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Migrazioni informate e consapevoli: Redemption Song alla Camera per 10 anni Link 2007

(Nino Sergi, Policy Advisor di LINK 2007)

ROMA, 30 MARZO – Il documentario “Redemption Song” della regista Cristina Mantis approda alla Camera dei Deputati. Per le Ong di LINK 2007 chiunque è libero di migrare ma è bene che, se intende farlo, lo faccia in modo informato, consapevole, responsabile. Un convegno che ha destato molto interesse anche nelle diaspore africane presenti. 

Proiezione e convegno hanno segnato il primo degli eventi di approfondimento della rete di Ong ‘LINK 2007’ in occasione del suo decimo anniversario. L’on. Pia Locatelli, presidente del Comitato diritti umani della Camera, ha fatto gli onori di casa e ha evidenziato l’indispensabilità del rispetto della dignità della persona e dei sui diritti fondamentali, confermando la cornice entro cui occorre sempre muoversi. Il convegno ha portato a riflettere su due particolari aspetti della complessa realtà dei fenomeni migratori, quelli non legati però all’urgenza di fuggire da guerre, persecuzioni e disastri ambientali alla ricerca di protezione e asilo, di fronte ai quali l’unica risposta è l’accoglienza e la protezione, dovere umano e diritto garantito da convenzioni internazionali, oltre che dalla nostra Costituzione.

 

Il primo aspetto messo in evidenza dalle immagini toccanti e convincenti del documentario è che la spinta all’emigrazione per seguire il legittimo sogno di migliorare le condizioni di vita, proprie e della propria famiglia, deve essere accompagnata, per quanto possibile, dalla conoscenza della realtà di quel cammino migratorio che troppo spesso si allontana da quel sogno che spesso, fin dai primi passi, si infrange contro la realtà dei trafficanti, delle loro ingannevoli promesse, degli abusi, delle sofferenze, della morte, della cruda realtà nei paesi di arrivo. Chiunque è libero di migrare ma è bene che, se intende farlo, lo faccia in modo informato, consapevole e responsabile. Tale informazione può essere efficace se raccontata, nelle comunità di provenienza, da chi ha vissuto l’esperienza migratoria e ha potuto vederne e conoscerne le molte difficoltà: le proprie ma soprattutto quelle dei nuovi arrivati che descrivono spesso sofferenze e abusi indicibili. Sono le Diaspore presenti nei nostri paesi ad avere un ruolo fondamentale. E’ proprio ciò che fa il protagonista del filmato, il profugo Cissoko Aboubakar, decidendo di tornare dall’Italia in Guinea per allertare i sui fratelli sui rischi dell’odierna emigrazione e sulle condizioni di precarietà che si sperimentano, talvolta vicine perfino alla schiavitù. E lo fa, tra la sua gente, con un capacità comunicativa di straordinaria forza.

Il secondo aspetto che “Redemption Song” mette in luce, sempre grazie all’intelligente regia di Cristina Mantis, è che i motivi che portano ad emigrare sono anche legati alla mancanza di fiducia, di prospettiva, di speranza nel proprio paese e nelle sue capacità di farcela. La possibilità di emigrare dovrebbe essere affiancata dal parallelo diritto di non dovere emigrare, di non essere forzati a farlo, enfatizzando il valore del vivere nella propria terra per costruirvi il proprio futuro riappropriandosi del proprio destino e riprendendo in mano la propria vita, come invitava a fare Thomas Sankara, il compianto presidente del Burkina che rimane un forte riferimento ideale per molti africani. Si tratta di un’impresa difficile che, per essere vinta, richiede innanzitutto presa di coscienza, fermo convincimento, volontà determinata, oltre ad istituzioni capaci di promuoverli e favorirli. Le Ong ritengono che la cooperazione internazionale possa avere un ruolo primario a sostegno di questo processo e la rete LINK 2007 intende farsene promotrice.

Negli approfondimenti successivi, l’ambasciatore della Repubblica di Guinea Chérif Diallo ha rimarcato la necessità di una maggiore collaborazione tra paesi di provenienza e destinazione per garantire una migliore e giusta gestione dei flussi migratori che, trattandosi di un fenomeno complesso, devono essere comprese nelle loro diverse dimensioni. La Guinea e l’intera Africa hanno popolazioni molto giovani e sono proprio i giovani i più colpiti dalla povertà e dalla disoccupazione che sono ancora diffuse per i ritardi del decollo economico nonostante le enormi risorse naturali. Le migrazioni irregolari vanno combattute perché hanno gravi conseguenze sia per i paesi di origine, con lo sviluppo delle reti di trafficanti, che per quelli di destinazione, dove le strumentalizzazioni politiche e mediatiche fomentano la rabbia e l’odio.

