Unesco boccia la corrida, niente patrimonio dell’Umanità (anche per lo zampino della burocrazia)

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PARIGI, 2 DICEMBRE – Sonora sconfitta per i promotori dell’iniziativa che avrebbe dovuto portare la corrida tra i Patrimoni del’Umanità dell’Unesco. 
La richiesta che era stata inviata dall’Asociación Internacional de la Tauromaquia (AIT) è stata respinta dall’organizzazione dell’Onu che si occupa di cultura, in quanto priva dell’avvallo di uno Stato, oltre che di un dossier argomentato a sostegno. Si tratta quindi in teoria di una decisione motivata da ragioni formali e burocratiche e non di una vera candidatura respinta, su un tema che è risultato fortemente divisivo anche per la decisa opposizione degli animalisti.

Questi ultimi avevano tuttavia orchestrato una campagna di opposizione molto energica dopo che l’AIT aveva inviato la sua richiesta all’Unesco quest’estate chiedendo un intervento anche in virtù di una presunta “situazione di emergenza” della corrida in Spagna, in difficoltà pure per le conseguenze della pandemia da Coronavirus. Questa procedura d’urgenza è un percorso che può essere seguito eccezionalmente, solo nei casi in cui la tradizione sia in pericolo di scomparsa. Ma, al di là di questo, il vero problema era legato al fatto che la la proposta – arrivata attraverso una semplice lettera indirizzata al direttore generale dell’Unesco e priva di un dossier motivato di argomenti a sostegno – proveniva da un ente privato, senza l’avvallo o la richiesta diretta di alcuno Stato: “Nessuna candidatura è giunta da nessuno Stato – è stato sottolineato in un post twitter della pagina spagnola ufficiale dell’Unesco – non c’è stata quindi nessuna candidatura né di conseguenza alcuna decisione al riguardo”.

La richiesta all’agenzia Onu era stata osteggiata da alcune associazioni riunite nella piattaforma “La Tortura No Es Cultura” (Ltnec) e poi da una campagna social che ha coinvolto centinaia di organizzazioni contrarie alla corrida con l’hashtag #NoTauromaquiaEnUnesco, diffuso non solo in Spagna ma anche in Portogallo e in alcuni Paesi sudamericani. Ora gli animalisti possono festeggiare.