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Siria, Carla Del Ponte lascia per protesta la Commissione d’inchiesta Onu

Carla Del Ponte

GINEVRA, 6 AGOSTO – Denunciando con parole severe l'”assenza di qualsiasi volontà politica” da parte del Consiglio di sicurezza, Carla Del Ponte ha annunciato le sue dimissioni dalla Commissione di inchiesta sulla Siria creata cinque anni fa dalle Nazioni Unite. “Non abbiamo alcun potere e non c’è nessuna giustizia per la Siria”, ha spiegato, con toni di profonda frustrazione, il magistrato svizzero, divenuta famosa in tutto il mondo per aver guidato, nel passato, le azioni giudiziarie per i crimini di guerra commessi nel Ruanda e nell’ex-Jugoslavia.

Composta anche dal brasiliano Paulo Pinheiro e dall’americana Koning AbuZayd, la Commissione sulla Siria ha sistematicamente documentato le atrocità commesse durante una guerra in cui sono morte almeno 300mila persone e altre milioni sono diventate rifugiati. In particolare, pur non potendo entrare nel paese, e dovendo limitarsi a interviste, fotografie, referti medici, ha indagato sull’uso delle armi chimiche, sul genocidio della popolazione Yazida dell’Iraq, sugli attacchi ai convogli umanitari e sugli assedi che hanno decimato migliaia di civili. Ma gli appelli e dozzine di rapporti della Del Ponte e dei suoi colleghi sono caduti nel silenzio. E il Consiglio di sicurezza, paralizzato dall’atteggiamento della Russia, non ha mai mostrato alcuna intenzione di voler coinvolgere la Corte penale internazionale dell’Aia.

“La mia presenza era diventata un alibi”, ha detto la Del Ponte, che ha 70 anni e un temperamento combattivo. “Né in Ruanda, né nell’ex-Jugoslavia ho mai visto cose così gravi come quelle che stanno accadendo in Siria: è una grande tragedia. E non esiste ancora un tribunale”. In un comunicato diffuso a Ginevra, la Commissione di inchiesta ha preso atto della volontà di dimissioni della Del Ponte, che saranno ufficializzate nei prossimi giorni, ringraziandola per il lavoro svolto e per i suoi sforzi personali a favore della giustizia.

AZ, 6-8-2017

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