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Le città fattore di crescita dell’Africa, a Roma una conferenza sulle prossime sfide del Continente

Africa Dakar

(di Maria Novella Topi)
ROMA, 15 NOVEMBRE – Un continente, l’Africa, dai numeri giganteschi e dalle enormi potenzialità sta subendo con la progressiva urbanizzazione, una trasformazione antropologica di portata globale. Africa
Per fornire risposte ad un fenomeno inarrestabile (che vedrà secondo dati Onu circa 570 milioni di persone vivere in città), e per indirizzarlo e gestirlo in modo che non cresca a scapito di ambiente, lavoro e diritti umani, si è tenuta a Roma la Conferenza Internazionale Città d’Africa, organizzata dal Ministero degli Esteri.

Passo intermedio dell’ ‘Iniziativa Italia-Africa’ e foro di preparazione per la prossima Conferenza ministeriale Italia-Africa, l’incontro di oggi alla Farnesina, ha riunito organismi internazionali, ministri, sindaci , imprenditori e amministratori per la prima volta attorno ad un focus attualissimo: lo sviluppo urbano del continente e le sue città.

L’assunto è che l’urbanizzazione rappresenta un fattore di crescita, che può restare tale se si affrontano i problemi ad essa connessi, come la capacità o meno di creare lavoro, il rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, la necessità di scoraggiare fanatismi e radicalismi, le opportunità per i giovani. In breve: se sarà in grado di aderire agli obiettivi del Millennio dell’Onu, alle Agende 2030 e 2063 (per l’Africa) che riconoscono pace, sicurezza e sviluppo come temi strettamente correlati.

In questo quadro c’è il ruolo dell’Italia, la cui politica estera, ha detto il ministro Angelino Alfano ‘”ha come perno lo sguardo sempre rivolto al Mediterraneo; noi siamo un ponte tra Europa e Africa, equidistante tra Bruxelles e Tunisi, e non possiamo ignorare che gli africani sono oggi 1,2 miliardi e che entro il 2050 diventeranno 2,5 miliardi, ossia un quarto della popolazione mondiale”. Gli assi portanti della politica italiana nei confronti dell’Africa ‘’di cui vogliamo

Africa

Angelino Alfano

diventare un hub nei settori trainanti dell’economia, ma anche per la cultura e il turismo”, stanno nell’istituzione del Fondo per l’Africa, nell’apertura di ambasciate, nel coinvolgimento di oltre 200 regioni in progetti comuni, negli investimenti, nella Cooperazione che, secondo il vice ministro degli Esteri Mario Giro non è ”come pensa certa opinione pubblica, un lusso, ma significa che creare lavoro là equivale a crearlo qua”. Nel 2016 i milioni di euro italiani per l’Africa sono stati 140, nel 2017, ha spiegato Giro, saranno 180, piazzando l’Italia al quarto posto nella classifica dei contributori.
Alfano utilizza la parola partnership per spiegare il tipo di rapporto che va creato con le città africane, le quali ”troveranno nell’Italia un attento avvocato anche in seno all’Europa. Del resto – aggiunge – non si può restare a guardare mentre Russia e Cina fanno enormi affari in un continente che in realtà è ricchissimo e pieno di opportunità”. A questo proposito l’Italia può servire da modello nel campo delle Piccole e Medie Imprese; a detta di Giro, possono creare un tessuto lavorativo che soddisfi soprattutto i milioni di giovani africani ”che tanta paura mettono al mondo occidentale: ma i giovani non sono un fattore di rischio, sono una risorsa, un asset”.

Spiega Giro: ”In Italia e soprattutto in Europa si assiste ad una vera e propria ‘ossessione migratoria’ che porta l’opinione pubblica a sopravvalutare l’impatto delle migrazioni, quando i numeri dicono il conrtratrio”. Inoltre se si crea una cultura del lavoro (oltre al lavoro tout court, naturalmente) l’Africa ‘’può essere trattata come tutti gli altri continenti: un partner socio-economico da collegare con le ‘diaspore’, gli immigrati, che nel tempo sono diventati attori della Cooperazione’”.

Africa

Il Cairo

Vera Songwe, dell’Uneca (la Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite,) ha portato la voce dell’Onu alla conferenza, ricordando il valore che le grandi città africane hanno avuto nella storia, sia come crocevia economici, sia come culla di culture e sapienze (come dimenticare il Benin, Timbuctu, l’Egitto, la Mauritania). ”Facciamo parte di una storia globale, collettiva, non parliamo solo di futuro ma ci onoriamo di apprendere anche qualcosa dal passato”.

Con questo spirito, se attualmente l’Africa ha il 60 per cento delle risorse mondiali e se entro il 2050 oltre 450 milioni di giovani dovranno essere formati, sostiene Songwe, ‘’è necessario imparare a gestire l’urbanizzazione, dobbiamo costruire un ambiente urbano pacifico, scegliere lo sviluppo sostenibile. Il guaio finora è stato che la notevole crescita di questi decenni non ha dato luogo a prosperità e lavoro, e questa diventa quindi la sfida prioritaria”. Parlando di quello che può offrire l’esperienza italiana, Vera Songwe ha citato il caso delle piccole e medie imprese, dello sviluppo delle piccole città, della crescita delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (Ict). ”Se gestiremo questo sviluppo in maniera collettiva, si creeranno infrastrutture, abitazioni, si promuoverà il business, la finanza, l’agricoltura. Di questo abbiamo bisogno”, ha esortato.

‘Molte imprese italiane lavorano in Africa, e se sentirete le loro testimonianze, vi racconteranno di un’Africa diversa, di un’Africa piena di risorse. E’ in questa ottica – aggiunge la rappresentante dell’Uneca – che dobbiamo guardare all’Africa e alla sua popolazione”.

Africa

Timbuctu

Se per Lia Quartapelle della Commissione Esteri del Senato il fulcro resta la sostenibilità – ”crescere in leggerezza” come scrisse Italo Calvino – su cui si gioca il futuro del Continente, ma anche dell’Europa (‘l’Italia in Libia ha scelto di collaborare con 21 città’),  Letizia Moratti, presidente di E4Impact insiste che occorre ”ridefinire l’economia come inclusiva, vicina ai bisogni, reale, e non solo puramente finanziaria, e concentrare l’attenzione sul tema dell’istruzione e della formazione. ”In questo senso – spiega – si potrebbe rivedere la Carta di Catania che era diretta ai paesi del Nord dell’Africa, magari estendendola ad altri paesi africani”.

Gli invitati africani hanno sottolineato l’impegno dell’Italia, ma tutti hanno voluto ribadire: ”Non ci piace vedere i nostri giovani che partono…vogliamo creare le condizioni perché restino e mettano in gioco la loro intelligenza e la loro nuova connettività per il bene comune di un continente che corre’’.
(@novellatop, 15 novembre 2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts