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Sant’Egidio tra i profughi Rohingya: ‘Freddo, malattie, e i bambini bevono acqua di mare’

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COX’S BAZAR, 17 NOVEMBRE – ”Nei campi profughi Rohingya nella cittadina di Cox’s Bazar in Bangladesh la situazione è veramente drammatica” è  la testimonianza di Alberto Quattrucci della Comunità di Sant’Egidio in una intervista alla Radio Vaticana. “Manca cibo, mancano in questo momento anche i vestiti, perché con le piogge comincia a diventare tutto fango, la notte la temperatura si abbassa, mancano medicinali, ci sono infezioni, perché non c’è acqua. 250 mila, forse 300 mila bambini, sono famiglie numerosissime, molto piccoli, totalmente nudi, che muoiono perché bevono l’acqua del mare”.

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Un campo profughi

A Cox’s Bazar, la cittadina del Bangladesh al confine con il Myanmar che ospita i più grandi campi profughi improvvisati dei Rohingya, sta arrivando l’inverno. E i 500mila di Kutupalong, l’insediamento che si è riempito dopo l’esodo iniziato dal 26 agosto, cominciano a tremare di freddo.

Quattrucci racconta: “Circa 60 insediamenti, 15 grandi campi di profughi Rohingya – tende e baracche fatte con pezzi di plastica, legno e lamiera trovati alla meglio, in zone scoscese fatte di terra e di fango a causa delle piogge – abitati da famiglie numerose e da tantissimi bambini. Un popolo di bambini che chiede di avere un futuro, la cui vita è

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Una mamma con il suo bambino

minacciata ogni giorno dalla mancanza di tutto, soprattutto di cibo e di acqua potabile.I loro visi hanno occhi troppo grandi, i loro corpi sono troppo magri, provati dalla fame e dalle stanchezza delle lunghe marce. Sono occhi che ti guardano con speranza, con curiosità, ma in cui leggi una infinita paura. Sono questi occhi la cosa che più ti colpisce quando ti addentri in queste distese di capanne o semplici tettoie, che vengono impropriamente chiamate “campi profughi” in cui si ammassano i Rohingya”.

”Con i primi aiuti ricevuti abbiamo acquistato medicine, macchinari sanitari e generi di prima necessità – ricorda Quatrucci – La distribuzione avviene in collaborazione con il MOAS (Migrant Offshore Aid Station), che ha aperto un ospedale nel campo di Shamplapur e ne sta completando un altro nel campo profughi di Unchiprang. Si tratta di antibiotici, farmaci pediatrici, analgesici, antinfiammatori,

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Quattrucci in infermeria

farmaci specifici, anti-ipertensivi, farmaci di emergenza, insieme a kit di diagnosi veloce e soluzioni iniettabili. Inoltre abbiamo procurato macchinari quali ECG, un Ecografo portatile, CTG e Cardiomonitor, attrezzature e dispositivi necessari per la consultazione medica e per il trattamento delle emergenze. Ma la prima cosa che facciamo è distribuire cibo, con un target sull’alimentazione neonatale. Durante la missione in Bangladesh, prendiamo contatti anche con la popolazione Rohingya in un villaggio al confine con il Myanmar: sono tante le storie e i racconti e storie di un dramma che non accenna a finire.

Sono oltre un milione i profughi Rohingya rifugiati in Bangladesh. 620 mila di loro hanno raggiunto la zona di Cox’s Bazar solo negli ultimi mesi. La maggioranza ha attraversato il confine via terra, attraverso l’unico varco possibile, altri hanno raggiunto il Bangladesh via mare. Sono tutti fuggiti dalla pulizia etnica in Myanmar. Il numero continua a crescere ogni giorno.

(@novellatop,  17 novembre  2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts