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Yemen: Save The Children e altre 16 ong, apertura totale del porto di Hudaydah

Yemen

Hudaydah, 18 gennaio – Nuovo grido di allarme delle organizzazioni umanitarie per le condizioni di vita della popolazione civile – e in particolare dei bambini -nello Yemen devastato dalla guerra e dalla carestia. Save the Children chiede urgentemente, insieme ad altre 16 Organizzazioni umanitarie operanti nel paese, la riapertura completa e incondizionata del porto di Hudaydah per consentire l’ingresso ininterrotto di cibo e carburante nel paese. La concessione per un periodo di trenta giorni della distribuzione di beni commerciali ha soltanto attutito brevemente gli effetti del blocco prolungato sui porti yemeniti nel Mar Rosso. Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen hanno pertanto la responsabilità di ridurre l’impatto della guerra sui civili e tutti i fattori che provocano la morte e la sofferenza della popolazione, con oltre 8 milioni di persone che stanno già rischiando di perdere la vita a causa della fame.   Yemen

Trenta giorni – afferma l’organizzazione –  rappresentano un periodo insufficiente per fermare e invertire i danni arrecati al mercato alimentare in Yemen a novembre e a dicembre scorsi. In seguito all’apertura temporanea dei porti alle navi commerciali, annunciata dalla coalizione a guida saudita lo scorso 20 dicembre, nei porti yemeniti sono giunti carichi sia commerciali che umanitari. Tuttavia, le incertezze per le compagnie di navigazione, per gli importatori e per i venditori riguardo a cosa accadrà in futuro sta contribuendo ad incrementare l’inflazione che rende il cibo inaccessibile per la maggior parte della popolazione dello Yemen. Se, da un lato, c’è stato un positivo incremento delle importazioni alimentari durante il periodo di concessione, dall’altro meno del 25 percento del carburante che normalmente entra attraverso i porti del Mar Rosso sta attualmente facendo ingresso in Yemen. I prezzi delle materie prime si sono ridotti a malapena da quando il blocco è stato imposto per la prima volta, aggravando l’insicurezza alimentare dilagante nel paese.

”Milioni di yemeniti hanno urgentemente bisogno di cibo, medicine e carburante che potrebbero entrare nel paese attraverso il porto di Hudaydah, se il blocco imposto dalla coalizione a guida saudita fosse interamente rimosso e se il porto tornasse a funzionare a pieno regime. L’intero paese sta lottando per sopravvivere e i bambini sono, come sempre, i più colpiti da questa crisi. Non c’è nessuna valida alternativa al porto di Hudaydah completamente funzionante e accessibile. Programmi o accordi di ognuna delle parti in conflitto che ignorano questa condizione porteranno solo ad aggravare ulteriormente la miseria della popolazione dello Yemen e a ostacolare il lavoro della comunità umanitaria per salvare vite e alleviare le sofferenze”, ha dichiarato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen.

Il flusso di rifornimenti che entra in Yemen deve essere esteso e migliorato per contrastare la diffusione nel paese di fame, malattie e sofferenze. ”Se il porto di Hudaydah verrà chiuso nuovamente, milioni di yemeniti continueranno a soffrire perché non avranno il cibo, il carburante e l’acqua pulita di cui hanno bisogno per sopravvivere. Tutte le parti coinvolte in questa guerra che sembra non avere fine stanno giocando con il fuoco e devono smettere di mettere spietatamente a rischio la vita delle persone”, ha affermato Shane Stevenson, Direttore di Oxfam in Yemen.Yemen

Il blocco imposto a novembre 2017 dalla coalizione a guida saudita su tutti i punti di ingresso in Yemen ha portato a drammatiche carenze di cibo e carburante e al relativo incremento dei prezzi che hanno così privato la popolazione dell’accesso all’acqua pulita, al cibo e all’assistenza sanitaria. Nel paese, inoltre, sono stati individuati oltre un milione di sospetti casi di colera e centinaia di persone risultano attualmente affette dalla difterite. Il proseguimento del blocco, o l’assenza di azioni per garantire la certezza delle importazioni, spingerà lo Yemen sull’orlo del baratro con conseguenze irreversibili.

L’installazione imminente, secondo quanto si apprende, di nuove gru al porto di Hudaydah è un apprezzabile segnale di buona volontà e un passo positivo per aumentare la capacità del porto più importante dello Yemen. Per dare continuità a questi progressi, le organizzazioni firmatarie chiedono ora alla Coalizione di fare passi ulteriori, procedendo all’apertura del porto di Hudaydah senza condizioni e limiti temporali che possano influire sul flusso di fondamentali rifornimenti commerciali. ”Ribadiamo l’importanza dei porti yemeniti nel Mar Rosso per garantire che l’accesso di rifornimenti sia il più possibile rapido, sicuro e conveniente dal punto di vista economico- afferma un comunicato firmato dalle varie Ong – nessun altro porto ha infatti la capacità di sostituire le funzioni di Hudaydah. Chiediamo alla comunità internazionale di intervenire e assumersi le proprie responsabilità per assicurare che la popolazione dello Yemen possa avere accesso al cibo di cui ha bisogno per sopravvivere. E’ quanto mai urgente applicare ogni sforzo diplomatico per spingere le parti in conflitto a fare le scelte necessarie per mettere una volta per tutte fine al conflitto”.

Organizzazioni firmatarie:

ACTED
Action Against Hunger
CARE International
Danish Refugee Council
Global Communities
International Rescue Committee
INTERSOS
Medecins du Monde
Mercy Corps
Norwegian Refugee Council
Oxfam
Relief International
Save the Children
Search for Common Ground
Vision Hope International
War Child UK
ZOA

 

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Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell’Ansa. Tra le sue missioni l’Albania (di cui ha seguito per l’agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l’Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell’ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia.

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About Maria Novella Topi

Maria Novella Topi è stata a lungo capo servizio della Redazione Esteri dell'Ansa. Tra le sue missioni l'Albania (di cui ha seguito per l'agenzia la caduta del comunismo e le successive rivolte), l'Iraq e la Libia. Ha lavorato per lunghi periodi nell'ufficio di corrispondenza di Parigi. Collabora da Roma a OnuItalia. Contact: Website | More Posts