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Unesco, la ‘pressione umana’ minaccia oltre 100 siti. E Venezia evita declassamento

Venezia
Basilica della Natività

Basilica della Natività

ROMA, 2 FEBBRAIO – Sono oltre 100 i siti naturali patrimonio dell’umanità Unesco che vengono gravemente danneggiati da attività umane: la parte di mondo più colpita è l’Asia. La denuncia arriva da uno studio pubblicato su Biological Conservation e condotto da un team internazionale di ricercatori dell’Università del Queensland, di Wildlife Conservation Society (Wcs), dell’Università del Northern British Columbia e dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). E mentre Venezia sembra aver scampato il pericolo ‘declassamento’ dalla rosa del patrimonio Unesco, paventato nell’autunno scorso e che sarebbe dovuto scattare ieri, gli allarmi lanciato dall’organizzazione dell’Onu riguardano 44 siti.

C’è la chiesa della Natività di Betlemme, minacciata dalle infiltrazioni d’acqua più che dai proiettili incrociati dell’assedio del 2002, durante la seconda Intifada. Ma ci sono anche maglie grigie assegnate in tempo di pace come il parco nazionale di Everglades, in Florida, la cui designazione del 1979 è messa a rischio dalla furia degli uragani e da quella edilizia. Ancora i monumenti a bassa manutenzione di Mtskheta in Georgia, le cilene raffinerie di salnitro di Humberstone, Santa Laura sotto pressione da incuria e vandalismo, o la Liverpool «mercantile marittima» riconosciuta nel 2004 come ”supremo esempio di porto commerciale all’era della grandezza britannica” e contestata nel 2012 per il piano di ristrutturazione dei docks.

Everglades

Le Everglades

Quanto all’azione del’uomo sui siti, i ricercatori hanno analizzato la pressione “umana” nel tempo sui siti naturali che l’Unesco tutela come patrimonio dell’umanità perché custodi di alcune delle ricchezze ambientali più preziose per la Terra. I criteri utilizzati sono quelli riconosciuti globalmente come “impronta umana” e comprendono fattori come strade, agricoltura, urbanizzazione, infrastrutture industriali e perdita di foreste.  Quel che è emerso è che questa “impronta” dell’uomo negli ultimi 20 anni è aumentata del 63% su tutti i siti naturali patrimonio Unesco in tutti i continenti, ad eccezione dell’Europa. I siti più colpiti sono in Asia, come il Manas Wildlife Sanctuary in India e il Chitwan National Park in Nepal.

Ma anche il parco nazionale Simien in Etiopia. Quanto alla perdita di foreste tra le “vittime” figura la riserva della biosfera del Rio Platano in Honduras, che ha perso 365 chilometri quadrati (l’8,5%) di foresta dal 2000. E c’è anche il parco americano di Yellowstone, che ha perso il 6% delle sue foreste. Il Waterton Glacier International Peace Park – sul confine tra Usa e Canada – ha perso almeno un quarto della sua area forestale (540 chilometri quadrati).

(@novellatop, 2 febbraio 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts