Diario di fine anno dal campo di Ashti (Kurdistan iracheno). ‘Giunto da profugo, ora lavoro con Emergency’

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ASHTI, 2 GENNAIO – Hussein Muhammed, profugo siriano in Iraq, racconta la sua storia e mostra come la guerra può cambiare la sensibilità e l’impegno di ciascuno. Questo è il suo diario.

”Mia madre, mio padre e mio fratello minore sono qui con me. I miei zii e i miei cugini, invece, sono rimasti là…La guerra ci ha costretti a fuggire. È successo cinque anni fa, avevo 24 anni. Oggi vivo con loro nel campo di Barika, nel Kurdistan iracheno, insieme ad altri rifugiati come noi.

Ho iniziato a collaborare con EMERGENCY come volontario, poi con il tempo sono diventato responsabile del gruppo dei promotori sanitari del campo di Ashti.

Ogni giorno è una sfida: relazionarsi con i pazienti e sensibilizzarli sulle buone pratiche igienico-sanitarie non è sempre semplice. All’inizio – scrive Hussein – mi sembrava che le persone con cui parlavo non comprendessero quello che cercavamo di trasmettere loro. Ma la prevenzione è fondamentale in un luogo come questo, abitato da migliaia di persone che vivono in condizioni così precarie. Ecco perché ce l’ho messa tutta per far capire l’importanza del lavoro che faccio insieme al mio team.

Cosa facciamo? Provo a raccontarlo con parole semplici: stiamo insieme alle persone, insegniamo loro a prevenire malattie facilmente trasmissibili, stiamo accanto alle madri per cercare di diminuire il livello di malnutrizione dei loro figli. Mostriamo come lavarsi correttamente le mani, i denti… Gesti quotidiani, ma essenziali. Questo lavoro mi sta insegnando tanto, dal punto di vista professionale e da quello umano. Se mi chiedessero di pensare alla cosa più importante che ho imparato risponderei così: ad apprezzare le sfide e le soddisfazioni. Non dimenticandosi mai di un aspetto fondamentale: il rispetto della persona, come essere umano.

Hussein Muhammed

Auguro a tutti di riuscire ad apprezzare le sfide di ogni giorno, ogni soddisfazione che ne deriva, piccola o grande che sia, con questo stesso spirito. Le persone con cui abbiamo a che fare sono prima di tutto, semplicemente, persone. Ecco come affronto il mio lavoro e la mia vita, con la speranza di poter far presto ritorno a Qamishlo, nella mia Siria”.

 Hussein Muhammed, da Ashti