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Giornata mondiale Africa e G7: Amref fa ascoltare due voci per mandare un segnale ai Grandi

Africa

ROMA, 25 MAGGIO – Le mamme che devono essere trasportate con le carriole nella baraccopoli di Kibera, raccontate da Queen e la conta dei bambini morti per malnutrizione in Sud Sudan, raccontata da Morrish: sono grida di allarme pubblicate dall’organizzazione non governativa Amref per lanciare una sfida mondiale che riporti al centro del mondo l’Africa in occasione dell’apertura del G7 di Taormina e della Giornata Mondiale che celebra quel continente.

Amref

Un pozzo costruito da Amref

”E’ stato un viaggio complesso”  racconta Queen a Kibera, una delle baraccopoli più grandi del Kenya, mentre ricorda quando le donne venivano portate in clinica a bordo di carriole. Dal Sud Sudan Morrish dichiara: ”Abbiamo formato la spina dorsale sanitaria di questo paese, che intanto vive una delle crisi più drammatiche della Terra”. Il suo paese è straziato dai conflitti, dalla carestia, dall’inflazione, da una popolazione in fuga. Dall’altra parte del confine sudsudanese c’è l’Uganda, esempio di accoglienza e gestione dei migranti. Anche attraverso le loro voci, questa Regione dell’Africa – dove si toccano con mano indici di salute bassissimi, dove l’acqua, i vaccini e le ostetriche sono conquiste irrinunciabili –  manda un segnale ai grandi della Terra – riuniti per il G7 di Taormina – e in occasione della Giornata Mondiale dell’Africa.

AmrefAmref – che lavora da 60 anni nelle comunità più remote del continente, per garantire salute – afferma di sentire il dovere di riportare al centro della discussione italiana e mondiale l’Africa. Additata come fonte di problemi e paure – a causa della crescente migrazione – l’Africa è la sfida delle sfide mondiali. Quella a cui anche i sette potenti della Terra – e non solo loro – dovrebbero dare risposta. E’ il futuro ad imporcelo: l’Africa oggi è il secondo continente più popolato al mondo, con una popolazione di oltre 1 miliardo di persone. La rapida espansione la porterà nel 2060 a circa 2.8 miliardi di persone.
Per dare un’idea: in Europa il 99% della popolazione urbana e il 96% di quella rurale ha accesso a servizi igienici basilari, mentre nell’Africa a Sud del Sahara solo il 40% della popolazione urbana (2015) e il 23% di quella delle aree rurali ha l’accesso a servizi igienici adeguati (2015). Anche in situazione di malnutrizione più acuta gli operatori sul campo ci dicono ”iniziamo a curare le mamme”. Amref pone al centro del suo lavoro proprio la salute materno infantile. Anche qui però emerge una disparità mostruosa: in Africa ogni 100mila bambini nati muoiono 542 madri (OMS); in Europa ogni 100mila ne muoiono 16. In Sud Sudan si arriva addirittura a circa 800 su 100mila.

Africa

Operatrici Amref

Queen Wambua è una operatrice di salute comunitaria, ha 57 anni e da 12 lavora con Amref a Kibera, dove vivono una larga parte dei 200mila bambini e ragazzi orfani e vulnerabili di Nairobi. Lei e altri 400 operatori formati da Amref sono il ponte tra le baracche e il centro sanitario. La ‘regina di Kibera’  – che racconta come per tirare fuori da quei tuguri le partorienti l’unico mezzo sia una carriola – ci ricorda come giorno dopo giorno si occupino di curare diarrea e hiv, di indirizzare i pazienti agli ospedali. Morrish Ojok, capo progetto di Amref in Sud Sudan – la cui testimonianza è raccolta da Tommy Simmons, fondatore di Amref Italia, al momento in territorio sudsudanese- ricorda le parole di Betty, una nutrizionista di un ospedale a Juba, nel pieno di una lotta giornaliera alla malnutrizione ”è terribilmente doloroso dirlo, ma quando in un mese muoiono tra i 6 e i 10 bambini possiamo ritenerci fortunati”.

Per Amref non bastano quindi le risposte di Morrish e di Queen a colmare queste disuguaglianze, i vuoti dei diritti essenziali di un’Africa ricca di risorse e contraddizioni. Servono risposte mondiali ad una disparità che costringe i suoi uomini a salvare vite con le carrette e a dirsi fortunati se solo 6-10 bambini in un mese muoiono. Serve rimettere al centro l’Africa e la sua salute, partendo da quelle voci, ma non lasciandole sole.

(@novellatop, 25 maggio 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts