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Ong e codice di condotta: fronte spaccato. Msf e altri non firmano. Viminale, faremo senza

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ROMA, 1 AGOSTO – Il cosiddetto codice di condotta per le Ong che il Viminale ritiene necessario per gestire e organizzare i soccorsi in mare di migranti che provano ad attraversare il Mediterraneo, ha spaccato il fronte delle Ong che in questi anni sono state attive nei salvataggi in tutti i quadranti di quel mare.Ong
Save the children e Migrant offshore aid station (Moas) sono le uniche due organizzazioni non governative che per ora hanno firmato il codice di condotta articolato in tredici punti, predisposto dal governo italiano per regolamentare il soccorso dei migranti nelle acque internazionali a nord della Libia. Proactiva Open Arms, spiega, “ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l’accordo”.
Medici senza frontiere e la tedesca Jugend Rettet sono stati invece tra coloro che non hanno sottoscritto il protocollo. Le altre organizzazioni (Moas, Sos Méditerranée, Sea Watch, Sea Eye, LifeBoat ) non erano invece presenti.

”Avremmo voluto che questo codice si aprisse sottolineando l’importanza dei principi umanitari, il principio di salvare vite per noi è fondamentale e questo non lo abbiamo ritrovato”, ha spiegato il direttore generale di Medici senza frontiere, Gabriele Eminente, lasciando il ministero dell’interno dopo aver partecipato alla riunione durata quasi due ore.  ”Il problema per noi è che il codice di condotta prevede che la polizia giudiziaria salga a bordo con le armi di dotazione”, ha aggiunto. ”E questo principio non lo accettiamo in nessuno dei settanta paesi dove lavoriamo”. Msf aveva mandato una lettera al ministro dell’interno Marco Minniti prima della riunione, spiegando la propria decisione e sperando in una modifica dei punti più controversi del codice come il divieto di fare trasbordi. ”Il codice di condotta prevede ancora il divieto di trasferire persone da una nave all’altra. Un sistema in cui i trasbordi sono vietati vuol dire potenzialmente rischiare di avere più morti in mare”.

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Una nave del Moas

In un altro documento l’organizzazione aveva spiegato le sue perplessità su questo tema: ”Dal 2016, abbiamo visto i barconi di migranti partire a ondate, e in diversi casi fino a venti barconi per volta si sono trovati in urgente bisogno di soccorso. La capacità delle navi di soccorso più piccole di stabilizzare questi barconi in attesa che le navi più grandi imbarcassero le persone è stata cruciale per salvare vite in mare. Trasferimenti tra navi sono stati richiesti di frequente dalla centrale operativa di Roma, da quando abbiamo iniziato le nostre operazioni in mare nel 2015, e hanno permesso di effettuare soccorsi secondo le migliori pratiche, lasciando le navi più piccole disponibili per altri soccorsi mentre le grandi tornavano in Italia”.

Intanto la tedesca Sea Watch ha annunciato da parte sua che metterà presto in mare un’altra nave che si aggiungerà a quella già attiva e spiega che il documento del Viminale e’ “largamente illegale” e “non salverà vite umane ma avrà l’effetto opposto. Alla luce degli oltre duemila morti di quest’anno non servono più regole, ma più capacità di soccorso”.

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Nave di open arms

Venerdì scorso, al termine della seconda riunione, i tecnici del Viminale avevano predisposto la versione definitiva del Codice, accogliendo alcune richieste e chiarimenti invocati dalle organizzazioni. In particolare, nell’impegno a non trasferire i migranti soccorsi su altre navi, è stata inserita la frase: “eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo e sotto il suo coordinamento, basato anche sull’informazione fornita dal capitano della nave”. L’altro punto contrastato, quello della polizia a bordo, è stato riformulato sottolineando che la presenza degli uomini in divisa avverrà “possibilmente e per il periodo strettamente necessario”. Non è stata accolta la richiesta che i poliziotti a bordo siano disarmati.
“L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”, ha detto il Viminale . Mentre il premier Paolo Gentiloni ha rilevato che In Libia “non immaginiamo di inviare l’invincibile armata ma una missione di supporto alle autorità libiche nel controllo dei loro confini marittimi. E così rendere governabili e se possibile ridurre i flussi organizzati dai trafficanti di uomini”.

(@novellatop,  1 agosto 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts