Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Medici senza Frontiere: oltre che nel Mediterraneo in ‘guerra’ anche in Nigeria e Yemen

Contro le epidemie di colera e di meningite C

MSF

ROMA, 11 MAGGIO – Mentre in Italia infuria la polemica sulle accuse alle Ong per i salvataggi di migranti nel Mediterraneo, Medici senza Frontiere, una delle principali organizzazioni che con le loro navi hanno permesso negli anni di portare in salvo migliaia di disperati diretti in Europa, affronta in queste settimane altre due terribili emergenze: l’epidemia di colera nello Yemen e di meningite C in Nigeria. I bollettini di Msf sono dei veri e propri diari di guerra alle malattie. Ecco la situazione descritta da Msf nei due paesi.

NIGERIAMSF

Nel nord del paese migliaia di uomini, donne e bambini sono stati colpiti dalla peggiore epidemia di meningite batterica del gruppo C, degli ultimi nove anni. Circa sei mesi dopo che i primi casi sono stati registrati nello stato dello Zamfara, il Ministero della Salute nigeriano sta ancora cercando a fatica di combattere questa epidemia che si è diffusa in sette stati. Dal mese di febbraio, quando l’epidemia è stata ufficialmente dichiarata, MSF supporta le autorità sanitarie nella sorveglianza epidemiologica e nella gestione dei casi nelle località più colpite. Ciononostante, la lentezza del sistema di risposta del Paese e la carenza di vaccini stanno ostacolando il lavoro.

Il 15 aprile, MSF ha aperto un centro sanitario da 200 posti letto nella città di Sokoto, seguito da una struttura da 20 posti letto ad Anka, nello Zamfara. In queste strutture, l’unità di risposta alle emergenze di MSF in Nigeria (NERU) lavora intensivamente per fornire cure mediche gratuite e di qualità e ridurre il più possibile la mortalità. Queste équipe trattano casi impegnativi in un contesto difficile. ”Qualche giorno fa un bambino di nove anni affetto da meningite grave, è stato portato in stato di incoscienza”, racconta Caroline Riefthuis, un’infermiera di MSF a Sokoto. ”È stato ricoverato e sottoposto a trattamento per cinque giorni, ma sfortunatamente è rimasto sordo e cieco come effetto collaterale della malattia”. Questo bambino è uno dei 614 pazienti trattati nell’ospedale Mutalah Mohamad di Sokoto da quando è gestito da MSF, che ha preso il posto del Ministero della Salute per via della mancanza di forniture e staff qualificato per gestirlo. Nell’ospedale Generale di Anka, 137 pazienti sono stati ammessi sin dall’inizio dell’epidemia. Molti sono tra i cinque e i venti anni di età.

MSF

Si vaccinano i bambini

Alla fine di aprile, il Ministero della Salute ha riportato 9.646 casi sospetti e un totale di 839 morti dalla fine del 2016. Il primo maggio, MSF è stata finalmente in grado di unirsi a una campagna di vaccinazione lanciata dalle autorità sanitarie nello stato di Sokoto. Nelle tre aree più colpite, 25 équipe di MSF hanno vaccinato circa 850 persone al giorno per sette giorni al fine di raggiungere 148.000 persone – su un totale di 800.000 – tra 1 e 20 anni di età. Un’altra campagna che mira a raggiungere circa 130.000 persone, inizierà nel corso del mese nelle quattro aree più colpite dello stato di Yobe.

Ancora più preoccupante è la carenza globale di vaccini contro il meningococco del gruppo C, che ha contribuito alla risposta tardiva e aumentato il tasso di mortalità in Nigeria. ”L’epidemia si sta diffondendo velocemente e siamo preoccupati perché non ci sono abbastanza vaccini per coprire la popolazione colpita” spiega Philip Aruna. Nello stato di Sokoto, per esempio, servirebbero tre milioni di vaccini per lanciare una campagna di massa, ma ne sono disponibili solo 800.000.

Per affrontare queste sfide logistiche e ridurre il tasso di mortalità, MSF insiste sulla necessità che i centri sanitari siano decentralizzati in modo che tutti i malati, anche nelle aree lontane, possano avere accesso a cure sanitarie gratuite e di qualità e a test diagnostici opportuni per confermare velocemente i casi e prevenire le diagnosi sbagliate.

MSF lavora in Nigeria dal 1996, attraverso progetti estensivi sulla salute infantile, sessuale e riproduttiva, sull’avvelenamento da piombo, e chirurgia ricostruttiva. Dal 2006 è attiva l’unità di risposta alle emergenze (NERU), che risponde alle epidemie come quelle di meningite o morbillo. Dalla metà del 2014, MSF fornisce inoltre assistenza medico-umanitaria alle persone sfollate a causa della violenza e alle comunità ospitanti nello stato del Borno nel nord-est della Nigeria. L’organizzazione gestisce attualmente 11 strutture mediche in sette città nello stato del Borno e fornisce regolarmente cure in altre quattro località.

YEMENMSF

Nella paese della penisola arabica in preda alla guerra l’emergenza sono le epidemie di colera e diarrea acquosa acuta nei governatorati di Amran, Hajja, Al-Dhale’, Taiz, e Ibb. Il numero di pazienti è drasticamente aumentato nelle ultime due settimane, raggiungendo un totale di più di 780 casi dal 30 marzo. Msf ha aperto centri per il trattamento del colera all’interno di cinque ospedali, per isolare e trattare i pazienti che presentano i sintomi, e sta supportando altre strutture gestite dalle autorità sanitarie.

Dalla fine di aprile, le équipe di Msf hanno curato 276 pazienti nell’ospedale di Al-Nasr e nel centro sanitario Al Salam, nel governatorato di Al-Dhale’. Dal 30 marzo, hanno inoltre curato 263 pazienti nell’ospedale di Abs Hospital, nel governatorato di Hajja, 168 dei quali giunti nelle ultime due settimane. Anche l’ospedale di Al-Salam nel governatorato di Amran, l’ospedale rurale generale di Thi As Sufal nel governorato di Ibb e l’ospedale materno-infantile di Al-Houban, nel governatorato di Taiz, hanno ricevuto centinaia di pazienti nelle ultime settimane. Il Ministero yemenita per la Salute Pubblica e la Popolazione ha inoltre riportato circa 310 casi nella capitale Sanaa.

MSF

Un ospedale dove confluiscono i malati di colera

Dall’inizio della guerra, nel marzo del 2015, molti ospedali hanno smesso di funzionare a causa del conflitto. Per milioni di persone nel Paese l’accesso alle cure mediche è diventato estremamente difficile. Inoltre, da settembre 2016 altre strutture sanitarie hanno smesso di funzionare a causa dell’assenza di risorse finanziarie e materiali. Con un sistema sanitario gravemente indebolito come quello yemenita, MSF teme che le autorità sanitarie da sole non siano in grado di far fronte all’epidemia.

”Riceviamo pazienti provenienti da molti distretti diversi, lontani anche dieci chilometri”, afferma Shinjiro Murata, capo missione di MSF in Yemen. ”Siamo preoccupati che l’epidemia continui a diffondersi e vada fuori controllo”.

Oggi MSF lavora in Yemen in 13 ospedali e centri sanitari e fornisce assistenza a più di 18 tra ospedali e centri sanitari in 11 governatorati (Taiz, Aden, Al-Dhale, Saada, Amran, Hajjah, Ibb, Sana’a, Hodaida, Abyan e Lahj) grazie al lavoro di quasi 1.600 operatori umanitari.

(@novellatop,  11 maggio 2017)

The following two tabs change content below.

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

Leave a comment

Your email address will not be published.


*