Aereo Ethiopian: una tragedia per la famiglia dell’Onu, per l’Italia e la cooperazione internazionale

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NEW YORK, 10 MARZO – Una tragedia per le Nazioni Unite, oltre che per l’Italia e per la cooperazione internazionale: sul volo Ethiopian 302 diretto a Nairobi e precipitato poco dopo il decollo da Addis Abeba c’erano tanti funzionari del sistema delle Nazioni Unite, tra questi le giovani funzionarie italiane del WFP Virginia Chimenti Maria Pilar Buzzetti. E poi Paolo Dieci, presidente di Link 2007, mentre Carlo Spini, Gabriella Vigiani e Matteo Ravasio della Ong Africa Tremila stavano recandosi a Juba in Sud Sudan e l’archeologo Sebastiano Tusa in Kenya per una conferenza dell’UNESCO.

Domani a Nairobi la Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente si aprirà con un minuto di silenzio in segno di lutto. Profondamente rattristato per la perdita di vite umane, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha espresso le sue piu’ sentite condoglianze e offerto solidarietà alle famiglie delle vittime, comprese a quelle dei dipendenti delle Nazioni Unite. Il capo dell’Onu sara’ anche lui a Nairobi per i lavori dell’Assemblea a cui l’Italia sara’ rappresentante dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Oltre alle funzionarie italiane del WFP e a cinque loro colleghi, hanno perso la vita nel disastro dipendenti dell’OIM, di UNHCR, dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), di UNEP, UNDP, della FAO, della Banca Mondiale e della Missione Onu di assistenza in Somalia UNSOM. Tre persone dello staff dell’ufficio Onu a Nairobi (UNON) sono rimaste uccise

A bordo del volo Ethiopian c’erano persone di 35 nazionalità: almeno 21 di queste erano dipendenti dell’Onu. L’ET 302 era soprannominato “the UN shuttle” per l’alta densita’ di personale delle Nazioni Unite che lo utilizzavano. Addis Abeba e Nairobi hanno uffici Onu e alcuni passeggeri erano attesi nella capitale keniota per il vertice sull’ambiente.

Paolo Dieci era invece diretto in Somalia: “Sono in partenza per far sentire ai miei cooperanti che non sono soli in questa situazione difficile. Ci sono anch’io”, aveva detto da Fiumicino all’amico Nino Sergi, presidente emerito di Intersos e con il quale, insieme ad altre sette persone, aveva fondato la “Link 2007 cooperazione in rete”, che raggruppa 14 ong italiane, e di cui era presidente.

Dieci era anche presidente del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp) una delle ong “storiche” nata nel 1983. “Era un uomo di grande affidabilità e di grandi capacità e aveva il dono – racconta Sergi – di trovare le soluzioni che potessero mettere insieme i vari punti di vista, era l’uomo del dialogo non dello scontro”. Tutta la rete della Cooperazione Italiana si unita al dolore che ha colpito le famiglie delle vittime della tragedia: “Siamo sgomenti per la perdita di cooperanti italiani e di Paolo Dieci, grande figura della cooperazione”, ha fatto sapere su Twitter l’Agenzia Italiana per la Cooperazione

E’ la terza volta che una tragedia dell’aria mette a lutto la famiglia dell’ONU: nel novembre 1999 un Atr-42 del WFP che portava aiuti umanitari si schianto’ contro una montagna del Kosovo: 24 morti. L’anno prima un DC-10 della Swissair si inabisso’ nell’Atlantico al largo del Canada. Tra i 215 passeggeri c’erano molti funzionari delle Nazioni Unite abituati a far la spola tra New York e il polo delle Nazioni Unite di Ginevra: tra questi Jonathan Mann, capo del programma dell’OMS contro l’AIDS. L’Onu ha anche perso il suo secondo segretario generale, lo svedese Dag Hammarskjöld, in un incidente aereo nell’allora Rodesia (oggi Zambia) di cui non sono state ancora chiarite le cause. (@alebal)