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Migrazioni: Sergi scrive a Zuccaro, fare chiarezza su accuse a Ong

ROMA, 10 MAGGIO – Avendo vissuto per molti anni nel mondo delle organizzazioni non governative e degli interventi umanitari il consigliere politico della rete Link 2007 e fondatore di Intersos Nino Sergi ha scritto una lettera aperta al procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. “Senza volerlo, lei è divenuto un ‘pull factor’ delle strumentalizzazioni politiche e del polverone mediatico di queste settimane, che non sono certo stati utili alla piena chiarezza ma hanno contribuito ad alimentare confusione e nuovi veleni, come se non ce ne fossero già abbastanza. Si è sfiorata perfino la criminalizzazione della solidarietà da parte di alcuni politici e media”, scrive Sergi a conclusione delle audizioni del magistrato alla Camera, amareggiato per le conseguenze devastanti che sta avendo la macchina del fango sulle organizzazioni non governative.

Ecco il testo della lettera di Sergi:

Egregio dottor Zuccaro,

mi permetta di esprimerle a cuore aperto e senza intento polemico alcune perplessità e qualche punto interrogativo che mi pongo e che molti, le assicuro, si stanno ponendo in questi giorni. E’ l’interesse ad approfondire le problematiche da lei affrontate che mi spinge a scriverle, avendo vissuto per molti anni nel mondo delle organizzazioni non governative e degli interventi umanitari.

La sua storia parla di una persona di alto profilo, che ha coordinato con intelligenza e competenza indagini delicate, con significativi risultati nella lotta alla mafia e al crimine organizzato. Riconosciute sono anche la sua riservatezza, la sua indipendenza e le sue scelte severamente basate sul diritto.

E’ proprio questa immagine di rigore giuridico e personale che fa apparire enigmatiche le modalità dichiarative e comunicative che ha seguito sulla questione dei salvataggi in mare, dalle prime affermazioni al Comitato parlamentare “Shengen”, il 22 marzo scorso, fino a quelle odierne alle Commissioni parlamentari “Migranti” e “Antimafia”, passando attraverso svariate interviste ed esternazioni mediatiche.

A preoccuparci non sono quindi le indagini sulle Ong. Se la procura ritiene di avere seri e veri motivi per avviarle lo faccia: non ci troverà mai contrari, dato che il nostro mondo è e deve continuare ad essere trasparente. Ci preoccupano il fango, le speculazioni e le strumentalizzazioni politiche che sono seguite alle sue ripetute parole che rimangono, come da lei affermato, supposizioni, sospetti, ipotesi di indagine, basate forse su qualche fatto, ma ancora tutto “da verificare e valutare” e che “non assume alcun valore di prova”.

Senza volerlo, lei è divenuto un “pull factor” delle strumentalizzazioni politiche e del polverone mediatico di queste settimane, che non sono certo stati utili alla piena chiarezza ma hanno contribuito ad alimentare confusione e nuovi veleni, come se non ce ne fossero già abbastanza. Si è sfiorata perfino la criminalizzazione della solidarietà da parte di alcuni politici e media.

Nelle audizioni dal 3 maggio in poi ha precisato meglio il suo pensiero riguardo alle Ong e al valore della loro azione e ha chiarito maggiormente le sue intenzioni: “il focus non sono le Ong ma le organizzazioni criminali, il traffico di migranti” e “l’accaparramento di risorse da parte delle mafie”, dato che “c’è una massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose”. Ha inoltre puntualizzato che ha ritenuto utile esternare le sue opinioni e supposizioni proprio perché la sua procura è ancora nella fase di pre-indagine, distinta da quella investigativa vera e propria che ancora non c’è; e sulla quale la riservatezza sarà invece assoluta.

