Afghanistan: MSF denuncia attacco a suo ospedale, “Sono venuti per uccidere le madri”

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Foto Bonnot (Msf)

KABuL, 18 MAGGIO – Una nuova strage, nella guerra dimenticata dell’Afghanistan, ha insanguinato la capitale Kabul: lo denuncia come episodio ”sconvolgente” l’ong Medici senza Frontiere che descrive sul suo sito l’attacco al reparto maternità nell’ospedale Dasht-e-Barchi di Msf a Kabul, avvenuto martedì scorso.

”Un numero imprecisato di aggressori ha preso d’assalto il reparto con una serie di esplosioni e di spari – ha raccontato Frederic Bonnot, capo dei programmi MSF nel Paese – Hanno attraversato le stanze della maternità sparando alle pazienti nei loro letti. Sistematicamente. Lasciando dietro di loro muri crivellati di proiettili, sangue sui pavimenti delle stanze, veicoli bruciati e vetri rotti dalle esplosioni”.

Il reparto attaccato (Foto MSF, Bonnot)

”Vittime di questa terribile e insensata violenza sono stati donne e bambini appena nati mentre si trovavano in uno dei momenti tra i più belli e vulnerabili nella vita. Purtroppo – continua il racconto – piangiamo la perdita di diversi pazienti, tra cui due bambini, e di almeno una collega del nostro staff, un’ostetrica afgana rimasta uccisa. Alcune delle madri sono state uccise mentre si trovavano in sala parto con i figli non ancora nati”. Il team medico di Msf ”sta facendo ogni sforzo possibile per seguire i bambini appena nati, garantire assistenza ai nostri pazienti e ai feriti, fornire supporto psicologico al personale colpito e alle persone in lutto”.

Le attività mediche nella maternità di Dasht-e-Barchi, che solo quest’anno aveva visto venire alla luce oltre 5.400 neonati, sono state temporaneamente sospese. Donne e bambini sono stati privati di cure mediche essenziali in un contesto dove l’accesso alla salute è già limitato e l’epidemia di coronavirus peggiora la situazione. ”Siamo devastati – detto ancora il responsabile – Quest’area ha subito attacchi in passato, ma nessuno credeva che avrebbero attaccato una maternità. Sono venuti per uccidere le madri”.