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Gen. Parrulli: Italia pronta a intervenire in aree di crisi a tutela del patrimonio culturale dell’umanità

Il comandante dei Carabinieri TPC a OnuItalia: da Task Force “Unite4Heritage” contributo incisivo tutela civiltà

Il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

ROMA, 5 GIUGNO  – L’Italia è pronta a intervenire nelle aree di crisi a salvaguardia del patrimonio culturale, come in Iraq, dove  chiese, moschee sciite, santuari e siti antichi di inestimabile valore sono stati saccheggiati e distrutti dalla furia dei combattenti dello Stato islamico.  Lo afferma a OnuItalia il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), carica assunta nel luglio dello scorso anno dopo una lunga carriera come ufficiale di Stato Maggiore in Italia e all’estero. Parrulli, che  dal settembre 2007 al maggio del 2008 ha addestrato la gendarmeria irachena all’interno della missione della Nato in Iraq, ha ricevuto “la Legione di merito” la più alta onorificenza che l’esercito degli Stati Uniti conferisce agli ufficiali di paesi stranieri.

Generale Parrulli, il suo impegno per l’Iraq prosegue da molti anni e coinvolge molteplici fronti, oggi con un focus sulla tutela del patrimonio culturale. Come il TPC sta collaborando per tutelare il patrimonio artistico del paese mediorientale?

Lo scorso febbraio mi sono recato in missione a Baghdad dove ho incontrato la responsabile locale dell’ufficio UNESCO, con cui ho esplorato possibili forme di collaborazione per rafforzare le capacità delle autorità locali nei vari settori di nostra specialità, attraverso l’impiego di esperti della Task Force Unite4Heritage in Iraq. La mia speranza è vedere presto i “caschi blu della cultura” in azione all’estero, quindi anche in Iraq, soprattutto dopo l’approvazione della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 24 marzo 2017. Istituita il 17 ottobre 2015,  la Task Force italiana “Unite4Heritage” è composta da personale selezionato del  Comando dei Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale,  e funzionari del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Nonostante sia pronta ad agire la  Task Force non è stata ancora impiegata fuori dai confini italiani. 

Per quale motivo?

Il Memorandum of Understanding siglato nel 2016 con l’UNESCO, è un accordo quadro che, per gli aspetti di dettaglio, quali ad esempio le procedure di impiego del personale e gli aspetti logistici, rimanda ad accordi tecnici che sono in fase di concertazione. Dopo questo passaggio, sarà possibile far partire per i teatri operativi esteri le unità della Task-Force, sotto l’egida di quella Organizzazione Internazionale. “Unite4Heritage” costituisce il primo importantissimo passo di un lungo cammino dell’Italia in questa missione internazionale a tutela della civiltà. È all’Italia, infatti, che la comunità internazionale guarda come modello nella tutela del patrimonio culturale, e la Task Force, tra le molteplici azioni condotte, in corso e pianificate, è una delle migliori risposte che il nostro Paese potesse fornire per reagire di fronte ai crimini contro l’umanità che l’Isis e le organizzazioni similari stanno perpetrando nelle attuali aree di crisi. Un impegno corale assunto dall’Arma dei Carabinieri, dal MiBACT e da tutti gli attori pubblici che, con l’ausilio delle associazioni private, hanno operato e stanno lavorando con un unico obiettivo: la salvaguardia del patrimonio culturale a rischio. L’impiego di questa unità in paesi esteri in cui le situazioni di crisi potrebbero mettere a rischio il  patrimonio culturale locale, prevede l’affiancamento e supporto del personale locale nelle attività di tutela di quei beni che potrebbero essere considerati in pericolo.

Qual è l’attuale situazione in Iraq dal punto di vista delle minacce al patrimonio culturale?

Il territorio iracheno è stato in larga misura devastato dalla furia dei terroristi e dalla loro indiscriminata iconoclastia. Anni di guerra prima e di occupazione poi, ad opera dell’autoproclamato Stato islamico, hanno inferto profonde ferite ai simboli Iracheni, che sono fattore di identità culturale e di coesione sociale.    Si calcola che siano almeno 28 gli edifici religiosi saccheggiati e distrutti dalla furia dei combattenti dello Stato islamico. Numerosi siti antichi e medievali sono stati abbattuti, incluse le antiche città di Nineveh, Mosul e Hatra, le rovine del castello di Bash Tapia e moltissimi capolavori del Museo di Mosul. Anche Nimrud, uno dei principali siti archeologici del periodo assiro in Iraq, è stata irrimediabilmente danneggiata dalle esplosioni e dalle demolizioni, anche come constatato a dicembre 2016 da funzionari dell’UNESCO, durante un’ispezione volta a valutare il complessivo stato di conservazione del sito archeologico.

