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WFP: fame in patria uguale migrazioni; nuovo studio conferma timori, chiede investimenti

ROMA, 5 MAGGIO – Fame in patria uguale migrazioni. Lo conferma uno studio del Word Food Programme pubblicato oggi mentre il mondo fa fronte a quattro potenziali carestie che colpiscono contemporaneamente per la prima volta nella storia moderna. In un momento in cui un numero record di persone – 65,3 milioni nel 2015 – sono costrette a fuggire dalle proprie case, un nuovo studio del WFP mostra con chiarezza come alti livelli di insicurezza alimentare causino un numero maggiore di migrazioni transfrontaliere.

Il rapporto “At the Root of Exodus: Food security, conflict and international migration” spiega come, ogni punto percentuale di aumento nell’insicurezza alimentare in una popolazione produca l’1,9 per cento di aumento nel numero di migranti. Inoltre, ogni ulteriore anno di conflitto in un paese provoca un aumento dello 0,4 per cento di persone in fuga. Un paese con alti livelli di insicurezza alimentare e conflitti vedrà migrazioni più massicce, o un numero maggiore di persone che abbandonano le proprie case. Da un’altra agenzia all’Onu con base a Roma, la FAO, e’ arrivato il benvenuto a “un contributo importante al dibattito e all’analisi delle cause strutturali delle migrazioni”, ha detto l’Assistente direttore generale Kostas Stamoulis.

Il WFP ha anche scoperto che l’insicurezza alimentare è una causa significativa per l’incidenza, e l’intensità, dei conflitti armati. Una volta che il viaggio di un migrante ha avuto inizio, la mancanza di impiego insieme a poco o nessun accesso al cibo o ad altra assistenza umanitaria è un fattore di spinta significativo che induce a continuare a migrare. Inoltre, nel tentativo delle persone di ridurre la propria insicurezza alimentare attraverso la migrazione, la migrazione stessa può causare insicurezza alimentare, se si considerano i costi e le condizioni spesso precarie in cui questi viaggi si svolgono.

“Al WFP stiamo facendo tutto il possibile per prenderci cura dei rifugiati affamati o che rischiano la vita per la fame, in tutto il mondo”, ha detto David Beasley, Direttore Esecutivo del WFP. “Se si comprendono le dinamiche che spingono le persone a migrare, si può affrontare meglio ciò che è al cuore delle migrazioni forzate e quello che dobbiamo fare per interrompere le sofferenze”, ha spiegato Beasley.

Il rapporto raccomanda investimenti della comunità internazionale nella sicurezza alimentare e nei mezzi di sostentamento nei paesi di provenienza dei migranti o in quelli vicini. E’ la prima volta che viene fatto uno studio sul ruolo che la sicurezza alimentare e altri fattori rivestono nello spingere le persone a migrare e attraversare le frontiere.

“Per sopravvivere abbiamo dovuto mangiare delle foglie. I miei figli rimanevano svegli tutta la notte a piangere per la fame,” ha raccontato al WFP una donna fuggita dalla Siria con la sua famiglia per raggiungere la Giordania. Un uomo di Deir Ezzor ha parlato delle sofferenze a cui ha dovuto assistere in Siria: “Hanno fatto soffrire le persone di fame, hanno rubato ciò che producevamo, hanno chiuso le scuole e hanno impedito di lavorare.”

Il rapporto sottolinea come spesso chi è sfollato non vuole lasciare la propria casa e cerchi di rimanere il più vicino possibile al proprio paese d’origine. Quasi otto famiglie rifugiate siriane su dieci, tra quelle intervistate, sono state sfollate almeno una volta, il 65 per cento due o più volte. Quasi tutti i siriani coinvolti nello studio hanno manifestato un forte desiderio di tornare in Siria nel caso in cui la situazione si stabilizzasse e la sicurezza fosse garantita.

La pubblicazione del rapporto avviene in un momento in cui le diverse e prolungate crisi e un periodo di cambiamenti politici stanno mettendo a dura prova il livello dell’assistenza internazionale umanitaria e alimentare fornita ai rifugiati e alle persone che sono state sfollate con la forza.

Nel 2016, il WFP ha fornito sostegno a 6,9 milioni di rifugiati in 32 paesi attraverso assistenza alimentare e trasferimenti di denaro. Il WFP sta lavorando per prevenire e curare la malnutrizione fornendo cibo nutritivo specializzato ai bambini rifugiati. Nelle aree in cui il cibo è disponibile e i mercati funzionano, il WFP opera sempre più assicurando ai rifugiati trasferimenti di denaro, dando alle persone la possibilità di acquistare il cibo di cui hanno bisogno e stimolando allo stesso tempo l’economia locale. Nella sua più grande operazione per i rifugiati, il WFP sostiene quasi 2,2 milioni di rifugiati siriani tra i più vulnerabili in Libano, Giordania, Turchia, Egitto e Iraq. Il WFP necessita di 600 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza a quasi sette milioni di rifugiati nel periodo compreso tra aprile e settembre 2017. (@OnuItalia)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts