Ca’ Foscari a Khartoum per promozione lavori di scavo

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Ca' Foscari
Veduta dalla sommità del Jebel Barkal del palazzo di Natakamani a Napata (Ca' Foscari)

VENEZIA, 17 GENNAIO – Nel 2021 l’Universita’ di Ca’ Foscari si rechera’ a Khartoum per un programma di iniziative che illustrano il suo lavoro di scavi in Sudan. Lo scorso dicembre l’ateneo ha ottenuto finanziamento di oltre 90 mila euro dal Ministero degli Affari Esteri, attraverso l’Ambasciata d’Italia a Khartoum, nel quadro della Promozione Integrata. Ca’ Foscari risulta capofila di una serie di progetti cui partecipano l’Istituto Italiano di Storia Antica e l’Istituto Superiore del Restauro di Roma.

Il tutto nasce da un lavoro svolto in stretta collaborazione con l’Ambasciata Italiana a Khartoum che ha sempre sostenuto e affiancato l’attività della missione italiana e da una sinergia di istituzioni italiane che lavorano in Sudan, ciascuna con il proprio taglio e nel proprio ambito.

Il Leone di Montagna

Tra le attività principali che Ca’ Foscari dovrà organizzare ci saranno una mostra a Khartoum che unisca i materiali dell’esposizione Il Leone e la Montagna (già presentata a Ca’ Foscari nel gennaio 2020) a ulteriori materiali fotografici da scavo a Karima della Missione Jebel Barkal e della Missione Sanam Abu Dom.

A questo si aggiunge la realizzazione di elaborazioni 3D di edifici e di una scelta di oggetti dal Jebel Barkal che possono essere messe a disposizione di Università e Centri di Studio per una maggiore sensibilizzazione circa il patrimonio culturale del paese. Sara’ poi realizzato un fumetto in arabo e in italiano/inglese sul regno di Kush, Napata e il lavoro degli archeologi. Una forma così particolare di divulgazione del lavoro scientifico è stata pensata per una possibile diffusione nelle scuole e nei centri di studio e contribuirebbe a far conoscere non solo le attività dell’archeologo, ma anche a trasmettere in forma divertente informazioni sulla storia del Regno di Napata ai giovani sudanesi.

Inoltre, sarà realizzato un Catalogo delle cretule da Sanam Abu Dom con la pubblicazione di circa 500 impronte di sigillo con disegno, foto e breve commento; testo in inglese e italiano con abstract arabo; complete di studio del verso per riconoscere l’uso della sigillatura.

L’importanza della divulgazione

“Una missione archeologica non funziona solo come scavo e come lavoro scientifico – spiega il Direttore della Missione, Emanuele Ciampini – questo non avrebbe senso se non avesse anche delle ricadute sulle comunità locali nel senso più ampio, intendendo anche gli italiani che stanno in Sudan. Si tratta di uno stato che ha visto ultimamente molti cambiamenti significativi, un paese che ha subito una divisione tra Nord e Sud, che ha visto una rivoluzione, e credo sia importante garantire in questa fase di transizione una presenza della missione che supporti la conoscenza del patrimonio del Sudan.” Per questo verranno organizzate in loco delle conferenze o degli workshop in formato digitale per studenti sudanesi di archeologia su temi legati alle attività delle Missioni e su fondamenti della cultura nubiana antica.
Tra le attività previste c’è anche l’organizzazione di una Giornata di Studio: Italia e Sudan fra archeologia e conservazione con il contributo di Ca’ Foscari per la parte archeologica e dell’Istituto Superiore del Restauro per la parte di conservazione. Il convegno intende raccogliere le esperienze acquisite dai cantieri italiani che operano in Sudan, e le loro prospettive di ricerca. (@OnuItalia)