Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Afghanistan, con Unicef la scuola va a casa delle bambine

Afghanistan

PROVINCIA DI DAYKUNDI, 8 GENNAIO – Ci sono casi, come in Afghanistan ad esempio, in cui se è impossibile per i piccoli raggiungere le aule è la scuola ad andare a casa delle bambine. Grazie all’Unicef questa pratica è divenuta una realtà per Belqees, 16 anni, che ha sempre sognato di andare a scuola. ”I miei amici del villaggio, tornando a casa, mi raccontavano quello che facevano a scuola – spiega – E io mi chiedevo: sono i miei amici, sono come loro: perché sono rimasta indietro?”. Nella sua casa, in un remoto villaggio della provincia di Daykundi, sull’altopiano centrale dell’Afghanistan, Belqees racconta che non la mandavano a lezione perché la scuola è troppo distante e i suoi genitori non possiedono una motocicletta né hanno abbastanza soldi per pagare altri mezzi di trasporto. Tuttavia, essi riconoscono l’importanza dell’istruzione.

Questa è la storia di come è stata la scuola ad avvicinarsi a casa di Belqees… Afghanistan

In una stanza della sua abitazione, le pareti sono ricoperte di lettere dell’alfabeto della lingua Dari [il nome in Afghanistan del persiano] e di disegni colorati. 15 bambini siedono a terra, guardando con attenzione l’insegnante che scrive una nuova parola alla lavagna.

”Mi sono lamentata con i miei genitori: che speranza abbiamo, se non possiamo imparare niente?” prosegue Belqees ”E così ho convinto mio padre Hassan a concedere un po’ dello spazio di casa”.  Questa stanza è adesso uno degli oltre 4.300 “spazi educativi comunitari” dell’Afghanistan. Grazie al sostegno dell’UNICEF, queste aule “fatte in casa” stanno aiutando circa 81.000 bambine e ragazze nell’apprendimento e, laddove possibile, a preparare gli esami di ammissione alla scuola formale. ”Devi cominciare da casa tua, se vuoi mostrare agli altri che credi nell’istruzione – dice Fatima, la mamma di Belqees – Allora altri seguiranno il tuo esempio”. Fatima avrebbe voluto avere lei stessa l’opportunità di andare a scuola: per questo sostiene con convinzione l’impegno di Belqees, delle sue sorelle e delle loro amiche. ”Né io né mia madre né mia nonna abbiamo mai ricevuto un’istruzione, e quindi nessuna possibilità di fare qualcosa di diverso nella vita che non crescere i figli”, dice oggi.

In un paese in cui le bambine e le ragazze rappresentano il 75% dei 3,5 milioni di alunni che mancano all’appello, gli spazi educativi comunitari possono fornire una speranza a tante ragazze bisognose di studiare.

Toby Fricker per UNICEF Blogs, racconta: ”Attraversiamo la valle desolata e arriviamo a Nili, la principale città del distretto. Qui incontriamo Sadiq, 21 anni. Insegna in un altro spazio educativo comunitario che ricava le sue aule in una stanza del consiglio comunale. Sadiq si è trasferito per vivere e insegnare qui dalla provincia di Bamiyan, a 12 ore di macchina da qui. «Ho capito che insegnare è di fondamentale importanza per la comunità, per dare ai bambini delle solide fondamenta per la vita” dice ”La cosa buona qui è che vedo venire a lezione molte più ragazzine rispetto ai coetanei maschi. I genitori non stanno facendo discriminazioni tra maschi e femmine”. Tuttavia le cose non sono così semplici, come rivelano le statistiche. La scarsità di infrastrutture educative di qualità, la tendenza ad abbandonare gli studi, la cattiva nutrizione, l’atteggiamento dei genitori e della società in generale – sono tutti fattori che contribuiscono a restringere l’accesso delle bambine all’istruzione. Afghanistan

E il resto lo fa l’insicurezza. Sebbene in questo distretto dell’altopiano centrale la situazione sia relativamente calma e sicura, ad appena una sessantina di chilometri a nord e a sud di questa valle ricorrenti episodi di violenza tormentano la vita delle famiglie, costringendole spesso a sfollare. Quando ciò avviene, le ragazze sono le prime ad abbandonare la scuola, in quanto i genitori danno la priorità alla loro sicurezza piuttosto che al desiderio di vederle apprendere. Tre delle ragazze che frequentano casa di Belqees per studiare non sono del villaggio. Sono arrivate qui un paio di mesi fa, in fuga dalle loro case per ragioni di sicurezza. Essere di nuovo in un’aula restituisce finalmente un po’ di normalità e di stabilità alle loro vite, e le aiuta a integrarsi meglio nel nuovo ambiente che le ospita. Aprendo la loro abitazione, Hassan e Fatima stanno facendo molto più che offrire a loro figlia la possibilità di studiare. Similmente, il sacrificio personale di Sadiq, che ricomincia da zero la su vita qui, fa del bene alle vite e al futuro di tutti i bambini e le bambine che frequentano le sue lezioni.

Le ragazze dell’Afghanistan sono pronte e desiderose di studiare, ma hanno bisogno di sostegno e di opportunità per farlo. Come dimostrano le storie di questi veri e propri eroi dell’istruzione femminile, c’è molto che si può fare per aprire il mondo della scuola alle bambine e fare la differenza nelle loro esistenze, con un beneficio sia immediato che a lungo termine per l’intera società.

(@novellatop, 8 gennaio 2018)

 

The following two tabs change content below.

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts

Leave a comment

Your email address will not be published.


*