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Corridoi umanitari: oggi a Roma altri 40 profughi da Siria; Giro, “muri e cattivismi non risolvono problemi”

ROMA, 30 GENNAIO – “L’Italia continua lungo la sua linea ragionevole attraverso la quale si cerca di risolvere i problemi sapendo che muri e tutto ciò che comporta il cosiddetto cattivismo non risolvono i problemi ma aumentano la nostra insicurezza, aumentano l’odio ed i tragici avvenimenti del Canada lo dimostrano”. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri Mario Giro che, presente all’aeroporto di Fiumicino per l’arrivo di altri 40 profughi siriani giunti in Italia con i “Corridoi umanitari”, ha commentato così il decreto Trump che vieta temporaneamente l’ingresso negli Usa di rifugiati siriani e di tutte le persone provenienti da 7 Paesi a maggioranza islamica.

“Non dobbiamo seminare l’odio, ma – ha aggiunto Giro – dobbiamo avere delle politiche efficienti che fino ad oggi non ci siamo dati: in primis c’è la responsabilità dell’Europa che ancora ritarda la messa in opera dello strumento che a noi serve e che in questo momento è in discussione al Parlamento europeo, lo strumento finanziario di investimenti per poter negoziare la gestione comune dei flussi con i Paesi di origine. Senza accordi con i Paesi di origine non si risolve niente: tutto il resto sono chiacchiere”.

Oggi e’ arrivato a Fiumicino un nuovo gruppo di 40 profughi siriani, tra cui molti bambini, donne, malati e anziani, con un volo di linea da Beirut grazie ai “corridoi umanitari” promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola Valdese. I nuovi arrivi, provenienti soprattutto dalle città siriane di Aleppo, Homs e Damasco, sono i primi nel nuovo anno e portano a 540 il numero dei rifugiati giunti in Italia dall’inizio del progetto: “Un bel numero che dimostra che è possibile fare le cose in maniera ragionevole. Queste persone che arrivano sanno già dove andranno. Non andranno ad impattare sugli italiani perché sono già informate sulla scuola per i bambini e sugli alloggi. Questo dimostra – ha concluso – che la società civile quando si collega alle Istituzioni può funzionare senza creare allarmismi”.

Grazie all’accordo con la Conferenza episcopale italiana i corridoi umanitari si allargheranno presto all’Etiopia, ha detto il presidente della Comunità’ di Sant’Egidio Marco Impagliazzo: “L’integrazione riesce molto bene. Sono molto felice che il Papa nella sua intervista al Pais abbia citato i Corridoi umanitari come un modello di integrazione”. La nostra speranza, ha
detto a sua volta Luca Maria Negro, presidente della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia – era quella che il nostro
modello ecumenico fosse replicato anche da altri Paesi europei.
“A tal proposito, vediamo che in Francia stanno per partire i
Corridoi umanitari. Speriamo che altri Paesi seguano questo
esempio”. Tra poche settimane i promotori dei corridoi faranno un altro viaggio in Marocco. “Ci auguriamo, quindi, che si possa aprire un nuovo fronte di accoglienza anche dal Paese nordafricano”. (@OnuItalia)

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