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We World Index 2017, l’inclusione di donne e bambini vera sfida globale del futuro

We World stila speciale classifica: prima la Norvegia, ultima la Rdc. L'italia è 21/a

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(di Maria Novella Topi)

ROMA, 3 MAGGIO – Centosettanta paesi valutati in base alla loro capacità di inclusione di donne, adolescenti, bambini e bambine, in una speciale classifica stilata da We We WorldWorld, organizzazione non governativa di cooperazione internazionale. Una classifica, divisa in cinque sezioni, che vede al primo posto la Norvegia e all’ultimo la Repubblica Centrafricana e tiene l’Italia al 21/o posto, in apparenza ”immobile” rispetto ai due anni precedenti.

Presentato oggi a Roma, il We World Index 2017, giunto alla sua terza edizione, scatta una fotografia a tratti impietosa delle condizioni nelle quali le ”quattro categorie” prese in considerazione – scelte perché rappresentato la parte più vulnerabile delle società, ma anche il futuro dei loro paesi – si trovano nei cinque continenti, dei livelli di marginalità cui sono costrette dalle loro comunità, dei progressi fatti in tema di inclusione, dell’andamento nello sviluppo.

L’Index di We World infatti si differisce dagli altri rapporti statistici perché meno basato sui soli dati economici, e perché, utilizzando uno strumento che sottolinea l’intreccio tra donne e minori, prende in considerazione le condizioni di vita dei ”soggetti accomunati da un destino condiviso’”.

Marco Chiesara, il presidente dell’organizzazione, spiega che sono stati utilizzati 34 indicatori ritenuti imprescindibili non solo per le comunità indagate, ma anche nell’ottica del rispetto e dell’attuazione dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030. Si sono quindi esaminati indicatori come l’ambiente e le violenze di genere, l’istruzione e la salute, l’accesso all’informazione e la presenza

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Sandra Zampa

o meno di conflitti armati, le opportunità economiche e lavorative e il livello di democrazia  e di sicurezza. Ma si va anche più in profondità nel tessuto sociale esaminato, e ad esempio si indaga sul numero dei collegamenti Internet disponibili, sulla percentuale della popolazione che ha accesso all’acqua potabile o ai servizi igienico sanitari, sull’indice di corruzione e su quello di omicidi. E ancora sul gap di genere e su quello generazionale, sul tasso di mortalità infantile e  quello di alfabetizzazione degli adulti.

E se Chiesara ripete che gli obiettivi 2030 sono raggiungibili ”se nessuno rimane indietro”, Enrico

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Enrico Giovannini

Giovannini, in qualità di Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis, che con il Ministero degli Esteri ha collaborato al rapporto), indica azioni pratiche perché questo argomento non anneghi nell’indifferenza di tutti i giorni. ”Occorre – suggerisce – che l’informazione si faccia carico del tema non una volta all’anno, ma dedichi servizi, inchieste e spazio per tenere alta l’attenzione’’. E ancora accompagnare, nella Ue e in Italia in particolare, ogni provvedimento con relazioni su quanto ci si allontana o ci si avvicina al target degli Obiettivi 20130, definire le dinamiche che investono i singoli paesi, stabilire cosa (e se) è cambiato da un anno all’altro.

Quanto all’Italia, se è vero che è ai primi posti nello sforzo della Cooperazione, privilegiando proprio donne, bambini e continente africano (39% delle risorse, sottolinea Alessandra Piermattei dell’Agenzia per la Cooperazione), come paese rispettoso dei criteri di inclusione ”non fa ancora abbastanza”, dice Sandra Zampa, vice presidente della Commissione parlamentare sull’infanzia e l’adolescenza.

”La cosa più grave – spiega – non è il 21/esimo posto dell’Italia, ma il fatto che il nostro paese sia tra i fondatori di quell’ Unione Europea che proprio su questi temi basa i suoi pilastri politici, economici e anche etici”.

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Gli obiettivi 2030

Partendo dal presupposto che ”se non si attua l’inclusione ci stiamo costruendo un pessimo futuro”, Zampa ricorda i passi fatti dall’Italia con leggi e provvedimenti quali la Delega sulla Povertà, sulla povertà educativa, sulla violenza e il cyber bullismo, il Decreto cosiddetto ‘0-6 anni’, i sostegni alla disabilità e alla ”creatività” che prevede che un  5% dei 55 mila insegnanti si occuperà di arte, musica, attività dell’ingegno. ”E’ vero, non sono ancora sufficienti, – aggiunge – ma ci riguardano tutti ed è per questo che dobbiamo continuare a lavorarci”.

Del resto le cifre parlano chiaro: su 170 paesi oltre la metà (102) sono inserite nelle ultime tre categorie (da insufficiente a grave a gravissima esclusione) e sono solo 19 (quasi tutti europei più Canada, Usa, Australia e Nuova Zelanda) quelli considerati nella categoria ”Buona Inclusione”.  ”Se non si interviene subito – scrive We World – entro il 2030 con il ritmo attuale le donne e la popolazione under 18 che vivono in paesi dove l’esclusione ha forme gravi e gravissime, aumenterà di 286 milioni, un numero pari alla popolazione dell’intera Europa occidentale”.

(@novellatop,  3 maggio 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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