Colline del Prosecco: da ICOMOS luce verde a Patrimonio Mondiale

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Harvesting in the steepest areas of the site where the completely manual “heroic viticulture” is carried out. Date: 17/09/2015 Author: Arcangelo Piai fotografo Copyright: © Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Permanent URL: whc.unesco.org/en/documents/165820

PARIGI, 7 GIUGNO – L’Icomos raccomanda che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene,  siano iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale come Paesaggio culturale. Questa l’indicazione che il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, organo consultivo dell’Unesco, rivolge ai membri del World Heritage Committee che si riuniranno tra un mese a Baku (Azerbaijan) per esaminare ed eventualmente promuovere la candidatura espressa dal Governo italiano.

La riunione e’ in programma il 7 luglio e quella del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e’ la sola candidatura italiana della sessione. C’è quindi la concreta possibilità che questa volta, dopo il rinvio deciso un anno fa nella riunione di Manama (Bahrain), le Colline del trevigiano possano aspirare al riconoscimento che le metterebbe alla stregua del Grand Canyon, del Taj Mahal, del Monte Fuji, della grande barriera corallina australiana, della piana della Piramidi, e per restare vicini a noi, delle Langhe di Cesare Pavese, entrate nel liste UNESCO nel 2014. “E’ la realizzazione di un sogno che sto inseguendo da 10 anni”, ha commentato il governatore del Veneto, Luca Zaia, ringraziando i tecnici di Icomos e osservando che “il riconoscimento del Patrimonio dell’Umanità consacra e premia il lavoro di tante persone che, negli anni, si sono spaccate la schiena per donarci il meraviglioso paesaggio delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene”.

Icomos – si legge nella motivazione – riconosce che gli approfondimenti al dossier richiesti dai membri Unesco “sono stati effettuati e sono positivi”. I tecnici del Veneto avevano infatti condotto nuove ricerche bibliografiche e di archivio, in particolare in relazione ai ‘ciglioni‘, all’aspetto a mosaico dei vigneti e al sistema ‘bellussera‘ nell’allevamento delle viti. Una ricerca che aveva sottolineato come i cambiamenti
nelle tecniche di coltivazione del terreno delle zone “tampone” (buffer zones) non abbiano influenzato le caratteristiche dell’area, che conserva caratteri rimasti relativamente stabili negli ultimi due secoli.

Il sito copre una superficie di 9.197,45 ettari, sulle aree dorsali dei vigneti, “paesaggio maggiormente in grado di soddisfare le esigenze di autenticità”. Colline ripide e piccoli vigneti su terrazze erbose, in un mosaico di foreste, piccoli insediamenti, con viste spettacolari.  (@OnuItalia)