Approvata la Dichiarazione di Bucarest: i giovani vogliono partecipare e contare

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Bucarest

BUCAREST, 8 MAGGIO – ”Sogniamo una comunità europea che permetta e incoraggi il coinvolgimento dei bambini nei processi decisionali perché vogliamo essere ascoltati sulle problematiche che influenzano direttamente le nostre vite, sia come cittadini dei nostri rispettivi Paesi, sia come europei. Perché siamo una parte significativa della popolazione dell’Europa e stiamo scrivendo la nostra storia”. È un passaggio della Dichiarazione di Bucarest dei bambini dell‘Unione europea, adottata durante la conferenza internazionale dal titolo ”Children’s Participation in Decision-Making and Policy-Making at European Union level”.

La Dichiarazione getta le basi per i meccanismi di consultazione dei ragazzi che consentiranno ai bambini e ai giovani di partecipare alle decisioni dell’Ue. Per l’Italia erano presenti alla conferenza due diciassettenni, entrambi volontari di Younicef, il movimento giovanile di Unicef: Elisa Cremona, studentessa di Viareggio e Jacopo Cavagna, liceale di Rimini, recentemente nominato alfiere della Repubblica.
La Dichiarazione di Bucarest è un documento scritto da un gruppo di bambini e giovani della Romania, discusso successivamente in tutta Europa attraverso il network di Unicef, EurochildSave the Children, la Federazione delle Ong per la Protezione dei bambini e associazioni europee di studenti delle scuole superiori per ottenere supporto e riscontri da diversi gruppi di bambini e giovani.

Il documento è stato creato attraverso un processo di consultazione complesso che ha coinvolto sia esperti internazionali sia rappresentanti delle istituzioni europee sui diritti dei bambini. La Dichiarazione è uno strumento che può mobilitare le istituzioni europee e gli Stati membri a stabilire strutture e meccanismi formali che promuoveranno il diritto dei bambini e dei giovani a partecipare alla vita dell’Unione europea. ”I bambini e gli adolescenti sono le risorse principali per il futuro dell’Unione europea – ha detto Pieter Bult, rappresentante Unicef in Romania –. Aumentare la loro consapevolezza sull’Unione europea, coinvolgerli negli affari dell’Unione europea e stimolare la loro creatività e responsabilità sulle politiche e i processi decisionali dell’Unione europea aiuterà a porre le basi di un’Europa più forte”.

Alla Conferenza hanno partecipato 60 bambini e ragazzi provenienti da numerosi Stati membri dell’Unione Europea. L’incontro dei giovani è stato organizzato proprio alla vigilia del Vertice informale dei Capi di Stato e di Governo dell’UE che si tiene oggi e domani a Sibiu, in Romania, e che vede nella sua prima giornata i leader incontrare proprio i giovani, per ascoltarne la voce e ricevere in consegna il testo finale della Dichiarazione.

I minorenni rappresentano oltre il 20% della popolazione dell’UE e, come si afferma spesso, sono il futuro dell’Europa. Eppure l’indagine ”Europe Kids Want”, condotta da Eurochild e UNICEF lo scorso anno e che ha raccolto le risposte di oltre 20.000 bambini e ragazzi europei, rivela che solo il 43% dei minorenni pensa che l’UE migliori le loro vite e appena il 14,6% ritiene che gli adulti ascoltino le loro opinioni quando prendono decisioni inerenti alla scuola e meno dell’8% per quelle inerenti la comunità in senso più ampio. Per essere davvero il futuro, ricordano i ragazzi, “dobbiamo essere coinvolti sin da oggi, e considerati come una risorsa, non soltanto come una voce di spesa”.

Il coinvolgimento dei giovanissimi nei processi decisionali va visto piuttosto come un investimento che produrrà cittadini più consapevoli e in grado di prendere decisioni importanti, anche dal punto di vista dell’impegno civico e della sostenibilità ambientale. A chi obietta che la partecipazione giovanile è materia complicata, costosa e priva di indicatori validi per misurarne l’efficacia, i protagonisti della Dichiarazione replicano che vi sono ormai abbondanti “buone pratiche” in ambito europeo che dimostrano come ciò sia possibile ed economicamente sostenibile, anche e soprattutto grazie alle tecnologie digitali.

Cosa chiedono i ragazzi
Alla base delle proposte formulate c’è la richiesta di applicare pienamente alcuni fondamentali documenti internazionali: la Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (cfr. art. 12), la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (cfr. art. 24) e le Raccomandazioni in materia di partecipazione giovanile emanate dal Parlamento Europeo e dalla Commissione UE.

L’UE dovrebbe dotarsi di sistemi semplici ed efficaci per monitorare e valutare la partecipazione dei suoi cittadini più giovani e tutti i livelli (locale, nazionale e comunitario). Su un piano simbolico, è auspicata l’istituzione di una Giornata speciale dell’UE dedicata a questo tema. La pratica partecipativa dovrebbe essere stabilmente inserita nei curricula scolastici sin dalla scuola per l’infanzia. Genitori e insegnanti dovrebbero essere aiutati a sviluppare competenze volte a favorire la partecipazione dei figli e degli alunni, mentre gli enti locali dovrebbero parallelamente sviluppare dei meccanismi per consultare bambini e ragazzi nella progettazione degli spazi urbani.

Ancora più innovativa è la proposta poi di creare delle vere e proprie consultazioni o votazioni riservate ai minorenni, che possano consentire loro di esprimersi sui temi oggetto di referendum o altre forme di decisione legislativa, quando i temi li riguardino direttamente. Idealmente, scrivono i promotori della Dichiarazione, l’Europa dovrebbe fare proprio il motto “Nulla che riguardi i giovani, senza la loro partecipazione”. La partecipazione non deve però ridursi a una mera ritualità, a elemento decorativo di processi decisionali che si svolgono in realtà al di sopra o senza un reale coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti.

L’impegno dei giovani
La nostra generazione, scrivono i ragazzi, ha già dimostrato ampiamente di volere e potersi impegnare per affrontare le sfide della nostra epoca: basti pensare al movimento ambientalista “Fridays For Future” , alla marcia #NeverAgain (contro la diffusione delle armi e le stragi nelle scuole americane) o ai risultati ottenuti dal già citato sondaggio “Europe Kids Want” e dalla piattaforma di consultazione online “U-Report”. I giovani possono mettere a disposizione una visione del mondo onesta, aperta al nuovo e scevra da partigianerie politiche.