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Diritti umani: guerra, torture, abusi; per Amnesty ”il mondo sta tornando indietro”

Presentato il Rapporto 2016-2017. Quello passato ''anno terribile''

Diritti umani

ROMA, 23 FEBBRAIO – ”Un mondo che sta tornando indietro”: è la sintesi estrema e terribile che del nuovo rapporto (2016-2017) di Amnesty International ha fatto  Gianni Rufini, direttore generale della sezione italiana dell’organizzazione Premio Nobel che si batte per la difesa dei diritti umani nel mondo, durante la presentazione a Roma.  Nel 2016, che Gianni Rufini definisce ”un anno terribile”, Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti umani in 159 paesi. Le violazioni si ripetono nei teatri di guerra, in quei conflitti che la comunità internazionale non trova la volontà di risolvere: Siria, Yemen, Libia, Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Burundi, Iraq, Sud Sudan e Sudan. Il Rapporto documenta crimini di guerra in almeno 23 paesi.

Diritti umani

Gianni Rufini

Vengono denunciate massicce repressioni in Cina, Egitto, Etiopia, India, Iran, Thailandia e Turchia. A proposito dell’Egitto, Amnesty ricorda che manca ancora la verità sulla tragica fine di Giulio Regeni e invita il governo italiano a mantenere freddi i rapporti con il Cairo fino a quando non ci saranno verità e giustizia per Regeni.
Ma non solo: gli esponenti politici che brandiscono la retorica deleteria e disumanizzante del “noi contro loro” stanno creando un mondo sempre più diviso e pericoloso. Dunque il mondo sta davvero tornando indietro ai suoi anni peggiori, agli anni Trenta del Novecento, quelli che videro la nascita del nazismo e del fascismo, secondo le affermazioni di Salil Shetty, l’attivista indiano segretario generale di Amnesty International. ”Il 2016 – aggiunge –  è stato l’anno in cui il cinico uso della narrativa del ‘noi contro loro’, basata su demonizzazione, odio e paura, ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Trenta dello scorso secolo. Un numero elevato di politici sta rispondendo ai legittimi timori nel campo economico e nella sicurezza con una pericolosa e divisiva manipolazione delle politiche identitarie allo scopo di ottenere consenso”.

Diritti umani

Salil Shetty

Nella sua denuncia Amnesty fa nomi e cognomi: ”Da Trump a Orban, da Erdogan a Duterte, sempre più politici che si definiscono anti-sistema stanno brandendo un’agenda deleteria che perseguita, usa come capri espiatori e disumanizza interi gruppi di persone”, aggiunge Shetty.  E Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, fa i nomi di Matteo Salvini e Giorgia Meloni quando denuncia che l’Italia ”non è esente dalle conseguenze dei veleni di politiche e retoriche divisive”. Per quanto riguarda l’Italia, Amnesty fra l’altro sollecita l’approvazione della legge che introduce nell’ordinamento italiano il reato di tortura. In una lettera inviata al ministro della Giustizia Andrea Orlando, firmata anche dai presidenti di Antigone e di Cittadinanzattiva, Amnesty però ritiene inaccettabile il testo attualmente in discussione al Senato. I firmatari chiedono a Orlando di accantonare il testo attuale e di “valutare, invece, vie alternative”.

In questo quadro, Amnesty prevede nel 2017 un peggioramento delle crisi in corso. ”Anche gli stati che un tempo sostenevano di difendere i diritti umani nel mondo adesso sono troppo occupati a violarli al loro interno per pensare a chiamare gli altri a risponderne”.  Perciò serve l’impegno di tutti: ”Le persone comuni hanno mostrato la compassione che manca ai loro leader”, spiega Ruffini. È un impegno rischioso. Amnesty denuncia uccisioni di difensori dei diritti umani in 22 paesi. Ma nonostante queste difficoltà, Amnesty invita ad agire. ”Il 2017 ha bisogno di eroi ed eroine dei diritti umani”, conclude Salil Shetty.