Il Direttore generale della Cooperazione allo sviluppo Pietro Sebastiani ha osservato come sia necessario lavorare sulle cause delle migrazioni che sono un fenomeno che riguarda solo marginalmente l’Europa ma riguarda invece molti paesi africani che ricevono e accolgono milioni di profughi, come ora ad esempio l’Uganda dove si stanno rifugiando decine di migliaia di profughi dal Sud Sudan. In generale, però, i flussi incontrollati rischiano da un lato di esercitare pressioni troppo forti sulle comunità ospitanti, dall’altro di impoverire i paesi di origine. Alle istituzioni spetta la realizzazione di politiche migratorie che non scordino mai di mettere al centro l’essere umano e che vedano il fenomeno migratorio nel medio e lungo periodo. Per questo l’Italia punta a salvare vite umane, ad accogliere e a sostenere i paesi di origine.

 

foto Mimmo Urzia

Per la Direttrice dell’Agenzia Laura Frigenti, contribuire alla costruzione di società più eque è la prima necessità ed è uno dei compiti principali della cooperazione. Il ruolo dell’informazione è importante per rendere le persone consapevoli sui rischi della migrazione e sulle condizioni di vita nei paesi di arrivo; per i quali, in ogni caso, il futuro risiede nella gestione die flussi e non nella costruzione di barriere e di muri. Occorre da un lato insistere, come stanno già facendo varie Ong, per favorire una comprensione diversa del fenomeno migratorio, basata su dati reali, e dall’altro intervenire nei paesi di origine dei flussi per agire alla radice delle cause dell’emigrazione e per sostenere quelle amministrazioni locali e nazionali impegnate seriamente nell’affrontare i problemi delle popolazioni.

La responsabile dell’unità Migration Management dell’OIM Giulia Falzoi ha illustrato come, proprio per permettere l’assunzione di decisioni consapevoli, informando chi intende emigrare sui pericoli reali che potrebbero incontrare nel corso del viaggio nel deserto e nella traversata del Mediterraneo, l’OIM ha avviato lo scorso anno la campagna “Aware migrants”, largamente diffusa sui social con significative testimonianze di migranti, al fine di fornire strumenti per potere scegliere con consapevolezza. Per le rotte dell’Africa occidentale Agades è divenuto un punto centrale sia nel passaggio verso la Libia e il Mediterraneo, sia nel viaggio di ritorno di chi non è riuscito a farcela. Decine di migliaia di persone migrano nei due sensi: una migliore informazione avrebbe forse potuto contribuire a decisioni più soppesate.

Il rappresentante delle Diaspore Cléophas Adrien Dioma, che nel Consiglio nazionale per la cooperazione presiede il gruppo di lavoro “migrazioni e sviluppo”, condividendo e rafforzando la proposta di LINK 2007, auspica che le associazioni delle Diaspore siano coinvolte insieme alle Ong nei programmi che riguardano le migrazioni e nella stessa elaborazione di politiche di cooperazione allo sviluppo. Ciò proprio al fine di mettere meglio in evidenza le cause principali del fenomeno e le sue implicazioni sulla vita delle persone e dei paesi. Chi fugge dall’Africa lo fa a causa della mancanza di una prospettiva di lavoro o perché le condizioni di vita, spesso tra conflitti d’ogni sorta, scarsità di acqua e di cibo, sono divenute insostenibili. Occorre quindi puntare sullo sviluppo economico e sociale delle aree di provenienza, coinvolgendo la rete delle Diaspore africane che hanno da sempre operato in prima linea con forme di cooperazioni efficaci, anche se non ‘ufficiali’. Occorre pensare anche ad un approccio più equilibrato tra politiche di sicurezza, gestione più sicura dei flussi e programmi di cooperazione allo sviluppo inserendo all’interno di questi ultimi una vera campagna di comunicazione e sensibilizzazione della società civile africana, come oggi è stato ampiamente evidenziato.

Il presidente della Rete LINK 2007 Paolo Dieci, concludendo i lavori di questo primo evento pubblico di approfondimento nel decimo anniversario della Rete, rimarca in particolare come occorra agire su più fronti se si vuole arginare il flusso delle migrazioni irregolari. Aprire canali di regolarità, oggi praticamente inesistenti in Italia, sarebbe la prima arma contro l’illegalità e contro il traffico di esseri umani. A questo primo diritto negato occorre aggiungerne altri tre: quello di poter vivere e lavorare nella propria terra, quello di poter vivere in pace e sicurezza, quello ad un’informazione consapevole. La cooperazione allo sviluppo e in particolare le Ong, insieme alle associazioni delle Diaspore possono fornire un prezioso e insostituibile contributo. LINK 2007 intende proporre un ampio programma di informazione e sensibilizzazione in otto paesi dell’Africa occidentale, seguendo l’efficace messaggio del filmato ‘Redemption Song’.

Il documentario REDEMPTION SONG, prodotto da Solaria Film, Movimento Film, Lago Film per la regia di Cristina Mantis, è riconosciuto di interesse culturale con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali, è vincitore del riconoscimento Rai Cinema ed è patrocinato da Amnesty International. (NS)

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