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Quando i “Fulci boys” sventarono il “quick fix”: il nuovo libro di Elio Menzione

Elio Menzione

(di Arturo Zampaglione) ROMA, 9 LUGLIO – Era una trappola che negli anni Novanta rischiava di relegare l’Italia a lungo, forse per sempre, in un ruolo di secondo o terzo piano nella politica internazionale. Il quick fix (soluzione rapida), come veniva chiamata al Palazzo di Vetro, avrebbe aggiunto la Germania e il Giappone al “club” dei cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza, a spese di altri protagonisti della diplomazia e soprattutto della rappresentatività e funzionalità dell’Onu.

Ma con un lavoro tenace e intelligente, e soprattutto con un gioco di squadra spesso “non-convenzionale”, guidato dall’allora ambasciatore all’Onu, Francesco Paolo Fulci, e da un manipolo di collaboratori di prim’ordine, la Farnesina seppe respingere l’attacco con successo. Quelle vicende sono ora rievocate in un avvincente saggio di oltre trecento pagine scritto da Elio Menzione e pubblicato da Robbettino con il titolo La sfida di New York. L’Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Prima degli incarichi di ambasciatore a Cuba, Sudafrica, Colombia e Berlino, Menzione ha prestato servizio tra il 1991 e il 1996 presso la rappresentanza italiana alle Nazioni Unite a New York: cioè proprio negli anni cruciali della battaglia per il consiglio di sicurezza. Così il libro fa tesoro, non solo delle qualità analitiche dell’autore nelle relazioni internazionali, non solo di una profonda conoscenza della storia diplomatica, ma anche di un bagaglio di esperienze di prima mano al Palazzo di vetro, maturate assieme agli altri “Fulci boys”, come erano soprannominati scherzosamente dai media, da Giulio Terzi a Sebastiano Cardi, che hanno poi tutti avuto brillanti carriere.

Paolo Fulci e l’attuale ambasciatore all’Onu, Sebastiano Cardi

Il saggio inserisce la “sfida” lanciata all’Italia nella svolta epocale nelle relazioni internazionali alla fine del secolo scorso. Il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda crearono un nuovo scenario. Il clima di maggiore collaborazione assicurò un ruolo più importante alle Nazioni Unite e al loro organo esecutivo, il consiglio di sicurezza. In quella fase di cambiamenti il Giappone e la nuova Germania unificata cedettero alla tentazione di chiedere l’ingresso nel gruppo ristretto e privilegiato dei membri permanenti del consiglio di sicurezza, ottenendo l’appoggio di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. L’Italia e la sua Rappresentanza a New York raccolsero la sfida opponendosi con fermezza ad una soluzione che sembrava scontata in nome dei legittimi interessi nazionali e di una diversa visione dell’Onu del futuro. Mobilitando altri paesi con analoghi interessi e convinzioni, riuniti attorno al famoso “coffee club”, l’Italia svolse in quel decennio un ruolo decisivo per impedire soluzioni frettolose e per definire regole del gioco che conservano fino ad oggi la loro validità, potendo contare su un appoggio unitario senza precedenti di classe politica, stampa e opinione pubblica italiana.

AZ, 9-7-2017

 

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Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza).

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About Arturo Zampaglione

Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza). Contact: Website | More Posts

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