Per Amnesty lo scorso anno i governi hanno chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, approvato leggi che violano la libertà di espressione, incitato a uccidere persone per il solo fatto di essere accusate di usare droga, giustificato la tortura e la sorveglianza di massa ed esteso già massicci poteri di polizia. I governi se la sono presa anche con i rifugiati e i migranti, spesso visti come facili capri espiatori. Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International denuncia che 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo. Diritti umani

I CASI, I PAESI

Nelle Filippine del presidente Duterte preoccupa l’ondata di esecuzioni extragiudiziali nei confronti dei decine di migliaia di persone sospettate di essere legate al traffico della droga. In Turchia lascia sgomenti la repressione attuata dal governo dopo il fallito colpo di stato.

Ultimamente, il presidente Trump ha tradotto in azione la sua odiosa campagna elettorale xenofoba firmando decreti per impedire ai rifugiati di ottenere il reinsediamento negli Usa e per vietare l’ingresso nel paese a persone in fuga dalla persecuzione e dalla guerra, come nel caso della Siria.

Contemporaneamente l’Australia ha inflitto di proposito sofferenze inaudite ai rifugiati intrappolati a Nauru e sull’isola di Manus, l’Unione europea ha firmato un accordo illegale e irresponsabile con la Turchia per rimandare indietro i rifugiati in un contesto insicuro e Messico e Usa hanno continuato a espellere persone dall’America centrale, dove la violenza ha raggiunto livelli estremi.

Cina, Egitto, Etiopia, India, Iran, Thailandia e Turchia hanno attuato massicce repressioni. Altri paesi hanno introdotto invadenti misure di sicurezza, come il prolungato stato d’emergenza in Francia e la legge catastrofica e senza precedenti sulla sorveglianza di massa nel Regno Unito. Un altro aspetto della “politica dell’uomo forte” è stato l’aumento della retorica contro le donne, contrastata in Polonia da enormi proteste, e contro le persone Lgbti.

Arabia Saudita: voci critiche, difensori dei diritti umani, attivisti per i diritti delle minoranze sono stati imprigionati e condannati per vaghe accuse come quella di “offesa alle istituzioni dello stato”.Diritti umani

In Yemen, le forze della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui possibili crimini di guerra, bombardando scuole, mercati e moschee, uccidendo e ferendo migliaia di civili anche grazie ad armi fornite da Usa e Regno Unito e persino vietate a livello internazionale come le bombe a grappolo;

Bangladesh: invece di fornire protezione agli attivisti, ai giornalisti e ai blogger e indagare sui responsabili della loro uccisione, le autorità hanno intentato processi contro i giornalisti e gli oppositori anche a causa di un semplice post su Facebook;

Cina: è proseguita la repressione contro avvocati e attivisti, anche attraverso la detenzione senza contatti col mondo esterno, le confessioni trasmesse in televisione e le intimidazioni ai familiari;

Egitto: per indebolire, diffamare e ridurre al silenzio la società civile, le autorità hanno fatto ricorso a divieti di viaggio, restrizioni finanziarie e congelamento di conti bancari;

Etiopia: un governo sempre più intollerante nei confronti dei dissidenti ha usato le leggi anti-terrorismo e lo stato d’emergenza per reprimere giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori politici e soprattutto manifestanti, contro i quali è stato fatto ricorso alla forza eccessiva e letale; Filippine: un’ondata di esecuzioni extragiudiziali ha fatto seguito alla promessa del presidente Duterte di uccidere decine di migliaia di persone sospettate di essere coinvolte nel traffico di droga;

Francia: le drastiche misure di sicurezza adottate nel contesto del prolungato stato d’emergenza hanno dato luogo a migliaia di perquisizioni, a divieti di viaggio e ad arresti;

