Covid-19: Amref racconta il ‘teatro magnetico’ di Gideon per dare voce ai giovani

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NAIROBI, 4 SETTEMBRE – La vita può cambiare, anche molto rapidamente: ”Ero un attore televisivo –  racconta ad Amref Gideon Obuya – poi ho deciso di cambiare vita. La mia e quella dei miei coetanei, dei ragazzi di strada. In 4 anni, ho già visto cambiare molte cose”. Il giovane 23enne keniota ha infatti portato la sua esperienza di attore nel lavoro volontario con i ragazzi di strada, che svolge presso il Riruta Health Center di Nairobi. Realizza uno stile di teatro di strada chiamato ‘teatro magnetico’: brevi e semplici sketch, con una trama ispirata alla quotidianità ma con un tocco istrionico che cattura l’attenzione dei passanti.

Mary Esther Wanjiku

Gideon è uno dei diciotto ragazzi intervistatati da Amref, per capire le sfide da loro affrontate, le loro lotte quotidiane e le loro speranze, oggi più importanti che mai, nel contesto dell’attuale pandemia da COVID-19, che ad oggi vede nel continente africano più di 1,2 milioni di contagi e circa 29.000 decessi. Il cambiamento di cui parla Gideon comporta, per esempio, il miglioramento della salute sessuale e riproduttiva dei giovani. In Africa i giovani rappresentano il 70% della popolazione. Per questo ascoltare le loro voci è molto importante. Amref Health Africa ha da sempre dato voce ai giovani e, come nel caso di Gideon, tra il 30 aprile e il 5 maggio del 2020, in collaborazione con il Ministero della Salute del Kenya, Y-ACT e Population Council, ha condotto dei sondaggi online e alcune interviste telefoniche che hanno visto come protagonisti 2.153 giovani in 47 contee del Kenya. La ricerca era volta alla comprensione dei livelli di conoscenza dei giovani sulla pandemia COVID-19, la loro percezione del rischio di infezione e degli effetti sulla loro salute, la loro predisposizione allo sviluppo dei comportamenti raccomandati e il contesto socioeconomico.

Yidnekachew-Mogessie

Il COVID-19 sta avendo significativi effetti negativi sulla salute mentale e sullo stato economico e sociale dei giovani. Secondo i risultati ottenuti dalla ricerca, quasi un terzo dei giovani kenioti (27%) è stressato e il 30% ha riferito di ”vivere nella paura”. I giovani hanno inoltre segnalato bassissimi livelli di utilizzo dei servizi di salute sessuale e riproduttiva, segnalando difficoltà a procurarsi assorbenti igienici, pillole anticoncezionali o profilattici, e ad accedere trattamenti per l’HIV/AIDS. ”L’OMS ha identificato i servizi relativi alla salute sessuale e riproduttiva – inclusa l’assistenza durante la gravidanza e il parto – come uno dei sette servizi sanitari essenziali durante la pandemia COVID-19”, spiega Yidnekachew Mogessie, giovanissimo ginecologo etiope. ”Nonostante la guida operativa, molte giovani madri tendono a partorire in casa per paura di contrarre il COVID-19 nelle strutture sanitarie. Ciò si traduce in diverse complicazioni materne e neonatali. Inoltre, questa pandemia ha avuto una pesante influenza sulla disuguaglianza e sulla violenza di genere; fenomeni preesistenti che, tuttavia, hanno subito un grave aumento. Abusi fisici, sessuali, verbali, emotivi e psicologici, ma anche privazioni economiche o educative”.

Gideon Obuya e Yidnekachew sono giovani coetanei che, in modi molto diversi, combattono battaglie comuni. Gideon si esibisce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità e, tra le varie speranze del ragazzo c’è quella di porre fine a queste violenze. Lo fa mettendo in scena una simulazione improvvisata di un padre che abbandona il proprio figlio. Gideon, Maureen e Lindah, due ragazze con cui collabora, si esibiscono in luoghi affollati e senza dichiarare di essere attori. La scena dura circa cinque minuti, e quando i ragazzi spiegano al pubblico l’obiettivo della messa in scena, molti, emotivamente coinvolti da ciò a cui hanno assistito, accettano di partecipare alle attività di sensibilizzazione da loro tenute. Mary Esther Wanjiku, anche lei tra i diciotto ragazzi intervistati da Amref e coetanea di Gideon, utilizza il suo stesso approccio e promuove la sensibilizzazione ad argomenti quali le malattie infettive, grazie al ‘teatro magnetico’. Interpretando una persona presumibilmente infetta da HIV, e indulgendo ad una recitazione enfatica, Mary Esther attira infatti l’attenzione del pubblico e suscita nei passanti evidenti emozioni.