Giornata contro l’uso dei bambini nei conflitti, Italia vuole continuare a essere in prima linea

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GINEVRA, 13 FEBBRAIO – Sono decine, forse centinaia di migliaia, in questo momento, i bambini arruolati nei gruppi armati in almeno 14 Paesi del mondo e nella Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato (Red Hand Day), che si è celebrata ieri, l’Italia ha riaffermato con la massima determinazione l’impegno per assicurare l’incolumità e i diritti dei minori, anche in situazioni di conflitto. Nell’anno in cui ricorre il 20° anniversario del Primo Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, è stata ribadita la più ferma condanna ”della pratica odiosa dell’arruolamento dei bambini soldato, che li espone a gravi rischi e a terribili violazioni dei loro diritti fondamentali, privandoli della loro infanzia….L’Italia continuerà con il massimo impegno e la più sentita responsabilità la propria campagna internazionale a favore della sicurezza e dei diritti dei minori che vivono in zone di conflitto, nella convinzione che sia prioritario tenerli lontani dalle linee di combattimento, dai pericoli e dagli abusi, e garantire il loro diritto all’istruzione”.

Nel 2017, le Nazioni Unite hanno identificato 14 Paesi dove è ancora presente un massiccio arruolamento di bambini soldato: Afghanistan, Colombia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Mali, Myanmar, Nigeria, Filippine, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen.

Nonostante i progressi registrati negli ultimi tre decenni, secondo l’ultimo Rapporto della Rappresentante Speciale ONU per i bambini nei conflitti armati, nel 2018 si sono registrate più di 24.000 violazioni gravi dei diritti fondamentali dei minori in situazioni belliche, in particolare 933 casi di violenza sessuale e 1.023 attacchi a scuole e ospedali, che hanno avuto un effetto devastante sull’accesso all’istruzione e sui servizi sanitari nelle regioni coinvolte. È responsabilità di tutti garantire che i più indifesi, anche quelli che vivono in zone di guerra, possano sognare e costruire il loro futuro.

In occasione della 33° Conferenza della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ginevra, 9-12 dicembre 2019), l’Italia presentò un impegno solenne, aperto all’adesione di altri Paesi, a garantire la sicurezza e i diritti dei bambini in situazioni di conflitto. La proposta italiana ha raggiunto in pochissimi giorni un numero record di sottoscrizioni, risultando l’impegno più sostenuto dell’intera Conferenza.

Secondo l’organizzazione umanitaria INTERSOS, anche se ”non esiste una statistica ufficiale, solo stime, per un fenomeno volutamente nascosto, considerato illegale dalle convenzioni internazionali, oltre 30mila arruolamenti sono stati documentati a partire dal 2012. Solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso”. Intersos rilancia la campagna #stopaibambinisoldato, a cui dedica, tradizionalmente, il mese di febbraio. Un’occasione per dare voce alla battaglia di organizzazioni, operatori e attivisti della società civile per reintegrare gli ex bambini soldato nella società e consentire loro una vita normale. Nel 2020, Intersos condurrà progetti di reintegrazione di ex bambini soldato in Somalia e nella Repubblica Centrafricana. L’obiettivo è prendere in carico e reintegrare 150 ex bambini soldato in Somalia e 200 ex bambini soldato nella Repubblica Centrafricana. (@OnuItalia)