Honduras: oltre a Berta Cáceres, sono stati uccisi altri sette attivisti per i diritti umani; India: le autorità hanno usato leggi repressive per limitare la libertà d’espressione e ridurre al silenzio le voci critiche. Difensori e organizzazioni per i diritti umani hanno continuato a subire minacce e intimidazioni. Leggi oppressive sono state usate per ridurre al silenzio studenti, docenti, giornalisti e difensori dei diritti umani;

Iran: la repressione della libertà d’espressione, di associazione, di manifestazione pacifica e di fede religiosa è stata massiccia. Giornalisti, avvocati, blogger, studenti, attiviste per i diritti delle donne, registi e musicisti che avevano espresso critiche in modo pacifico sono stati condannati al termine di processi gravemente irregolari celebrati dai tribunali rivoluzionari;

Myanmar: decine di migliaia di rohingya, la minoranza tuttora priva di cittadinanza, sono stati sfollati nel corso di “operazioni di sgombero” nel contesto delle quali sono stati denunciati omicidi illegali, stupri e arresti arbitrati. La stampa controllata dal governo ha pubblicato articoli dal linguaggio gravemente disumanizzante;

Regno Unito: un’ondata di crimini d’odio ha fatto seguito al referendum sull’appartenenza all’Unione europea. Una nuova legge sulla sorveglianza ha garantito assai più ampi poteri all’intelligence e ad altre agenzie per la sicurezza per violare la privacy su scala massiccia;

Repubblica Democratica del Congo: attivisti per la democrazia sono stati arrestati arbitrariamente e, in alcuni casi, sottoposti a lunghi periodi di detenzione senza contatti col mondo esterno;

Russia: a livello nazionale, il governo ha stretto la morsa intorno alle organizzazioni non governative, ricorrendo sempre di più alla propaganda dei “soggetti indesiderabili” e degli “agenti stranieri”. Si è svolto il primo processo nei confronti di un’organizzazione non governativa sulla base della legge sugli “agenti stranieri” e decine di altre organizzazioni non governative che ricevono fondi dall’estero sono state aggiunte all’elenco.

In Siria, il governo ha mostrato un completo disprezzo per il diritto internazionale umanitario;  è proseguita l’impunità per i crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui gli attacchi indiscriminati e quelli diretti contro i civili, nonché gli estenuanti assedi delle popolazioni civili. La comunità nazionale dei difensori dei diritti umani è stata quasi del tutto azzerata: attivisti sono stati imprigionati, torturati, fatti sparire o costretti a fuggire all’estero;

Diritti umani

Donald Trump

Stati Uniti d’America: la campagna elettorale marcata da una retorica discriminatoria, misogina e xenofoba ha fatto sorgere forti dubbi sul peso effettivo dei futuri impegni nel campo dei diritti umani, a livello nazionale e internazionale;

Sudan: vi sono ampie prove che il governo abbia usato armi chimiche in Darfur. In altre regioni del paese, presunti oppositori sono stati arrestati e imprigionati. L’uso eccessivo della forza nella dispersione delle proteste ha provocato numerose vittime;

Sud Sudan: sono proseguiti i combattimenti, segnati da violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, che hanno avuto conseguenze devastanti sulla popolazione civile;

Thailandia: i poteri di emergenza, la legge sulla diffamazione e quella sulla sedizione sono stati usati per limitare la libertà d’espressione;

Turchia: dopo il fallito colpo di stato, decine di migliaia di persone sono state arrestate, centinaia di organizzazioni non governative sono state sospese, i mezzi d’informazione hanno subito un drastico giro di vite e sono proseguite pesanti operazioni militari nelle aree curde;

Ungheria: la retorica governativa ha imposto un modello divisivo di politiche identitarie e un’oscura visione della “Fortezza Europa”, che si sono tradotti in sistematiche misure repressive contro i diritti dei migranti e dei rifugiati;

Venezuela: sono stati ridotti al silenzio quei difensori dei diritti umani che hanno denunciato la crisi umanitaria causata dall’incapacità del governo di garantire i diritti economici e sociali della popolazione.

(@novellatop,  23 febbraio)

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts