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Al via lavori Unesco a Cracovia. Tra le richieste polemiche per la candidatura della Città vecchia di Hebron

Unesco

CRACOVIA, 3 LUGLIO – Patrimonio mondiale artistico e naturale, new entry, esame delle condizioni di conservazione dei siti che sono già protetti, polmiche sulla candidatura di Hebron: l’agenda della 41/a sessione del Comitato del patrimonio mondiale dell‘Unesco che si riunisce da oggi a Cracovia, in Polonia, è fitta di impegni e lavoro.
La cerimonia di apertura dei lavori (che chiuderanno i battenti il 12 luglio) si è svolta presso il castello reale di Wawe in presenza di molte personalità autorevoli (il presidente polacco Duda e la direttrice generale del’Unesco Irina Bokova tra tutti) e di circa un migliaio di invitati.
”Con oltre 1000 siti inseriti nella lista, possiamo parlare di successo della Convenzione per il patrimonio mondiale-ha detto nel suo intervento Jacek Purchla, presidente del Comitato del patrimonio mondiale– Si tratta di uno dei rari strumenti normativi a beneficiare di una ratifica quasi universale”.
Nel corso della sessione il Comitato esaminerà lo stato di conservazione di 99 siti già iscritti nella Lista e di 55 che sarebbero ”a rischio”. Saranno inoltre esaminate 33 proposte di nuove iscrizioni .

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Irina Bokova

Ci sarà poi una questione che già alla vigilia ha suscitato polemiche tra Israele e palestinesi: tra le nuove richieste all’ordine del giorno per la discussione figura anche quella avanzata dall’Autorità Palestinese per l’inclusione della Città Vecchia di Hebron, che ha il suo centro nel luogo dove ebrei, cristiani e musulmani venerano quella che secondo la tradizione è la Tomba di Abramo. Si tratta di un complesso antichissimo – le mura esterne risalgono ai tempi di Erode – che a seconda del punto di vista di chi lo guarda è chiamato Tomba dei patriarchi (visto che ospita anche quelle di Isacco e Giacobbe e di alcune delle loro mogli) o moschea al Khalil. E al suo interno mostra pure chiari i segni dell’epoca crociata, quando venne trasformato in una chiesa affidata ai canonici agostiniani.
Le discussioni non verteranNo tanto sul riconoscimento di quell’area di Hebron come patrimonio dell’umanità, quanto sulla sovranità rivendicata dallo stato di Palestina. Hebron si trova infatti nel cuore della Cisgiordania ed è uno dei luoghi maggiormente contesi tra israeliani e palestinesi. Pur essendo infatti una città palestinese abitata da circa 200 mila persone, Hebron vede al suo interno la presenza di due insediamenti israeliani – uno nel cuore della città e l’altro nella vicina Kiryat Arba, abitati complessivamente da circa 10mila coloni.

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La Tomba di Abramo

La Palestina all’Unesco mira a rivendicare la propria sovranità su Hebron, specificando che si tratterebbe di un patrimonio a rischio e in questo modo ottenendo una via prioritaria per l’esame della domanda, come già avvenuto negli anni scorsi per la Basilica della Natività a Betlemme e le colline degli uliveti del Battir (gli altri due siti palestinesi già riconosciuti come Patrimonio dell’umanità).

Israele – visti i precedenti e la composizione dei rappresentanti dei 21 Paesi che formano oggi il Comitato – non nutre grandi speranze di riuscire a bloccare il voto di Cracovia. E sostiene già – atraverso il suo ambasciatore all’Unesco, Carmel Shama HaCohen – che si tratta di ”un nuovo fronte nella guerra ai luoghi santi che i palestinesi

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Ebrei alle mura di Hebron

stanno tentando di appiccare come parte della loro campagna contro Israele e la storia del popolo ebraico”. Anche se – va aggiunto – nell’istanza presentata dall’Autorità palestinese si parla espressamente di Hebron come di un ”Luogo sacro a musulmani, cristiani ed ebrei”.

Da parte loro gli esperti dell’Unesco hanno detto all’Autorità Palestinese che la richiesta di inserire la Città Vecchia di Hebron nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità in pericolo è eccessivamente concentrata sulla storia musulmana della città, escludendo il patrimonio ebraico-cristiano. Nella sua relazione di 11 pagine presentata lo scorso fine settimana, il Consiglio Internazionale su Monumenti e Siti (ICOMOS) afferma che questa lacuna nella candidatura palestinese, unita alla decisione di Israele di non autorizzare il sopralluogo degli esperti, rende difficile stabilire se esista davvero la ‘situazione di emergenza’ addotta dalla rappresentanza palestinese per giustificare la procedura d’approvazione d’urgenza a scapito delle candidature di altri paesi in attesa da anni. Inoltre per gli esperti ”la candidatura palestinese di Hebron trascura il retaggio ebraico e cristiano”.

(@novellatop,  3 luglio  2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts