Diritto d’asilo: UNHCR ‘preoccupata’ per nuove misure Trump su migranti dal Messico

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GINEVRA, 17 LUGLIO – L’Unhcr si è detta “profondamente preoccupata” per le nuove restrizioni imposte dagli Usa in materia di asilo per le persone che arrivano attraverso la frontiera meridionale con il Messico, provenienti spesso da Guatemala, Honduras, El Salvador o Haiti. Per Filippo Grandi, alla guida dell’Alto commissariato per i rifugiati le nuove misure volute dal presidente Donald Trump mettono in pericolo persone vulnerabili che hanno bisogno di protezione internazionale dalle violenze e dalle persecuzioni e inoltre la misura non rispetta gli obblighi internazionali.

La norma vieta in particolare ai migranti che giungono al confine meridionale di chiedere asilo negli Usa se hanno viaggiato prima in un altro Paese e non hanno cercato di chiedere asilo lì prima di ripartire alla volta del confine americano. Questo – precisa l’Onu – a prescindere se abbiano avuto o meno accesso alla protezione internazionale in quei Paesi di transito. “Questa misura è troppo severa e non è il modo migliore per andare avanti”, ha commentato Grandi. “Siamo consapevoli che il sistema di asilo degli Stati Uniti è sotto pressione e siamo pronti a svolgere un ruolo costruttivo, se necessario”. Ma la misura decisa dagli Usa “metterà a rischio famiglie vulnerabili, minerà gli sforzi dei paesi in tutta la regione elaborare risposte collettive e coerenti necessari”, ha spiegato.

Negli Stati Uniti critiche alle nuove norme sono state espresse sia dall’American Civil Liberties Union, associazione per i diritti civili con cento anni di storia, sia da Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley, le deputate democratiche che Donald Trump aveva invitato nel fine-settimana a ”tornare nei posti corrotti e infestati dal crimine da cui provengono”. Nel corso di una conferenza stampa le quattro rappresentanti hanno rivolto un appello aa non cadere nelle provocazioni del presidente. ”La storia ci sta guardando”, ha detto Omar, origini somale, rifugiata e poi cittadina americana dal 2000 denunciando ”deportazioni di massa” al confine con il Messico e ”violazioni dei diritti umani”.