Ho apprezzato molte delle cose da lei riferite al Parlamento. Alcune le ho imparate e glie ne sono grato, altre mi sono sembrate scontate, perfino ben conosciute, anche se presentate come primi risultati di indagini. Ho anche potuto notare che le sue proposte concrete (poche in verità, rispetto alla quantità di problemi e giudizi, anche politici, da lei enunciati) si sono materializzate in particolare negli ultimi giorni, lasciando intendere che le prime esternazioni di marzo erano soprattutto basate su un’indefinita supposizione di colpevolezza delle Ong (tutte quante, nell’audizione del 22 marzo) la cui presenza è, a suo avviso, il principale fattore di impedimento dell’azione investigativa della procura.

Dalle Ong in mare considerate in blocco è poi passato ad “alcune Ong”, fino a venire ora a conoscenza che solo la procura di Trapani ha iscritto nel registro degli indagati “un” comandante di nave e i membri dell’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a causa di un salvataggio in acque libiche che sarebbe avvenuto senza una richiesta di soccorso. Un salvataggio di vite umane senza seguire la procedura, per usare un linguaggio più semplice.

Ha accusato le Ong di essere “quasi sempre più vicine al luogo del soccorso di qualsiasi altro peschereccio o imbarcazione che si trovi a operare nel Mediterraneo” ma ha anche aggiunto “che è facilmente comprensibile perché lo scopo delle Ong è proprio quello di andarli a cercare” mentre gli altri natanti hanno scopi differenti, quali la pesca o il commercio. Ha accusato le Ong di non operare sempre in coordinamento con la Guardia costiera per poi correggersi il 9 maggio affermando che “ho dati ufficiali che confermano che la Guardia costiera ha sempre dato le indicazioni alle Ong”. Ma ai dati ufficiali aggiunge subito: “Non ho però la certezza che tutti i salvataggi siano avvenuti nel rispetto delle regole”… “il rischio c’è e ho il dovere di dirlo, oltre che di verificare”.  “Come si fa ad escludere che siano state chiamate direttamente? Non è stato provato, ma non è neanche escluso”.

“A prescindere dal fatto che ancora non ci risulta e probabilmente non sono perseguibili, si deve poter supporre quantomeno…”: con queste e simili affermazioni, per i normali cittadini è veramente difficile seguirla, signor procuratore. Lei ci ha aperto ad un mondo del sospetto in cui non sapevamo di trovarci. E ancora. “È consentito a delle organizzazioni private di sostituirsi alle forze politiche e alle volontà delle nazioni nel creare questi corridoi e nello scegliere le modalità per creare questi corridoi? È consentito che siano loro a sostituirsi agli Stati? Il problema che mi pongo è il seguente: questi soggetti, a prescindere dal fatto che ancora non ci risulta e probabilmente non perseguiranno profitti privati, si rendono comunque responsabili del reato quantomeno di cui all’articolo 12 della cosiddetta «Bossi-Fini» (immigrazione clandestina) oppure no? Per questo vi dico che non appena si verificherà un caso che mi dia la possibilità di farlo, su questo aprirò un’indagine, perché evidentemente si può dubitare del fatto che sia lecito scegliere comunque il porto di approdo e portare in Italia dei migranti che non dovrebbero finire in Italia. Questo è il dato oggettivo che io debbo in questo momento certificare”. Ma non ha dichiarato, signor procuratore, che non sono le Ong ma la Guardia costiera ad aver deciso e a decidere sempre il porto di sbarco? E perché non ricorda che è proprio “la volontà delle nazioni” espressa in codici, convenzioni e accordi internazionali a prescrivere la salvezza della vita umana considerandola prioritaria su tutto?

“Sto parlando di ipotesi di lavoro, ovviamente”, ha spesso ripetuto. “Non voglio fare attività di criminalizzazione delle Ong. A loro va la mia piena condivisione del principio di solidarietà”. “Noi partiamo da ipotesi, partendo da quella peggiore, che è quella di un consapevole accordo che sarebbe potuto intercorrere tra le Ong e queste organizzazioni criminali”. Il dubbio deve, naturalmente, essere alla base della sua azione contro il crimine. Ma il dubbio esternalizzato può avere l’effetto di una spada che ferisce. E avrebbe dovuto saperlo, o almeno immaginarlo, se solo fosse riuscito ad avere uno sguardo fuori dalle finestre e dalle carte della sua procura. Capisco che non è facile, data la sua dedizione al lavoro che, come spesso la nostra, è meritoriamente totalizzante. Ma sarebbe stato necessario.

