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Cassa Depositi e Prestiti: Sergi, rodaggio non facile ma nella giusta direzione per la banca della cooperazione

(Di Nino Sergi, Link 2007)

ROMA, 10 DICEMBRE – Rodaggio non facile ma nella giusta direzione per Cassa Depositi e Prestiti, dal gennaio 2016 diventata l’istituzione finanziaria della cooperazione Italian in attuazione della legge 125/2014 che ha fissato il nuovo quadro normativo della cooperazione internazionale per lo sviluppo. Un braccio finanziario operativo del sistema italiano di cooperazione, in stretto coordinamento con la specifica Direzione generale e l’Agenzia. Ora braccio operativo anche dell’Ue.

La nuova legge sulla cooperazione a CDP, talvolta definita banca di sviluppo, equiparandola arbitrariamente ad altre istituzioni finanziarie europee ed internazionali,  un importante ruolo per “l’istruttoria e la gestione dei profili finanziari delle iniziative di cooperazione, i crediti concessionali, la strutturazione di prodotti di finanza per lo sviluppo”. L’attività è sviluppata e gestita dalla Direzione Business Development con l’intento di portare risorse aggiuntive a supporto del sistema italiano della cooperazione (in particolare Maeci, Aics, Mef, Matmm, Ong e Imprese) aumentando l’ODA italiana (Official Development Aid) attraverso nuovi finanziamenti sovrani nei paesi emergenti e varie forme di blending europeo (miscela di sovvenzioni e prestiti), contribuendo al contempo alla costruzione di una strategia comune all’interno del sistema italiano.

Si è trattato, in questo primo biennio, di un rodaggio non sempre facile ma che è andato nella giusta direzione e che ha iniziato a dare frutti. Un importante progetto è il coinvolgimento dei migranti nelle attività di sviluppo con la gestione delle rimesse attraverso i libretti postali già utilizzati dalle Diaspore. Si tratta di una novità nel sistema della cooperazione che ha attirato l’attenzione dell’AFD, Agenzia Francese per lo Sviluppo e dell’Ue che ne intravede un modello strategico di coinvolgimento delle diaspore nella cooperazione. CDP è inoltre prossima alla firma di un importante progetto di blending Ue per il rinserimento dei migranti in Senegal, in co-gestione con il Maeci. Sono inoltre pronti un’altra decina di progetti.

CDP è anche uno dei “bracci operativi” della Commissione europea e della BEI per l’attuazione del Piano europeo di investimenti esterni (PIE), al pari delle altre grandi istituzioni finanziarie per lo sviluppo quali Banca europea per gli investimenti (BEI), Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), Banca africana di sviluppo (BAfS), le tedesche DEG e KfW, la francese AFD. Il nuovo External Investment Plan, indirizzato all’Africa e al Mediterraneo, è stato lanciato ufficialmente ad Abidjan, durante il V° Summit Europa–Africa di fine novembre 2017. “Meno aiuti, più investimenti”, come ormai da tutti auspicato, e nuove forme di partenariato con nuovi strumenti finanziari. Il PIE si basa su uno stanziamento di 4,1 miliardi di euro, come leva finanziaria per mobilitare finanziamenti privati per investimenti di un presumibile valore complessivo superiore ai 40 miliardi primariamente nei settori energia, PMI, agricoltura, sviluppo urbano e digitale.

Il PIE assocerà blending, assistenza tecnica, politica strategica e dialogo politico per migliorare il clima degli investimenti e il contesto imprenditoriale. Un fondo garanzia di 1,5 miliardi di euro coprirà i rischi specifici dei progetti di investimento e quindi di incoraggiare gli investitori a partecipare. Le imprese che desiderano beneficiare del PIE, avendo un chiaro obiettivo di sviluppo sostenibile, sono quindi invitate a contattare le istituzioni finanziarie, e quindi anche Cassa Depositi e Prestiti, per ricevere informazioni sugli strumenti disponibili per il loro progetto o sull’interesse delle istituzioni a investire e potranno chiedere di accedere a un finanziamento e alla garanzia. I primi accordi dovrebbero essere firmati nella prima metà del 2018. Le imprese interessate devono muoversi.

Link 2007, in una nota diffusa un mese fa, precisava che è lo spirito e il protagonismo imprenditoriale che l’Ue, al pari della Cooperazione italiana, intende valorizzare per costruire sviluppo. Un profit vero, capace di trarre profitto dall’investimento e quindi di investire mettendoci del proprio, per rispondere adeguatamente ad un bisogno reale del paese partner, creando posti di lavoro dignitosi e duraturi. CDP, nella funzione di istituzione finanziaria della cooperazione internazionale, dovrà garantire la continuità di quanto già avviato in attuazione della legge 125/2014, utilizzando risorse per progetti di cooperazione allo sviluppo nei paesi partner in Africa e nel Mediterraneo. E’ una funzione che deve rimanere differente da quella ordinaria relativa agli investimenti in Italia, al supporto alle aziende e all’economia italiana, all’export, all’internazionalizzazione ed alla penetrazione commerciale in senso stretto. (@OnuItalia)

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  1. IL PUNTO SU CDP COME ISTITUZIONE FINANZIARIA PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO. - Nino Sergi

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