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Rohingya: linea dura della Thailandia, per Amnesty International migliaia a rischio

Rohingya

ROMA, 29 SETTEMBRE  – Amnesty International ha sollecitato la Thailandia a porre rimedio alla storica mancanza di protezione in favore di coloro che più ne necessitano, mentre alle sue porte si consuma il dramma dei rifugiati di etnia Rohingya.

In un rapporto diffuso oggi, l’organizzazione per i diritti umani descrive una serie di lacune nelle politiche e nelle prassi delle autorità della Thailandia, che hanno un impatto devastante sui rifugiati che si trovano all’interno del paese e su coloro che vi entrano per chiedere protezione: dall’uso della Marina militare per respingere imbarcazioni di rifugiati rohingya e del Bangladesh ai respingimenti di rifugiati e richiedenti asilo verso paesi dove rischiano di subire la tortura e altre gravi violazioni dei diritti umani.Rohingya

”Mentre la pulizia etnica sta costringendo centinaia di migliaia di rohingya a fuggire da Myanmar, la Thailandia deve urgentemente stabilire un modello regionale di politiche umane in materia di rifugiati. Invece di mostrare insensibilità respingendo persone in fuga da orrori inimmaginabili, il governo thailandese dovrebbe garantire percorsi sicuri per coloro che cercano protezione nel paese”, ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice del programma Temi globali di Amnesty International. ”La Thailandia ospita una delle più numerose popolazioni di rifugiati della regione, ma non le offre una protezione adeguata. Il governo di Bangkok non può continuare a barcamenarsi da una crisi dei rifugiati alla successiva ma deve istituire un sistema idoneo a garantire sicurezza e salvezza a coloro che sono a rischio”, ha aggiunto Gaughran.

Nel 2015, al picco della ‘crisi delle imbarcazioni’ in atto nell’Asia sud-orientale, la Marina thailandese rifiutò l’ingresso a migliaia di disperati rifugiati rohingya, applicando la consueta politica di respingimenti.
Coloro cui venne rifiutato l’ingresso in Thailandia furono costretti a continuare un pericoloso viaggio via mare verso l’Indonesia e la Malesia. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, i morti in mare furono almeno 370 ma per Amnesty International il totale effettivo fu assai maggiore.

Nei mesi scorsi, la situazione dei rohingya è fortemente peggiorata arrivando a dimensioni drammatiche a causa della campagna di pulizia etnica portata avanti dalle forze armate di Myanmar, che ha costretto oltre 400.000 persone a lasciare il paese.
Negli ultimi tre anni le autorità thailandesi hanno ceduto alle pressioni di altri governi e ha rimandato rifugiati verso paesi dove la loro vita e il loro benessere sono in serio pericolo. Questa politica – afferma Amnesty –  viola il principio internazionale del ‘non respingimento’, un divieto assoluto di rimandare persone verso territori dove rischino concretamente persecuzioni o altre gravi violazioni dei diritti umani.Rohingya

 

Le cose da fare
Negli ultimi anni il governo militare ha preso importanti impegni per migliorare il trattamento dei rifugiati e dei richiedenti asilo, in particolare dichiarando di voler aderire al principio di “non respingimento” e pertanto di non rimandare rifugiati e richiedenti asilo verso paesi in cui rischierebbero di subire gravi violazioni dei diritti umani.

La Thailandia si è inoltre impegnata a sviluppare una procedura di esame individuale dei rifugiati e dei migranti irregolari e ad adottare una legislazione contro la tortura contenente la previsione del “non respingimento”. Se attuati, questi impegni potrebbero accrescere in modo significativo la protezione dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Thailandia.

‘Se da un lato la Thailandia va elogiata per aver accolto centinaia di migliaia di rifugiati nell’arco di decenni, quanto accaduto negli ultimi tempi ha evidenziato il profondo disprezzo per i diritti di uomini, donne e bambini bisognosi di protezione’, ha commentato Gaughran. ”Il governo thailandese deve tradurre la retorica in azione. Invece di piegarsi alle pressioni dei governi stranieri e rimandare indietro persone fuggite dalla persecuzione e dalla violenza, le autorità dovrebbero garantire che le leggi interne favoriscano la piena protezione dei diritti dei rifugiati”.

(@novellatop, 29 settembre  2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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