Se le dicessimo, signor procuratore, che lei agisce per fini politici (non è provato ma non è neanche escluso, come ama ripetere) come si sentirebbe? Eppure lei ha usato continuamente questo approccio nelle sue esternazioni pubbliche, che non si può non definire ambiguo o comunque ambiguo nella comunicazione, prestandosi a strumentalizzazioni di ogni tipo, in questa fase politica basata su veleni e scontri in ogni singola occasione.

“Mi spiacciono le strumentalizzazioni che ci sono state” ha dichiarato. E sono certo che è sincero. Però ha fatto di tutto per farsi strumentalizzare e per gettare, in particolare nella prima fase, una nuvola di sospetti sulle Ong che peserà, peserà molto, anche per i danni che ne possono derivare sulla loro immagine e la loro credibilità, al di là delle sue intenzioni e delle correzioni che ha portato alle sue dichiarazioni negli ultimi giorni.

Dalle sue affermazioni risulta evidente che lei conosce molto poco il mondo delle Ong, le loro fonti e modalità di finanziamento, il sistema dei controlli interni che hanno adottato, le ispezioni a cui sono periodicamente sottoposte dalle istituzioni pubbliche nazionali, europee e internazionali da cui ricevono finanziamenti per le attività, che sono a loro volta valutate. Perché dubitarne prima ancora di cercare di saperne di più? Ed è facile, signor procuratore: basta chiedere loro le informazioni che le servono.

Conosce probabilmente poco anche i principi (universalmente adottati) che esse seguono: dall’imperativo umanitario, cioè l’imprescindibile e assoluto dovere di soccorrere, all’indipendenza rispetto a qualsiasi entità e opzione politica, alla non discriminazione di fronte a qualsiasi essere umano in bisogno e in pericolo. Senza questi principi non sarebbero più organizzazioni umanitarie. Quindi non potranno mai rinunciarvi.

Una riflessione finale. Nelle azioni umanitarie, come in quelle di sviluppo, le Ong sono abituate ad interrogarsi e a valutare le situazioni. Lo fanno, in modo indipendente, per evitare errori e per migliorare e rendere più efficaci i loro interventi. Anche in questo caso sentiamo l’esigenza di una riflessione e un’attenta analisi, più di quanto già non si stia facendo, partendo sempre dalla inderogabilità dei principi umanitari sopra espressi. Come far sì che i doverosi soccorsi in mare non producano l’effetto negativo di un involontario aiuto ai trafficanti di esseri umani che possono approfittarne per aumentare le loro azioni criminali, organizzando l’arrivo massiccio di migranti lungo le coste nordafricane e in definitiva aumentando le morti in mare? Più di tredicimila quelli contati da quel terribile 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa: rappresentano una carneficina che deve interrogarci quotidianamente, farci riflettere, anche perché cresce di anno in anno. Se questo è il tema, ed in parte lo è anche per lei, e non la subalternità ai diktat di scelte disumane o ad obiettivi che sono loro estranei o ad attività embedded o che possono apparire tali, allora le Ong sono aperte alla collaborazione con le istituzioni per riflettere, aiutare l’analisi e l’approfondimento, fare proposte, trovare soluzioni, come dimostrato spesso anche nel passato.

Le auguro in ogni caso buon lavoro e i migliori successi, suoi e della sua procura, nel difficile contrasto al crimine, sperando che possa essere dotato, come ha richiesto, di tutti gli strumenti necessari per potere operare con rapidità ed efficacia. Nino Sergi. (NS)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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