Conferenza Ambasciatori: politica estera italiana verso il 2030, tutte le sfide da vincere

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Mattarella e Moavero

ROMA, 25 LUGLIO – Gli stati generali della diplomazia italiana sono tornati da ieri sotto i riflettori a Roma, dove si è aperta la XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia, organizzata dalla Farnesina, con il titolo “La politica estera italiana verso l’orizzonte 2030 tra continuità e cambiamento”. E’ una tre giorni di confronto e di riflessione per oltre cento rappresentanti italiani nel mondo sul ruolo della rete diplomatica per la sicurezza e la crescita dell’Italia in una realtà internazionale in continua evoluzione e di fronte all’accelerazione imposta dalle rivoluzioni digitale e della comunicazione.

Nelle varie sessioni di lavoro – che si concluderà il 26 con il saluto del Ministro Moavero Milanesi e da un intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – gli Ambasciatori e le Ambasciatrici affronteranno i temi più attuali e rilevanti legati al ruolo in continua evoluzione della diplomazia, analizzando gli strumenti, nuovi e tradizionali, a disposizione per affrontare le sfide presenti. Tra le riflessioni quella sul ‘soft power’ italiano alla prova della competizione globale e quella su interesse nazionale, strategie e alleanze, anche alla luce delle profonde trasformazioni che sta subendo il multilateralismo tradizionalmente inteso.

All’evento ‘Diplomazia per l’Italia – Sicurezza e crescita in Europa e nel mondo’, che ha anticipato la Conferenza,  Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero degli Esteri, ha parlato di ”aprire all’esterno il mondo, spesso sconosciuto al pubblico, degli ambasciatori e riflettere sul ruolo della diplomazia perché sentiamo la responsabilità di dover incidere sulla vita del cittadino ma non sempre il cittadino ci sente vicini e riusciamo a fare comprendere qual è il nostro impegno per il Paese”.

Elisabetta Belloni

”C’è un nesso tra politica estera e la vita del cittadino – ha proseguito – Oggi vediamo rinascere tendenze protezioniste, aumentano le diseguaglianze, anche in Italia e in Europa, c’è una certa carenza di legittimazione del multilateralismo, vediamo gli attacchi di Trump al sistema dell’Onu, vediamo che rinasce la minaccia nucleare. La diplomazia ha il compito di navigare, di tenere la barra dritta interpretando con coerenza questi fenomeni. In questo contesto punti fermi della politica estera italiana, sono la denuncia del ricorso alle armi, il dialogo, il rispetto dei diritti umani, il rifiuto del protezionismo, ll forte ancoraggio all’Europa, le relazioni transatlantiche, il Mediterraneo, l’Africa”.

Per il ministro Enzo Moavero Milanesi le priorità della politica estera italiana devono fare i conti con il mondo globalizzato e la rivoluzione digitale e in questo contesto, secondo il responsabile della Farnesina, ”il peso specifico dell’Europa e dei suoi Stati si è ridotto notevolmente e dunque l’Italia che si trova in Europa subisce l’impatto di queste debolezze”. Ma l’Italia, ha spiegato, anche ”se si trova in ottava posizione nella classifica del Pil per il surplus manifatturiero è quinta. Una posizione estremamente interessante che ci fa capire come il nostro ruolo nel mondo sia ancora rilevante”. Quanto all’Africa, afferma Moavero, ”è complementare all’Europa e rappresenta un’enorme opportunità. È un continente di fronte all’Italia e rispetto al quale siamo un ponte naturale”.

Per il presidente della Repubblica Sergio MattarellaNato e Ue hanno rappresentato le leve solide ed efficaci grazie alle quali l’Italia ha potuto contribuire attivamente ai passaggi fondamentali che hanno caratterizzato la storia recente del nostro Continente, proiettando in un quadro più ampio i nostri interessi nazionali, testimoniando i valori della nostra cultura e sostenendo le nostre priorità, dalla libertà e dai diritti alla pace, dall’apertura dei mercati alla valorizzazione del contributo del nostro sistema produttivo, dal Mediterraneo alla stabilizzazione dei Balcani, alla partecipazione a grandi progetti in campo energetico e infrastrutturale”.

L’Unione Europea, ha rilevato il Capo dello Stato, “rappresenta il primo perimetro dell’azione della nostra diplomazia, della nostra stessa proiezione internazionale. L’Unione non è altro rispetto a noi stessi, può garantire ai nostri concittadini un livello di indipendenza e libertà quale abbiamo conosciuto dall’avvento della Repubblica” ha detto ancora, aggiungendo che l’Ue è “l’unica che può consentire all’insieme dei paesi dell’Unione, ai loro valori e alle loro economie un peso adeguato nella dimensione internazionale, sempre più caratterizzata e condizionata da soggetti di grandi dimensioni”.

Dal Presidente non è mancato un richiamo: “Non posso fare a meno di rilevare una tendenza crescente, che giudico pericolosamente erronea, verso meccanismi e pratiche di carattere intergovernativo, che sempre più pervade la vita dell’Unione. Si tratta di una deriva – ha sottolineato – che rischia di cambiare il carattere dello storico processo di integrazione. Nel corso dei decenni, come sanno bene gli ambasciatori, questo ha sempre registrato la presenza di due diverse visioni: quella comunitaria e quella intergovernativa”. ”L’Italia ha contribuito al multilateralismo e al rispetto del principio di parità tra i Paesi”, ha detto ancora, facendo riferimento al periodo cominciato dopo la seconda guerra mondiale: “E’ un approccio che ha garantito nel tempo pace, libertà, sicurezza e benessere crescente. Da qualche anno si vanno diffondendo fenomeni di erosione dell’assetto internazionale che pareva acquisito e in grado di dare risultati positivi”. Il presidente infine ha utilizzato la parola “crisi” e, rispetto all’integrazione europea, l’espressione “rischio di glaciazione”.