Un miliziano dell’Isis danneggia un’opera d’arte a Nimrud, uno dei principali siti archeologici del periodo assiro in Iraq

In qualità di comandante del TPC  lo scorso febbraio  ha partecipato alla Conferenza internazionale dedicata all’Iraq tenutasi presso la sede dell’UNESCO a Parigi.  Che cosa è emerso?

Organizzata in collaborazione con il governo iracheno e con il finanziamento del Giappone, la conferenza era finalizzata alla valutazione dei danni inferti da Isis al patrimonio culturale iracheno (siti archeologici, edifici storici e religiosi, patrimonio urbano e manoscritti storici) e ha consentito di compiere importanti passi avanti nel percorso, particolarmente lungo e complesso, della sua tutela, conservazione e ricostruzione.

Quali sono le priorità più stringenti per salvaguardare il vasto Patrimonio iracheno?

La complessiva situazione in cui versa l’Iraq è stata ben illustrata da Qais Rasheed, vice ministro della Cultura delle Antichità e del Turismo nel suo discorso pronunciato in apertura dei lavori della conferenza, affermando che l’Iraq non aveva mai vissuto in precedenza una situazione di simili proporzioni. Nel 2014, secondo il vice ministro, i terroristi avevano occupato più di 4mila siti ed il traffico di opere d’arte era diventato la loro seconda fonte di reddito dopo l’olio. Interi siti sono stati saccheggiati e distrutti in conseguenza dello sfruttamento indiscriminato di tali bellezze storico-artistiche, come Nebi Yunus (uno dei siti Assiri più importanti) e la città di Nineveh. Nella città di Nimrud i terroristi hanno fatto esplodere il tempio di Ishtar e il tempio di Nabucodonosor. Più di 120 oggetti, tra cui statue, sono stati distrutti nel Museo di Mosul. Molte biblioteche con migliaia di volumi sono state distrutte in tutto il Paese. E’ necessario agire su molteplici fronti.

Quale piano d’azione è stato definito nel corso della conferenza internazionale UNESCO a Parigi?

Proprio partendo dal quadro di situazione illustrato dai relatori e dagli esperti, sono stati vagliati i punti critici del Paese, suddivisi per aree tematiche. E’ stato quindi considerato lo stato di conservazione delle singole tipologie di beni culturali (siti archeologici, il patrimonio religioso, gli edifici storici e il patrimonio urbano, i Musei e le collezioni museali e lo stato dei Manoscritti) e si è tentato di individuare le azioni da compiere in futuro. Di fatto, è stato definito un piano d’azione che contiene le principali attività da realizzare nell’immediato, a breve e medio termine, ed è stato deciso di istituire un meccanismo di coordinamento internazionale (Steering Committee), con sede a Baghdad, presieduto dal ministero della Cultura e co-presieduto dall’UNESCO, composto sia da donatori che da esperti dell’Iraq per il monitoraggio delle azioni indicate.

Il sito iracheno di Hatra, risalente a 2000 anni fa, prima delle distruzioni perpetrate dall’Isis

Come si agirà contro il traffico illecito di reperti d’arte in Iraq?

