UNHCR E WFP: con il Covid si aggrava ancora condizione rifugiati in Africa

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Courtesy of Aurelia Rusek

ROMA, 10 LUGLIO – L’UNHCR e l’agenzia ONU World Food Programme (WFP) tracciano un quadro fosco delle attuali condizioni del continente africano. Avvertono che la grave mancanza di finanziamenti, i conflitti e i disastri, nonché le sfide poste alle catene di approvvigionamento, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la perdita di reddito causati dal COVID-19, minacciano di lasciare milioni di rifugiati in Africa senza cibo.Africa

”Milioni di rifugiati in tutta l’Africa contano su aiuti regolari per soddisfare le proprie esigenze alimentari – ha detto l’alto commissario UNHCR Filippo Grandi – Circa la metà di loro sono bambini, che potrebbero sviluppare difficoltà per tutta la vita se privati ​​del cibo nelle fasi vitali del loro sviluppo”. A meno che non vengano prese misure urgenti per fare fronte alla situazione, si prevede un aumento dei livelli di malnutrizione acuta, di arresto della crescita e di anemia. Ad esempio in Etiopia, nei campi rifugiati, il 62% dei bambini presenta livelli critici di anemia.

”Mentre la situazione continua a peggiorare per tutti, il disastro è amplificato per i rifugiati che non hanno assolutamente nulla per ammortizzare i danni –  ha detto David Beasley, Direttore Esecutivo del WFP – Nel migliore dei casi, i rifugiati vivono in condizioni di sovraffollamento, faticano a soddisfare i propri bisogni di base e spesso, per sopravvivere, non hanno altra scelta che fare affidamento sull’assistenza esterna. Ora più che mai, hanno bisogno del nostro sostegno salvavita”.

Il WFP sta fornendo assistenza alimentare ad oltre 10 milioni di rifugiati nel mondo, compresi quelli nei più grandi insediamenti di rifugiati, come quello di Bidibidi in Uganda, dove le razioni sono state ridotte del 30% ad aprile a causa della mancanza di finanziamenti. Allo stesso tempo, le restrizioni alle importazioni e alle esportazioni stanno limitando le catene di approvvigionamento. Nel Sahel, area in gran parte senza sbocco sul mare, le misure di prevenzione anti COVID-19, come la chiusura delle frontiere e le restrizioni ai movimenti, limitano la capacità di trasporto dei prodotti in una regione in cui l’insicurezza crescente, la violenza e i conflitti – aggravati dall’impatto dei cambiamenti climatici e della povertà – hanno compromesso la sicurezza alimentare e i mezzi di

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sussistenza di milioni di persone. L’assistenza a gruppi estremamente vulnerabili, compresi gli oltre 1,2 milioni di rifugiati nella regione, ha bisogno di essere sostenuta.

A fronte di una grave mancanza di fondi, l’UNHCR e il WFP faticano a soddisfare le crescenti esigenze con, in prospettiva, un peggioramento della situazione in molti casi, dovuto all’aumento dei costi, in parte a causa delle spese impreviste legate alla fornitura di pasti cotti nelle strutture in quarantena. Oltre ai recenti tagli in Uganda, oltre 3,2 milioni di rifugiati nell’Africa orientale stanno già ricevendo razioni ridotte a causa della mancanza di fondi, tra cui Etiopia, Kenia, Sudan, Sud Sudan e Tanzania. Carenze significative di finanziamento minacciano o hanno già provocato tagli alimentari nella Repubblica Democratica del Congo, in Malawi, Mozambico e Zambia. A livello globale, dicono le agenzie Onu le attività del WFP a supporto dei rifugiati hanno bisogno di oltre 1,2 miliardi di dollari per i prossimi sei mesi (luglio-dicembre), di cui circa 694 milioni di dollari per le operazioni in Africa. Nell’ambito del più ampio Piano di Risposta Umanitaria Globale delle Nazioni Unite per il COVID-19, l’UNHCR ha bisogno di circa 745 milioni di dollari per interventi salvavita, di cui 227 milioni per operazioni in Africa. I governi africani sono esortati a garantire che i rifugiati e le popolazioni sfollate siano inclusi nelle reti di sicurezza sociale e nei piani di risposta al COVID-19, in linea con gli impegni assunti nel Global Compact on Refugees, per garantire loro la possibilità di accedere al cibo e all’assistenza in contanti di emergenza.