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La sfida di Fulci: presentato allo IAI il libro di Menzione sul Consiglio di sicurezza

(di Arturo Zampaglione) ROMA, 18 OTTOBRE- “Dopo un quarto di secolo il tema della riforma del consiglio di sicurezza sembra uscito dai radar della stampa italiana”, avverte con preoccupazione Elio Menzione: “Ma la battaglia all’Onu continua, le ambizioni di alcuni paesi di ottenere un seggio permanente nel consiglio sono sempre presenti e, nel disinteresse dell’opinione pubblico, c’è il pericolo di un colpo di mano”.

Seduti attorno al grande tavolo circolare della sede romana dello IAI (Istituto affari internazionali), ambasciatori ed esponenti di imprese, esperti di relazioni internazionali e giornalisti, annuiscono. E hanno ben presente quale sarebbe il colpo di mano cui si riferisce Menzione, ex-ambasciatore a Pretoria, Bogotà e Berlino. Si tratta di una riedizione del quick fix, come veniva chiamato tra il 1993 e il 1999, nel gergo diplomatico, il tentativo della Germania e del Giappone, con l’appoggio degli Stati Uniti di Bill Clinton, di aggiungersi ai cinque membri permanenti del consiglio con diritto di veto (Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia).

Quella manovra venne bloccata, il quick fix fu sconfitto. Il merito? Dell’allora ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Francesco Paolo Fulci, e dei suoi collaboratori (tra cui lo stesso Menzione). Fulci capì subito che una soluzione di questo genere avrebbe penalizzato per decenni, forse per sempre, la diplomazia italiana. E predispose una agguerrita manovra: da un lato facendo leva sul “Sistema Italia” e creando, con l’aiuto della Farnesina, un forte appoggio politico multi-partisan alla sua campagna; dall’altro lanciandosi in una battaglia che era, assieme, propositiva e di interdizione, e che fu condotta con creatività diplomatica e l’aiuto di alleati trasversali.

Francesco Paolo Fulci

Fu una fase gloriosa della diplomazia italiana, forse irripetibile negli attuali equilibri politici: come osserva Franco Venturini, editorialista di politica internazionale per il Corriere della sera, moderando l’incontro di mercoledì 18 ottobre allo IAI dedicato appunto alla riforma del consiglio di sicurezza. L’occasione? La pubblicazione da parte di Rubbettino di La sfida di New York, un libro di 315 in cui Menzione ricostruisce quelle vicende con accuratezza e respiro storico.

Alla presentazione del volume, con il presidente dello IAI Ferdinando Nelli Feroci nei panni del padrone di casa, intervengono anche l’ambasciatore Amedeo de Franchis, l’ex-presidente della commissione esteri del Senato, Gian Giacomo Migone (che ebbe un ruolo importante nel versante parlamentare della vicenda, e soprattutto Fulci, ora presidente della Ferrero Spa e “principale protagonista” (nelle parole di Nelli Feroci) di quella epica sfida. In sala, ad ascoltare gli interventi e a porre domande, decine di personaggi di primo piano della Farnesina e della politica estera italiana: Michele Valensise, Jas Gawronski, Stefano Silvestri, Gian Lorenzo Cornado, Giuseppe Cassini, Giampiero Gramaglia, Adriano Benedetti, Gianfranco Verderame, Pietro Calamia, Giancarlo Leo, Giuseppe Balboni Acqua.

Elio Menzione

Neutralizzato il quick fix a metà degli anni Novanta, l’Italia – ricorda Menzione – ha continuato le sue iniziative per una riforma che dia più rappresentatività ed efficacia al consiglio di sicurezza, facendo leva per lo più su United for Consensus, un gruppo di membri dell’Onu che hanno gli stessi obiettivi”. Ma le offensive di chi cerca una scorciatoia per soddisfare ambizioni nazionali (a scapito di una riforma equilibrata) si ripropongono a scadenza costante. “Quindi non è affatto una partita chiusa”, dice Nelli Feroci, chiudendo il dibattito allo IAI: “E occorre molta vigilanza”.

 

AZ, 18-10-2017

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Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza).

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About Arturo Zampaglione

Arturo Zampaglione è stato per quasi venti anni corrispondente da New York del quotidiano La Repubblica, per il quale continua a collaborare. Ha studiato a Roma e a Boston, dove ha preso un Master in affari internazionale alla Fletcher School of Law and Diplomacy. Nel 2003-2004 ha insegnato giornalismo internazionale alla New York University. Ha curato la pubblicazione del libro-intervista “La mutazione antiegualitaria” (Editori Laterza). Contact: Website | More Posts