L’ONU, con le sue Risoluzioni più importanti (Risoluzione dell’Assemblea Generale ONU A/RS/69/281, intitolata “Saving the cultural heritage of Iraq”, adottata il 28 maggio 2015 e la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza S/RES/2199 sul contrasto al finanziamento del terrorismo, adottata il 12 febbraio 2015) ha ufficialmente già  messo al bando qualsiasi forma di traffico illegale di beni culturali provenienti da Siria e Iraq, mettendo all’opera dispositivi di sanzione, monitoraggio e scambio d’informazioni tra gli Stati membri. Per ultimo, la Risoluzione 2347, approvata il 24 Marzo 2017 a New York dal Consiglio di Sicurezza, che approvata all’unanimità, impegna i Paesi alla salvaguardia dei beni culturali dalla distruzione causata dalle guerre e contro il traffico illegale di reperti storici. Con l’approvazione della prima risoluzione nel suo genere è stato inviato un chiaro segnale di impegno comune nella tutela del patrimonio culturale. I controlli alle dogane si sono fatti sempre più stringenti e tali beni sono diventati assiduamente oggetto di attenzione e controllo sia con i metodi tradizionali, che con il monitoraggio del mercato online, il cui utilizzo non legale rappresenta una nuova sfida per gli investigatori che devono usare sempre nuove tecniche d’azione.  Ma non c’è dubbio che un grande impegno dovrà essere profuso soprattutto all’interno del Paese, per svolgere sul posto tutte quelle attività in grado di impedire, o quanto meno arginare il traffico illecito di beni culturali. Sto parlando quindi anche di attività di capacity building e di sostegno alle locali Forze di polizia e di dogana nel costruire e rinforzare la propria capacità di rispondere con efficacia alle sfide imposte da un mercato illecito sempre piu’ globalizzato dove gli scambi commerciali si susseguono con incredibile rapidità. Nel passato, anche recente, l’Italia ha fornito un grande contributo all’Iraq, inizialmente concretizzatosi con l’invio, tra il 2003 e il 2006, di militari del comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale sia a Baghdad che a Nassiriya. A Baghdad è stato inviato un Ufficiale, in qualità di esperto governativo, presso il Ministero della Cultura del Governo di Coalizione, per agevolare l’attività di monitoraggio e recupero dei reperti trafugati presso il Museo Archeologico della capitale irachena. Il Museo di Baghdad, infatti, a seguito dei saccheggi subiti versava in uno stato caotico. Per fortuna, la quasi totalità dei tesori d’archeologia, custoditi nel museo, erano stati messi in salvo dal personale iracheno prima dell’inizio del saccheggio.  La missione è quindi consistita nel censimento dei reperti conservati nei depositi interni al museo e in quelli esterni, nonché nel creare la prima Banca dati che consentisse la comprensione del numero di oggetti realmente mancanti. Subito dopo, inseriti nell’operazione “Antica Babilonia”, sono partite alla volta di Nassirya altre unità del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che hanno fatto parte di una squadra del reggimento MSU che ha collaborato con le Autorità locali e con la polizia irachena al censimento dei siti archeologici a rischio, alla loro messa in sicurezza nonché alle operazioni volte a contrastare le attività di scavo clandestino e di commercio illegale di reperti archeologici.

L’area di competenza del Reparto ha coinciso con la provincia del Dhi-Kar, nell’Iraq Sud-occidentale, caratterizzata da saccheggi generalizzati da parte di criminali senza scrupoli, dediti alla sistematica violazione dei siti archeologici locali, con l’utilizzo indiscriminato di mezzi rudimentali tali da causare spesso danni irreparabili ai preziosi reperti.  Nel corso della missione, i militari dell’Arma, unitamente agli esperti iracheni, hanno censito 650 siti archeologici, effettuando 25 missioni di ricognizione aerea con l’utilizzo degli elicotteri del contingente multinazionale ed hanno sequestrato 1.636 reperti archeologici di significativa importanza, identificato 127 persone sospette e tratto in arresto 53 persone, consegnate all’Autorità irachena. Come si può intuire, sarà necessaria esplicare un’azione completa e strutturata anche in futuro. Dallo scambio di buone pratiche fino a giungere alle indagini congiunte, questo dovrà/potrà essere l’iter che consentirà di trasferire gradualmente tutta la nostra conoscenza nel settore al popolo Iracheno che, come noi, ha la fortuna di possedere un vasto e antico patrimonio culturale. A riguardo, una fondamentale rilevanza assume l’attività addestrativa che viene svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Occorre anche ricordare che già nel 2016, a favore del personale dei Ministeri dell’Interno e della Cultura e delle Antichità Iracheni sono stati realizzati due corsi specialistici riguardanti la lotta al traffico illecito di beni culturali. Un terzo corso destinato al personale delle medesime Organizzazioni verrà svolto nel prossimo luglio.

Lei ha assunto lo scorso luglio la Direzione del Comando Carabinieri Tutela patrimonio Culturale, cosa ci puo dire su questi suoi primi mesi di lavoro?

