dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo. Qual è lo scopo del testo?

“L’iniziativa è partita dall’UNESCO, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promozione e tutela della Cultura e del Patrimonio artistico mondiale, alla quale l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario ha dato un supporto logistico, considerando che la commissione che ha scritto il rapporto si è riunita a Sanremo. L’UNESCO lavorava da anni a questo rapporto ma, a fronte delle aumentate violazioni del Diritto Umanitario riguardanti la tutela del Patrimonio culturale, evidenziate anche dai media nelle aree di guerra,  si è reso urgente fornire delle “linee d’azione”  alle forze armate, regolari e irregolari, che operano in questi contesti. Sono infatti i militari coloro che, in situazioni di conflitto ma anche in caso di disastri naturali (ex. incendi, alluvioni, ricerca di reperti tra macerie di musei abbattuti), possono mettere concretamente in sicurezza opere d’arte e reperti archeologici. Senza adeguate istruzioni si corre tuttavia il rischio che durante attacchi armati a una città oppure operazioni salvataggio di oggetti dal valore storico-artistico, gli operatori militari non effettuino con la dovuta precisione l’azione di messa in sicurezza dei reperti, causando ad essi anche involontariamente danneggiamenti irreparabili o la perdita. Una guida pratica come il ‘Manuale’ è dunque finalizzata a un’efficace azione sul campo e intende dare concretezza e adempimento alla importante, anche se non vasta, giurisprudenza internazionale a tutela del Patrimonio dell’Umanità, e alle norme sulle quali essa si fonda. Penso alla Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato, al Protocollo aggiuntivo alla stessa Convenzione adottato nel 1999, alla Convenzione UNESCO del 1970, e altri testi normativi straordinari nel loro contenuto, che va tuttavia tradotto in realtà”.

Palmira, città siriana devastata dall’Isis

Al “Manuale” ha contribuito il Comando dei Carabinieri per Tutela Patrimonio Culturale (TPC), sezione dell’Arma dedicata esclusivamente alla tutela del Patrimonio, una unicità italiana. Quanto il lavoro del Carabinieri ha dato valore aggiunto?

“I Carabinieri hanno certamente dato un contributo rilevante a un gruppo di lavoro in cui ciascuno ha offerto la propria ‘expertise’. Con la partecipazione di un operatore “sul terreno”, l’esperienza dei Carabinieri può aver dato maggiore concretezza all’elaborazione delle linee di azione. Resta complessa la risoluzione del problema generale, ovvero la tutela del Patrimonio artistico in aree di conflitto armato: non si tratta solo di operare sul fronte militare, ma è necessario instillare nelle forze che, all’interno degli Stati, si occupano di educare le persone, la consapevolezza che il Patrimonio culturale, materiale e immateriale, fa parte dell’identità di un popolo ed è un bagaglio di risorse inestimabile”.

Dalle distruzioni dei reperti romani a Palmira (Siria) alle antichità millenarie abbattute al museo di Mosul (in Iraq), fino alle devastazioni in Mali, Libia, Yemen, senza dimenticare i saccheggi di opere d’arte inestimabili al Museo Nazionale di Baghdad nel 2003, durante la seconda guerra in Iraq, e la distruzione dei Buddha di Bamyan in Afghanistan nel 2000, i “genocidi culturali” evidenziano la volontà di distruggere la diversità culturale, fondante nel dialogo tra popoli. Che ne pensa?

“Il lavoro educativo da fare è vasto, ma è una sfida alla quale non possiamo  sottrarci, il Patrimonio dell’Umanità è un diritto da difendere”.

Bambini siriani (credit: UNICEF)

Lei ha una lunga e importante esperienza presso le Nazioni Unite nel campo dei Diritti Umani: è stato giudice all’Aja per i Crimini nella ex-Jugoslavia (1999) e ha assunto incarichi analoghi a fronte delle violazioni commesse in Ruanda e Cecenia. Tutt’oggi assistiamo a violazioni aberranti della vita e della dignità umana, ritiene che sia in atto un’involuzione sul fronte dei Diritti Umani?

“No, non credo ci sia un’involuzione, anzi, molto lavoro è stato fatto negli ultimi 60 anni, dalle Nazioni Unite, da molti Stati e da organismi internazionali, nonché da organizzazioni internazionali non governative. Le violazioni dei diritti umani ci sono sempre state dall’inizio della storia dell’umanità. Basta pensare alla schiavitù e agli sterminii che hanno caratterizzato la colonizzazione di interi continenti e, più recentemente, agli orrori commessi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, al genocidio degli ebrei oppure al genocidio armeno. Il fatto è che sovente in passato i crimini di guerra e contro l’umanità, compresi genocidi, ovvero l’eliminazione fisica dell’avversario erano, in un certo senso accettati come inevitabili conseguenze dei conflitti, e pertanto tollerati. Oggi non lo sono più, oggi vi è piuttosto denuncia e azione di contrasto. Si tratta  indubbiamente di un progresso. Oggi c’è più attenzione ai Diritti Umani da parte dei media che possono avere un ruolo positivo nel creare una coscienza nell’opinione pubblica, e, in questo caso, nell’educazione al valore del Patrimonio culturale”.

Per chi come lei è entra in contatto costante con gli orrori delle violazioni dei diritti umani, per difenderli, oggi presso l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario con sede a Sanremo, di cui è presidente. Quanto è difficile non scoraggiarsi di fronte alla violenza umana che si perpetua?

“Certamente c’è un impatto che può essere frustrante, ed è difficile non scoraggiarsi quando si vede che nonostante il lavoro svolto le violazioni dei diritti continuano ad essere perpetrate nei conflitti armati e al di fuori di essi. Tuttavia anche il raggiungimento di modesti risultati e la considerazione di quanto maggiori potrebbero essere le violazioni se non ci fosse alcuna reazione, preventiva e repressiva, costituisce un incentivo e un impegno al quale è difficile sottrarsi una volta che si sia cominciato ad operare a qualsiasi livello in questo campo. Quando si sono conosciute e viste da vicino le violazioni, è impossibile ritirarsi e rimanere indifferenti. Anche un piccolo risultato positivo è uno stimolo ad un maggiore impegno a cercare di fare meglio per la protezione dei diritti delle persone e della loro dignità umana”.

(@francesmorandi, 12 gennaio 2017)

 

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts