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Cooperazione: Sebastiani a OnuItalia, “PMI italiane modello sviluppo per Paesi svantaggiati”

Nuove linee guida su solco della riforma; donne motore sviluppo a tutti i livelli

(Di Francesca Morandi)

MILANO, 31 GENNAIO – Unire la tradizione delle PMI italiane e lo sforzo per sviluppare l’imprenditoria nei Paesi beneficiari della Cooperazione italiana. E’ questa una linea guida tracciata dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, Direttore Generale della Cooperazione italiana allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, intervistato da OnuItalia. Toscano, diplomatico dal 1984, con alle spalle incarichi di alto livello a Mosca, New York, Parigi, Bruxelles, Madrid e a Roma, dove è stato Rappresentante permanente d’Italia presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite, e oggi al vertice della Cooperazione italiana, Sebastiani cita due esempi di successo in Albania e Senegal.

“Con il Programma italo-albanese abbiamo facilitato l’accesso al credito per le piccole e medie imprese al fine di uno sviluppo diffuso dell’imprenditoria locale – spiega Sebastiani –, mentre in Senegal, attraverso il Programma PLASEPRI, rivolto in particolare alla micro impresa, abbiamo sostenuto le diaspore senegalesi e i migranti di ritorno per generare crescita sostenibile. PLASEPRI è un modello di successo di una nuova imprenditoria multiculturale in cui hanno operato in sinergia comunità locali, piccole imprese, istituzioni governative e di cooperazione, con il sostegno della microfinanza. Alla luce di questi risultati e grazie alla nuova legge n.125, che riconosce pienamente l’impresa privata come attore della cooperazione internazionale, la Cooperazione dell’Italia intende potenziare il suo impegno in questa direzione”.

Come la Cooperazione italiana sta lavorando per utilizzare le nuove risorse offerte dalla nuova legge 125?
“Operiamo in stretta collaborazione con l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS), istituita dalla legge 125, che ci fornisce un importante supporto tecnico-operativo per la valutazione delle proposte di cooperazione che vengono dagli Stati e dal settore privato. Stiamo rilevando un grande interesse da parte del mondo dell’impresa italiana nel voler operare nella cooperazione internazionale e per il 2017 abbiamo predisposto bandi e risorse per far convergere imprese private e no profit. Un primo progetto-pilota dell’AICS sulla disabilità in Mozambico potrebbe essere presentato a breve. La nuova legge sulla cooperazione offre inoltre un soggetto che opera come ‘banca per lo sviluppo’, ovvero Cassa depositi e prestiti, il cui ruolo è fondamentale per agire concretamente. Nell’attuale scenario internazionale, segnato da crisi molteplici, è determinante il coinvolgimento dei nuovi attori privati per creare sinergie a beneficio di tutti. La nuova legge 125 offre la possibilità di associare alla tradizionale azione dell’aiuto pubblico allo sviluppo anche il settore privato e noi crediamo fortemente in questo obiettivo: il modello delle piccole e medie imprese italiane (PMI) è riconosciuto internazionalmente e può essere replicato a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo. L’Italia ha altresì una tradizione pluridecennale nella cooperazione, a tutti i livelli, ed eccelle per la tenacia di un mondo no profit che, anche quando l’aiuto pubblico era insufficiente, non ha mai smesso di operare”.

Un’iniziativa della Cooperazione Italiana a sostegno delle donne imprenditrici in Mozambico

Lei ha assunto l’incarico di Direttore generale alla Cooperazione italiana lo scorso agosto, ci delinea un primo bilancio?
“In questi mesi abbiamo puntato sul potenziamento di tutti i filoni strategici dei nostri interventi di cooperazione, in particolare in aree che riteniamo prioritarie, come quelle dell’immigrazione e delle filiere produttive, soprattutto sul fronte della sicurezza alimentare, un campo nel quale l’Italia è leader mondiale. Un focus importante dei progetti della Cooperazione continua a essere il sostegno all’imprenditorialità femminile e l’accesso all’educazione da parte delle donne, fattori di stabilizzazione e sviluppo economico delle società estremamente importanti. Abbiamo focalizzato l’attenzione anche su studi statistici, necessari per valutare l’impatto dei nostri progetti sulle realtà nelle quali lavoriamo, per eventualmente implementarli”.