In passato, nel grado di capitano, ho comandato una delle sezioni operative del Comando, allora denominato “Tutela Patrimonio Artistico”. Dopo quella splendida esperienza, ritornare qui da Comandante è stato entusiasmante e gratificante. Ritengo che il lavoro del Comando Tutela Patrimonio Culturale, sia uno dei più affascinanti tra le molteplici attività che impegnano l’Arma. Prima di questo incarico sono stato Capo Ufficio Piani e Polizia Militare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, struttura incaricata di pianificare e gestire tutte le attività connesse alle missioni internazionali della nostra Istituzione. Prima ancora, nel 2015, mi sono occupato, a Bagdad, della formazione e dell’addestramento delle forze di polizia irachene. Sin dalla mattina del 24 agosto 2016, a poco meno di un mese dal mio insediamento, mi sono dovuto confrontare con le urgenze legate al fenomeno sismico che ha coinvolto l’Italia centrale. Questa triste circostanza è stata la prima occasione per l’impiego del personale tratto dalla Task Force Carabinieri “Unite4Heritage”, addestrato per affrontare le calamità naturali sia in ambito nazionale che estero. Dal verificarsi della prima scossa, il personale tratto dalla Task Force, dei Nuclei di Roma, Ancona e Perugia, nonché del dipendente Reparto Operativo è intervenuto ad Amatrice (RI).

La basilica di San Benedetto a Norcia devastata dal terremoto

Successivamente, al verificarsi di altre scosse telluriche, sono intervenuti nelle aree di Arquata del Tronto (AP), Norcia (PG) e in tutta la provincia di Macerata, permettendo di acquisire un preliminare quadro di situazione sul patrimonio culturale danneggiato, individuando anche le strutture idonee in cui depositare i beni scampati alla distruzione.   Le attività sono proseguite in tutte le zone colpite con interventi di recupero dei beni anche nelle realtà culturali più isolate. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, come previsto dalla direttiva del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini, ha svolto un ruolo significativo nella salvaguardia del patrimonio culturale attraverso:

– l’individuazione di ricoveri idonei a custodire i beni culturali mobili recuperati;

– la cooperazione con il personale MiBACT, delle Diocesi, dei Vigili del Fuoco in tutte le attività di tutela;

– la “messa in sicurezza” delle opere di particolare valore, assistendo i funzionari MiBACT e, talvolta, effettuando direttamente il trasporto dei beni a maggiore rischio di danneggiamento, dispersione e aggressione criminale. Le immagini delle prime ricognizioni, scattate dal personale del Comando e veicolate attraverso l’Ufficio Stampa del MiBACT e del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, sono state riprese e pubblicate, oltre che da testate giornalistiche tradizionali e on-line di livello nazionale e internazionale, anche sulle home-page di numerose Ambasciate italiane, per sensibilizzare i Paesi esteri a una raccolta di fondi destinati alle popolazioni colpite dal sisma. Dal 24 agosto 2016 a oggi, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ha complessivamente impiegato 2.931 unità che, anche con l’ausilio in termini di uomini e mezzi fornito dal 5° Reggimento Carabinieri “Emilia Romagna” e dall’11° Battaglione Carabinieri “Puglia”, nonché con il supporto logistico garantito dalla Legione Carabinieri “Puglia” e “Marche”, hanno messo in sicurezza oltre 18 mila beni tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Ma questi mesi sono stati anche ricchi di soddisfazioni. Penso innanzitutto alle emozionanti cerimonie, cui ho partecipato, di restituzione di oggetti rubati in Italia e provenienti dagli Stati Uniti e dall’Ucraina.  Penso poi alla partecipazione a numerosi eventi internazionali in cui, ancora una volta, l’expertise del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è stata fondamentale per l’adozione di una serie di provvedimenti volti a contrastare le azioni distruttive consumate ai danni del Patrimonio culturale mondiale.

(@francesmorandi, 5 giugno 2017)

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Dal 2000 sono giornalista, ho iniziato con un internship per l’agenzia di stampa americana Dow Jones, passando per una breve esperienza all’Ansa a Londra, e tanti anni nelle redazioni milanesi di quotidiani, giornali online e agenzie di stampa. Per me il giornalismo è un servizio, soprattutto per chi non ha voce.

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About Francesca Morandi

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