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Alfano alla Stampa: troppi mediatori in Libia, concentriamo sostegno su nuovo inviato Onu Salamè

Ambasciatori

ROMA, 25 LUGLIO – II ministro degli Esteri Angelino Alfano esce soddisfatto dalla conferenza degli ambasciatori organizzata, come ogni anno, alla Farnesina. Al termine dell’evento a cui è intervenuto anche il presidente della Repubblica Mattarella, ragiona con ‘La Stampa’ delle linee guida dei prossimi mesi, nel mondo, in Europa e soprattutto nel Mediterraneo.

In che direzione andrà la politica estera italiana di domani?

Africa

Angelino Alfano

«Abbiamo due priorità assolute, la crescita e la sicurezza. Per quanto riguarda la crescita stiamo lavorando molto sulla diplomazia economica, mentre per la sicurezza occorre stabilizzare le aree di crisi del Mediterraneo dove attecchiscono terroristi, trafficanti di esseri umani, criminali».

Qual è l’agenda sul tavolo della conferenza degli ambasciatori?

«Sicurezza e crescita. Al di là delle questioni strettamente geopolitiche, abbiamo realizzato un’impresa senza precedenti, quella di mettere eccezionalmente la Farnesina a disposizione delle imprese interessate ad approfondire rapporti con la nostra rete diplomatica nel mondo: hanno risposto in moltissimi».

Come giudica la nuova iniziativa di Parigi sulla Libia, ne ha parlato con il suo collega francese?

«Ho visto il mio collega Le Drian oggi (ieri ndr). Entrambi i nostri Paesi sviluppano la propria azione sulla Libia. L’Italia ha riaperto l’ambasciata a Tripoli, intavolato il dialogo economico con il forum di Agrigento e sta tessendo rapporti nell’Est del Paese. Sosteniamo il governo di Tripoli ma anche noi siamo in contatto con Haftar. La nostra priorità però è rafforzare il nuovo inviato dell’Onu Ghassan Salamé. Ci sono troppi formati aperti in Libia, troppi mediatori, troppe iniziative, dal Golfo all’Egitto, dall’Algeria alla Tunisia, dall’Unione europea agli interessi dei singoli Stati mèmbri: è necessario unificare gli sforzi e concentrarli su Salamé, se ognuno dovesse andare per i fatti suoi finiremmo per delegittimarlo».

In virtù del nostro impegno, la Francia non avrebbe potuto invitarci al vertice tra Sarraj e Haftar?

«Ci sono tanti negoziati aperti. Quello francese non è il primo e temo che non sarà l’ultimo. Noi guardiamo con favore le iniziative che favoriscono il dialogo e dunque anche quella francese. Ma lo ripeto: sosteniamo Salamé».

Che rapporti avrà l’Italia con Macron, interessato all’Europa ma anche molto alla sua Francia?

«Abbiamo un rapporto fraterno con la Francia. Il Mediterraneo è un’area d’interesse comune per entrambi. Macron ha vinto esprimendo una forte vocazione europeista e questo ci piace. Per il resto ciascuno segue gli interessi nazionali».

Libia

Ghassan Salamè

Il presidente Mattarella è intervenuto sul tema dei migranti chiedendo all’Ue «risposte e non battute». Cosa intendeva?

«Mattarella è in prima linea nel difendere l’orgoglio italiano per quanto fatto nel Mediterraneo, ma anche nel sottolineare l’urgenza di una solidarietà europea. Come sempre è stato molto netto e saggio».

Che risposte si aspetta concretamente l’Italia sui migranti?

«Sappiamo che non c’è una risposta nazionale alla crisi dei migranti. Dobbiamo lavorare per rafforzare le frontiere libiche, per aiutare il Paese a fermare a monte l’esodo che arriva dal Sud. L’Italia lo sta facendo fornendo training, addestramento».

Dobbiamo rassegnarci a un’Europa a più velocità?

«È così, l’Europa a più velocità c’è già. Abbiamo quella della sicurezza fisica espressa dall’Osce, quella politica della Ue, l’Eurozona, Schengen, formati diversi che non sempre coincidono e disegnano un’Europa a cerchi concentrici. L’importante è capire che un’Europa forte non può aspettare le ambizioni del meno ambizioso. Per esempio, è ora di avanzare decisi sulla difesa europea e finalmente lo stiamo facendo».

Sono stati di stimolo l’elezione divisiva di Trump e la minaccia reale o percepita di Putin?

«L’Europa deve prendere atto della linea di politica estera della nuova amministrazione americana, considerando quanto sia importante per noi il dialogo Usa-Ue e del protagonismo di Putin. Lamentarsi solo non serve a nulla: bisogna occupare gli spazi vuoti perché altrimenti li occuperanno altri. E il primo di questi spazi è il Mediterraneo, dove l’Europa non può perdere la sua vocazione strategica. Lo ripeto, la difesa comune è il punto di partenza, storicamente gli eserciti sono sempre stati sinonimo d’influenza politica».

Ha ragione lo scrittore israeliano Yehoshua che su «La Stampa» ha proposto la Sicilia come capitale del Mediterraneo?

«La Sicilia è simbolo di convivenza tra culture. L’Unesco lo ha riconosciuto alla Palermo arabo-normanna e io ho scelto di farne la sede del gruppo di contatto Osce-Paesi Med che si riunirà a ottobre a Palazzo dei Normanni. In quella occasione, a Palermo, intendo presentare un ambizioso programma culturale per il Mediterraneo».

(25 luglio 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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