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Legambiente all’ONU: Italia guidi alleanza contro “marine litter”

NEW YORK, 8 GIUGNO – L’82% dei rifiuti spiaggiati trovati su 105 arenili di 8 Paesi mediterranei (Italia, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia, Turchia) è risultato di plastica. Il 64% dei rifiuti trovati riguarda oggetti usa e gettaQuesto il risultato di una indagine realizzata da Clean Up the Med, la campagna di volontariato coordinata da Legambiente presentati oggi all’Onu in un side event della Conferenza sugli Oceani.

“Lavoreremo per fare in modo che l’Italia possa guidare un’Alleanza del Mediterraneo contro i rifiuti marini, il ‘marine litter’. Il monitoraggio dei rifiuti marini in generale e la lotta all’inquinamento della plastica in mare sono una pietra
miliare della storia di Legambiente”, ha spiegato il direttore dell’associazione, Stefano Ciafani aprendo l’incontro dal titolo “Multi-stakeholders Governance for tackling marine litter in the Mediterranean Sea” con la partecipazione della Sottosegretaria all’ambiente Silvia Velo, UNEP/MAP-Barcelona Convention, Parlamento Europeo, Agenzia europea per l’ambiente, UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN-Mediterranean), UfMs (Union for the Mediterranean Secretariat), Università di Siena, European Bioplastics, Novamont e Kyoto Club.

“Gli oceani e i mari sono stati spesso considerati come fonte di materie prime illimitate in grado di sostenere la crescita industriale, ma anche di assorbire la produzione incontrollata di qualsiasi tipo di rifiuto. Ma negli ultimi anni, in particolare, le microplastiche sono diventate una grave minaccia crescente per l’ambiente marino, con effetti letali per le specie marine e con potenziali minacce per la salute umana”, ha detto la Velo, sottolineando che l’Italia “già è impegnata in ambito di cooperazione regionale con l’attuazione del piano di azione della Convenzione di Barcellona in ambito Europeo, nell’attuazione della direttiva Quadro sulla Strategia Marina e nella promozione di specifiche iniziative nei comuni costieri dell’area del Santuario Pelagos, ha voluto portare la questione del Marine Litter, assieme a Legambiente, anche all’attenzione della Conferenza sugli Oceani presso le Nazioni Unite”.

Alla base di una campagna salva-mare c’è la volontà di “combattere l’inquinamento dai sacchetti di plastica e dalla ‘spazzatura’ marina in genere. Il nostro Paese ha iniziato questa lotta 10 anni fa; a dicembre 2006 il Parlamento italiano ha approvato la legge e il divieto per i sacchetti di plastica non compostabili. I risultati di questo divieto ci raccontano che in cinque anni c’è stata in Italia una riduzione di oltre il
50% dei sacchetti di plastica in mare”, ha detto Ciafani. Copiando quanto ha fatto l’Italia, altri Paesi del Mediterraneo hanno approvato un divieto totale dei sacchetti di plastica altri Paesi introducono un’imposta sui sacchetti di plastica monouso. Ma non è ancora sufficiente; “Tutti i Paesi del Mediterraneo devono lavorare per trovare delle misure di prevenzione e delle soluzioni. È essenziale prevenire il problema attuando campagne di sensibilizzazione, lavorando sull’innovazione del processo e dell’innovazione, e avviando una catena virtuosa di riciclaggio”, ha detto il rappresentante di Legambiente.

Tra i 150 eventi paralleli in programma durante la Conferenza ONU, quello organizzato da Legambiente e’ stato  l’unico a portare contributi ed esperienze sul tema del marine litter in Italia e nel resto del Mediterraneo.

“Il Mar Mediterraneo è gravemente minacciato dal marine litter che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale”, ha detto Ciafani: “Per questo è urgente che tutti i Paesi mediterranei intervengano in maniera comune per ridurre il problema del marine litter, dalla prevenzione alla ricerca scientifica, adottando anche misure drastiche come la messa al bando dei prodotti più inquinanti come i sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, come già fatto da Italia, Francia e Marocco. È fondamentale continuare a studiare il fenomeno come fa anche la nostra associazione da anni con Goletta Verde e la campagna ‘Spiagge e fondali puliti’: una esperienza diffusa di monitoraggi scientifici praticata in tutto il paese dai nostri circoli locali, comitati regionali, soci e volontari, considerata da più fonti istituzionali internazionali come una delle esperienze più avanzate al mondo di ‘citizen science’, il contributo che i cittadini organizzati possono dare alla conoscenza dei problemi ambientali”. (@OnuItalia)

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