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Sierra Leone: da Cuamm e Cooperazione scorte sangue per alluvionati

FREETOWN, 1 SETTEMBRE – Nelle ultime settimane Freetown è stata al centro dell’attenzione internazionale per la frana di una collina della città, seguita alle forti piogge stagionali: si stima ormai che siano 1.000 le persone morte, la metà delle quali ancora oggi disperse. Pur continuando a seguire le attività al Princess Christian Maternity Hospital di Freetown, Medici con l’Africa Cuamm si è messo a disposizione per fornire collaborazione e assistenza medica.

«Abbiamo raccolto la richiesta di aiuto della Responsabile nazionale della Banca del Sangue, dr.ssa Marcela Cooker, per uno stock aggiuntivo di sacche di sangue – ha detto don Dante Carraro in questi giorni in Sierra Leone. Nel quadro dell’emergenza cronica di un paese che fatica a sollevarsi dopo Ebola, un evento acuto come la frana aggrava i già deboli processi e attrae le scarse risorse disponibili. Così abbiamo favorito e facilitato l’arrivo di 5.000 sacche di sangue, donate grazie ai fondi della Cooperazione Italiana».

In parallelo alla risposta all’emergenza acuta, continua il lavoro del Cuamm al Princess Christian Maternity Hospital di Freetown (PCMH) con un importante risultato. Giovedì 31 agosto è stata inaugurata l’High Dependency Unit dell’ospedale, una sala completamente ristrutturata e attrezzata, dedicata alla terapia intensiva delle pazienti in condizioni più critiche nella fase del post parto. L’ospedale, dove il Cuamm opera dal marzo 2016, è la più grande maternità del paese e, oltre a migliaia di parti normali, accoglie ogni anno tutti i parti complicati e le emergenze ostetriche riferite da un bacino di utenza di oltre un milione di persone. Fino a ieri, nell’ospedale non era presente una struttura dedicata alle donne ricoverate in condizioni più critiche che hanno bisogno di un monitoraggio costante e di personale formato alle procedure di rianimazione. Si tratta di un passo decisivo passo decisivo nella lotta alla mortalità materna che in Sierra Leone è la più alta al mondo.

«L’anno scorso – spiega don Dante Carraro – il PCMH ha realizzato 5.718 parti, di cui quasi la metà sono parti complicati. Pur avendo registrato importanti miglioramenti, la mortalità materna rimane molto elevata a causa delle gravidanze a rischio e delle complicanze ostetriche. Questo anche perché non c’era un’unità di cura dove le emergenze ostetriche potessero essere seguite da vicino.

Abbiamo quindi attrezzato una High Dependency Unit, una stanza dedicata con 4 letti, ciascuno dotato di monitor per tracciare le funzioni vitali della donna, sotto la stretta sorveglianza del personale. Nelle prossime settimane ci sarà anche una formazione particolare per il personale locale, fornita da due medici anestesisti inviati dal Cuamm. Così le neo mamme potranno essere seguite in maniera continuativa 24 ore su 24, con turni di 8 ore da parte del personale opportunamente formato a gestire le emergenze ostetriche.

Insieme al PCMH, solo un altro ospedale in tutta la Sierra Leone è dotato di una High Dependency Unit. È stata una gioia ieri poter inaugurare questa unità insieme alle autorità locali e ai nostri medici impegnati sul campo. In prospettiva, l’obiettivo del Ministero della Salute della Sierra Leone è quello di far diventare il PCMH un teaching hospital per le ostetriche, ma anche per i medici che si vogliano specializzare in ostetricia, cosa che ad ora non è possibile nel paese».

L’High Dependency Unit è stata ricavata da un’ex sala travaglio, completamente ristrutturata nei muri e nella pavimentazione, oltre che per quanto riguarda l’impianto elettrico e l’impianto idrico, grazie al sostegno di Fondazione Prosolidar. In virtù della riabilitazione, iniziata a giugno 2017, l’unità è dotata di una fornitura elettrica e di acqua corrente continuativa, per garantire il mantenimento degli standard igienici. (@OnuItalia)

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