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Il generale Graziano all’Onu: “Nessun paese immune da rischi multidimensionali e transnazionali”

(di Arturo Zampaglione) NEW YORK, 7 LUGLIO – “Il carattere multidimensionale, incerto e transnazionale delle attuali minacce determina un rischio globale rispetto al quale nessun paese può ritenersi immune”. Con questo monito, il capo di stato maggiore della difesa, generale Claudio Graziano, intervenendo al Palazzo di vetro, ha iniziato una analisi dell’attuale scenario geopolitico internazionale.

Il generale Claudio Graziano all’Onu (terzo da sinistra)

“Uno scenario – ha aggiunto – che richiede una risposta adeguata anche in terreni non tradizionali: il miglior esempio di quanto sta accadendo è proprio in materia di ciberattacchi”.

Dopo gli incontri del giorno prima al Pentagono, il generale Graziano ha partecipato venerdì 7 luglio alla seconda conferenza dei capi di stato maggiore dei paesi membri dell’Onu. Un appuntamento, nelle intenzioni dei vertici delle Nazioni Unite e del segretario generale Antonio Guterres, per individuare le aree di maggiore importanza strategica e rendere più efficace e puntuale le azioni di peacekeping. E avendo comandato per tre anni la missione Unifil nel Libano meridionale, cui l’Italia ha sempre contribuito in maniera determinante, con la presenza ancora oggi di 1100 caschi blu, il capo di stato maggiore della difesa ha portato un contributo legato a una esperienza diretta, preziosa e di riconosciuto successo, in un momento pearaltro molto delicato dopo la guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah.  Del resto l’Italia ha anche un ruolo di primo piano nelle operazioni dell’Onu in quanto primo contributore in termini di truppe tra i paesi occidentali e ottavo in termini di contributi finanziari al bilancio del peacekeeping.

Nell’affrontare le nuove sfide delle operazioni di pace dell’Onu, il cosiddetto Peacekeeping 2.0, il generale Graziano ha detto: “Gli episodi degli ultimi mesi sono un esempio della necessità di superare le reazioni limitate stato per stato, puntando piuttosto sulla costituzione di una azione unica, coordinata e preventiva”. C’e quindi la necessità “di un approccio onnicomprensivo per le operazioni di peacekeeping che tenga conto, fin dai più bassi livelli, di tutti gli strumenti di potere: diplomatico, informativo, militare ed economico al fine di poter realmente coinvolgere sia le autorità locali sia quelle internazionali nel processo di ricostruzione e sviluppo delle aree che hanno subito il crollo statuale.” Nel suo intervento il capo di stato maggiore ha chiesto un riesame delle strategie anche per le missioni di pace tradizionali.
“Il futuro del peacekeeping avrà necessariamente una componente africana”, ha poi spiegato in un incontro con la stampa, invitando a un coordinamento e una pianificazione europea a medio e lungo termine anche alla luce dei flussi migratori che vengono dal Sahel. Cioè, non bisogna più fare come nel Libano quando, in un solo mese nel 2007, 15mila militari vennero spostati per fare da cuscinetto tra Israele e le Forze armate libanesi.

Quanto alla Libia, Graziano non vede all’orizzonte una nuova Unifil: pensa piuttosto a una operazione di “capacity building” con l’impiego di forze che formino le forze locali: come gli italiani stanno già  facendo attorno all’ospedale militare di Misurata dove vengono curati i combattenti libici feriti nelle operazioni anti-ISIS.

I caschi blu del Unifil (Libano)

In Iraq, dove si prospetta l’imminente sconfitta dell’Isis con la caduta delle ultime sacche di resistenza degli jihadisti a Mosul, il capo di stato maggiore prevede che la presenza italiana (1400 militari, di cui circa 500 impiegati a difesa della diga di Mosul sul fiume Tigri, dove sono in corso i lavori di consolidamento da parte della società Trevi) debba continuare fino al completamento del mandato. “Ci vorrà ancora almeno un anno”, ha chiarito il capo di stato maggiore della difesa.

AZ, 7-7-2017

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Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza).

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About Arturo Zampaglione

Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza). Contact: Website | More Posts