CINI: con crisi in Medioriente, Mediterraneo torni al centro agenda politica

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ROMA, 10 GENNAIO – L’arco di crisi che dalle tensioni tra Stati Uniti ed Iran arriva sino alle guerre civili di Libia, Siria e Yemen, rischia di innescare un’ulteriore spirale di violenza nei conflitti generalizzati che già coinvolgono diverse nazione dell’Africa saheliana e la zona del grande Medioriente, e le cui prime vittime sono, come sempre, le popolazioni civili ed in particolare le loro fasce più vulnerabili. Lo affermano in un comunicato le Ong internazionali italiane che fanno capo a CINI chiedendo che, a fronte della crisi, il Mediterraneo torni al centro dell’agenda politica attraverso forme rafforzate di cooperazione.

“Come ONG internazionali impegnate quotidianamente al fianco dei popoli in queste aree di crisi, sappiamo bene che la pace è la precondizione necessaria affinché  si possa edificare su solide basi ogni processo di sviluppo costruito sull’eguaglianza, il rispetto dei diritti umani, l’inclusione sociale, la tutela dell’ambiente, la democrazia. Per questo, insieme ai nostri partner dei Paesi coinvolti nei conflitti, chiediamo che lo strumento del dialogo tra i popoli, le azioni di cooperazione allo sviluppo, gli interventi umanitari, siano praticati con convinzione e rafforzati, a livello europeo e italiano”, si legge nel comunicato.

L’invito e’ pertanto ai responsabili, sia a livello nazionale che comunitario, a costruire sin da subito un orizzonte politico che parta dal nesso tra pace e sviluppo, a guardare oltre le contingenze di una risposta ad avvenimenti che, letti alla luce della nostra esperienza sul campo, si rivelano tutti come generati da una mancanza strutturale proprio di quelle condizioni minime indispensabili per permettere ad ognuno una vita dignitosa, nel rispetto delle differenze che esistono tra i popoli, ma combattendo al tempo stesso le diseguaglianze crescenti.

In questa prospettiva le ONG internazionali sono pronte a mettere a disposizione degli Stati e Governi che cercano la pace, non solo la loro idealità, ma la loro esperienza, la diplomazia dal basso, una rete fittissima di relazioni a livello locale che arrivano a dialogare con i settori più esposti delle popolazioni nelle aree di crisi, e dunque quelli al tempo stesso vittime potenziali, ma anche massa di manovra per ogni intento di ulteriore destabilizzazione.

Le Ong chiedono infine che l’Italia sostanzi la propria volontà di pace nelle aree di crisi attraverso una cooperazione rafforzata nell’area del Mediterraneo e, più in generale, con un’attenzione particolare a quei Paesi di più alta densità migratoria: “Per questo chiediamo con forza al Governo di sostenere le politiche di cooperazione allo sviluppo con mezzi e risorse adeguate, come deciso in sede ONU sottoscrivendo gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile”. (@OnuItalia)