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Rohingya: Amnesty chiede all’Onu una presa di posizione più forte sui diritti umani

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GINEVRA, 6 DICEMBRE – In occasione della riunione d’emergenza convocata dal Consiglio Onu dei diritti umani sui rohingya del Myanmar, Amnesty International ha sollecitato una presa di posizione forte sul drammatico peggioramento della situazione per le minoranze etniche e religiose del paese, il cui l’esercito ha lanciato una crudele campagna di pulizia etnica contro i rohingya e continua a commettere crimini contro l’umanità su base quotidiana.  Durante i lavori a Ginevra la Cina ha detto di ritenere che la comunità internazionale debba incoraggiare il rimpatrio volontario dei musulmani rohingya fuggiti dal Myanmar al Bangladesh per sottrarsi alle violenze nello Stato birmano di Rakhine. L’apertura di Pechino ad un ruolo della comunità internazionale nella vicenda è giunto proprio nel corso del dibattito sulla situazione dei diritti umani delle minoranze etniche e confessionali nel Myanmar.

La sede dell’ONU a Ginevra

Al termine dell’evento, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che chiede di far fronte alle cause fondamentali del conflitto, ovvero la povertà nello Stato di Rakhine. Il documento è stato approvato con 33 voti a favore, tre contrari – Cina, Burundi e Filippine – e nove astensioni, inclusa l’India. La Cina, che ha fornito aiuti d’emergenza a Bangladesh e Myanmar per far fronte alla crisi umanitaria, ha ribadito la propria proposta di una soluzione in tre fasi basata sul confronto diretto tra Dacca e Naypyidaw.

Da parte sua James Gomez, direttore di Amnesty International per l’Asia sudorientale e il Pacifico. ha rilevato che ”convocando questa sessione speciale, il Consiglio Onu dei diritti umani intende mettere in evidenza l’urgente necessità di rispondere alla crisi dei diritti umani in Myanmar; ma questo non è sufficiente. Il Consiglio deve adottare una forte risoluzione, in grado di far comprendere al governo e alle forze armate di Myanmar che l’orribile Rohingyatrattamento impartito ai rohingya deve cessare immediatamente e che i responsabili non beneficeranno dell’impunità”, ha aggiunto Gomez.

Nel giro di pochi mesi, oltre 620.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh a causa della campagna mirata di violenza nei loro confronti, fatta di innumerevoli uccisioni di uomini donne e bambini, di stupri di donne adulte e adolescenti, di incendi di interi villaggi e di impiego delle mine antipersona. I rohingya rimasti in Myanmar sono intrappolati in un sistema disumanizzante di apartheid, in cui praticamente ogni aspetto della loro vita subisce gravi limitazioni. Smantellare questo sistema sarà essenziale per assicurare il ritorno volontario e in condizioni di sicurezza e dignità delle centinaia di migliaia di rohingya che hanno lasciato il paese. “Il Consiglio Onu dei diritti umani dovrà anche affrontare le ampie violazioni dei diritti umani che le forze di sicurezza di Myanmar compiono contro altre minoranze etniche, in particolare i kachin e gli shan: esecuzioni extragiudiziali e altre forme di uccisione illegale, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, torture e lavori forzati”, ha aggiunto Gomez.

(@novellatop,  6 dicembre  2017)

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

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