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Migrazioni: salpa da Malta la tedesca Juventa, nel Mediterraneo per salvare e monitorare il mare aperto

Eterni problemi con le ''guardie costiere libiche'' dice la comandate Katherine. I racconti dei rifugiati

Juventa

MALTA, 25 LUGLIO – In un Mediterraneo solcato da imbarcazioni di mercanti di uomini, mezzi militari e navi delle organizzazioni umanitarie che in queste ultime settimane sono state messe sulla graticola da chi di migranti non vuole sentire più parlare, è salpata ieri da Malta la Iuventa. L’imbarcazione dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet attraverserà il Mediterraneo mettendo a punto operazioni SAR – search and rescue operations – e monitorando la situazione in mare aperto.

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L’equipaggio

Il lavoro della Iuventa è da tempo volto a sostenere quello delle Ong sia per quanto riguarda le operazioni di soccorso, sia per la volontà di controllare e riportare in modo indipendente quanto accade nelle acque internazionali, rispondendo così alle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Per questi motivi si prevede conflittuale il possibile incontro in mare con la Guardia Costiera libica o con la cosiddetta nave nera C-Star, soprattutto considerando che ”la Iuventa non aiuta o supporta nessuno che intenda riportare i migranti in Libia o in un altro Paese africano”.
“Per la prossima missione mi aspetto, come sempre, l’imprevedibile”, commenta Katherine, il comandante della Iuventa alla partenza della nave dal porto di Malta, secondo il racconto che l’italiano Tommaso Gandini, della campagna #overthefortress. e autore del report multimediale pubblicato da Melting Pot Europa: Iuventa: ultimi preparativi ed istruzioni prima di partire .. ”Ma questo – aggiunge la comandante – non significa che non abbiamo alcun dato”.
Ieri infatti, dopo una settimana di relativa calma sono ricominciati i salvataggi, spiega al resto dell’equipaggio, e più di 400 persone sono state portate in salvo.
Il tempo è soleggiato e stabile e questo significa che probabilmente le imbarcazioni precarie e cariche di vite e speranze ricominceranno a partire dalla Libia, che ci sia qualcuno a soccorrerle o meno”.
‘”Attualmente ci sono diverse navi, come quelle di MSF o la Vos Hestia di Save the Children, nella zona SAR pronte ai soccorsi, ma potremmo non incontrarle. Se oggi e domani infatti avverranno molti salvataggi, queste navi ritorneranno con donne, uomini e bambini soccorsi verso le coste italiane, compiendo un viaggio che tra andata e ritorno potrebbe occupare diversi giorni. Questo vuol dire che c’è la possibilità che quando arriveremo sulla prima linea saremo i soli attori presenti. Anche se non saremo lì solo a soccorrere le persone: avere la possibilità di monitorare quello che accade in quel tratto di mare aperto è riconosciuto da tutti come un’azione fondamentale. Per esempio per registrare i comportamenti della Guardia costiera libica. O meglio delle varie fazioni delle Guardie costiere: è importante ricordare – spiega Katherine – che non c’è un vero e proprio governo alle spalle delle guardia costiera libica, ma nemmeno un comando centrale. Alcune pattuglie si comportando seguendo le leggi del mare con lo scopo di aiutare chi si trovasse in difficoltà. Altre fanno riferimento a gruppi armati minori, e non di rado sono proprio queste che gestiscono il traffico di esseri umani. Il loro interesse è esclusivamente economico, chi paga meglio ha l’ultima parola”.

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Addestramento prima della partenza

Secondo le testimonianze raccolte nel rapporto ”L’inferno al di là del mare” di Oxfam, MEDU e Borderline Sicilia, i migranti raccontano di essere stati picchiati, abusati, venduti e arrestati illegalmente dalle milizie locali, dai trafficanti di esseri umani e dalle bande armate che controllano gran parte del territorio libico.
”La pluralità e diversità di intenti, se così si possono definire, all’interno della Guardia costiera riflette i comportamenti che potrebbero aver in mare. E’ successo che gli agenti siano stati molto cortesi, non solo aiutando le navi delle ONG a soccorrere i migranti, ma anche condividendo una tazza di tè con l’equipaggio dei volontari. Tuttavia è avvenuto anche l’esatto contrario: hanno infatti interferito con le operazioni di salvataggio, hanno avuto atteggiamenti minacciosi e aggressivi, arrivando perfino ad aprire il fuoco contro una delle navi di ricerca e soccorso”, rileva Katherine.
Secondo quanto raccolto da Human Rights Watch “il 10 e il 23 maggio, forze della guardia costiera libica sono intervenute, in acque internazionali, in operazioni di soccorso già avviate da ONG, tenendo comportamenti minacciosi, tali da poter creare panico, e senza fornire giubbotti di salvataggio a persone in cerca di soccorso su imbarcazioni inadatte alla navigazione. Il 23 maggio alcuni gruppi non-governativi hanno visto, e filmato, degli agenti della guardia costiera libica mentre sparavano in aria, e hanno raccolto testimonianze dai sopravvissuti secondo cui gli agenti avevano anche sparato in acqua dopo che le persone, in preda al panico, si erano tuffate in mare. ”Nel caso dovessimo incrociare le motovedette regalate dal governo italiano a Serraj oppure altre imbarcazioni della Guardia costiera libica – conclude la comandante della Juventa – le procedure possono essere molto diverse: all’inizio è consigliabile mantenere un rapporto amichevole e cercare di tenere la situazione più calma possibile, anche nel caso di un abbordaggio.  La Guardia costiera è infatti autorizzata a controllare le navi poco al di fuori del limite delle proprie acque territoriali, e non è improbabile che decidano di salire a bordo per controllare i documenti ed ispezionare la nave. In questo caso si cerca di dialogare consegnando ciò che viene richiesto, cercando di evitare ulteriori problemi. Nel caso in cui invece ci fosse una pattuglia molto aggressiva esiste una procedura di lock down. Tutto l’equipaggio si deve recare nel reparto macchine, dove una porta viene sigillata chiudendo tutti dentro. In questa stanza non solo vi sono provviste e dispositivi medici, ma è possibile governare l’intera nave riportandola verso Nord, impedendo a chiunque altro di accedere ai comandi sul ponte”.

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A Malta

Quanto alla campagna #overthefortress., partì come staffetta nell’agosto del 2015, poche settimane prima della costruzione del muro sul confine serbo-ungherese. La campagna è ancora oggi attiva lungo le principali rotte migratorie e sui confini interni ed esterni dello spazio europeo.
Gandini racconta che ”da quel primo viaggio, in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino. Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni fino al suo sgombero. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, e nel sudest della Turchia, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. In più di 3400 km e 40 tappe abbiamo incontrato tantissime esperienze di attivismo e solidarietà, visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.
Ad inizio 2017 siamo di nuovo ripartiti per i Balcani e Rosarno, perché di fronte a politiche europee e nazionali che criminalizzano le migrazioni e provocano una generale contrazione del diritto d’asilo, di fronte ad accordi infami come quello con la Turchia e la Libia, per noi questo è il “Tempo della solidarietà”.

(@novellatop, 25 luglio 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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