Quali sono gli obiettivi per il 2017?
“Intendiamo valorizzare al massimo gli stanziamenti che l’ultima Legge di Bilancio ha assegnato alla Cooperazione italiana allo sviluppo: circa 392 milioni di euro previsti per il 2017 e circa 510 milioni per il 2018 . Cifre che confermano l’impegno di governo e parlamento di assicurare risorse alla nostra attività. Una parte consistente in questi fondi saranno destinati a aree da noi considerate prioritarie, come l’Africa sub-sahariana e il bacino del Mediterraneo, dove la crisi migratoria è forte, con un’attenzione particolare alle conseguenze della guerra in Siria. Paesi africani beneficiari dei nostri progetti saranno, ad esempio, Etiopia, Senegal, Kenya, Burkina Faso, Mozambico, Mali, Somalia, Sudan e Sud Sudan, Niger, Repubblica Centrafricana (quest’ultima solo per il settore emergenze). La nostra azione si svolge in un’ottica di concentrazione settoriale delle risorse per ciascun Paese, dove, tramite programmi regionali, sono destinate sia all’aiuto umanitario sia all’attivazione di dinamiche di sviluppo, attraverso il sostegno alle attività produttive locali”.

In un recente convegno sul microcredito organizzato da Banca Etica lei ha suggerito di valorizzare l’esperienza italiana di economia sociale a beneficio del Sud del mondo. Ce ne parla?
“La Cooperazione italiana collabora da tempo con la finanza solidale e cooperativa, poiché l’accesso a risorse finanziarie è un perno fondamentale allo sviluppo in aree disagiate. In questo quadro la micro-finanza ha un ruolo molto importante e può favorire il potenziale produttivo delle donne, che consente di innescare meccanismi virtuosi di crescita riguardanti una molteplicità di campi: da una maggiore sicurezza alimentare delle famiglie alla promozione della parità di genere, in una prospettiva anche di rafforzamento dei diritti umani e della società civile, fattori importanti, in ultima istanza, per la pace”.

Cooperazione Italiana in Sudan

Le sfide della Cooperazione aumentano a fronte di un mondo segnato da conflitti e emergenze, ma è l’unica alternativa a muri e scontri. Qual è la sua visione?
“In un mondo globalizzato la cooperazione deve necessariamente superare le frontiere e offrire soluzioni condivise. La Cooperazione italiana agisce in linea con i 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: si tratta di obiettivi che sono interconnessi, in quanto coinvolgono la dimensione sociale, economica e ambientale. Il problema della sicurezza alimentare è legato, ad esempio, ai cambiamenti climatici, che sono altresì causa delle migrazioni. La cooperazione cerca di agire sulle cause alla radice di conflitti e crisi umanitarie: le soluzioni sono complesse e i risultati sono nel lungo periodo, ma noi crediamo sia l’unica strada possibile”.

Un progetto della Cooperazione Italiana a sostegno dell’istruzione scolastica in Tunisia

Lei è stato Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite, che ricordo ha di quell’incarico?

“La presenza a Roma di istituzioni importanti come la FAO, l’IFAD, il PAM (Programma alimentare globale), lo rendono il terzo polo più importante al mondo delle Nazioni Unite, dopo New York e Ginevra.  Roma è inoltre un fulcro internazionale nell’ambito della sicurezza alimentare, campo nel quale l’Italia ha fatto un enorme lavoro ed è leader mondiale. Il nostro Paese è rilevante nel sistema delle Nazioni Unite anche considerando l’importanza dell’hub ONU di Brindisi, che sosteniamo finanziariamente, strategico sul fronte della logistica e dell’invio degli aiuti umanitari, anche verso aree di nostro particolare interesse, quali il Mediterraneo ed il Medio Oriente. C’è poi il polo dell’UNESCO a Trieste, di cui, considerando i tesori storico-artistici italiani, auspicherei un rafforzamento. Fra l’altro, l’Italia è tra i primi contribuenti al bilancio delle Nazioni Unite e per il numero di truppe che operano nelle missioni Onu di peace-keeping. Il ruolo dell’Italia nel mondo è assai maggiore di quello spesso percepito dall’opinione pubblica. Mi preme sottolineare, ad esempio, che il nostro Paese onorerà anche quest’anno gli impegni internazionali assunti in occasione del Vertice umanitario globale tenutosi lo scorso anno a Istanbul”.

(@francesmorandi, 31/01/2017)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l'agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all'Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce. Contact: Website | More Posts