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Rocca (CRI): grazie a Moas per salvataggi nel Mediterraneo

Yara Nardi/Croce Rossa Italiana 20/10/2016 OPERAZIONE RESCUE CRI-MOAS NEL MEDITERRANEO Nella foto: alcuni momenti del salvataggio di persone migranti nel Mediterraneo. In totale sono 434 le persone tratte in salvo - in tre distinte operazioni - dal team Croce Rossa-MOAS a bordo della nave Responder

ROMA, 7 SETTEMBRE – “Voglio ringraziare Regina Catrambone e tutte le donne e gli uomini del MOAS per quello che hanno fatto nel mar Mediterraneo: grazie al loro esempio l’opera di salvataggio in mare si è poi allargata anche ad altre organizzazioni e migliaia di persone sono state salvate dalla morte”. LO ha detto il presidente della Croce rossa italiana Francesco Rocca sul suo sito web.

Nel 2016, durante i sei mesi in cui la Croce Rossa forniva assistenza sanitaria e umanitaria a bordo delle navi MOAS, sono state messe in salvo più di novemila persone: un’esperienza di cui andiamo orgogliosi e che senza dubbio rifaremmo. Il MOAS ha il merito di aver spostato la frontiera umanitaria in mare, lì dove migliaia di persone rischiavano e rischiano la vita. Buona fortuna al MOAS per la nuova missione nel golfo del Bengala, sempre portando alta la bandiera dell’umanità”, ha dichiarato Rocca.

La prima Ong a entrare in azione nelle acque tra la Libia e la Sicilia nell’agosto del
2014 e tra le 5 che avevano firmato il Codice di condotta proposto dal Viminale, MOAS ha annunciato il 4 settembre che migrerà verso il Golfo del Bengala:
“Non vogliamo diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri”, ha spiegato la fondatrice Catambrone. La prima Ong ad annunciare la ritirata era stata Medici senza frontiere il 12 agosto. Il giorno dopo era stata la
volta di Sea Eye e Save the Children anche se poi, il 28 agosto, la Vos Hestia di Save the Children aveva ripreso a navigare. Nelle settimane scorse la Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet è stata sequestrata per ordine dei pm di Trapani.
Restano dunque in mare solo i mezzi di Sos Méditerranée, Sea Watch e Proactiva Open Arms.

MOAS se ne va dopo aver salvato oltre 40mila migranti nei suoi tre anni di attività e di aver sottoscritto il Codice di condotta “come atto di fiducia verso il Governo italiano. Attualmente però – sottolinea – non è chiaro cosa succeda in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati
in ottemperanza al Diritto internazionale e per difendere il principio di umanità”.  (@OnuItalia)

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