Corridoi umanitari: Sant’Egidio e FCEI propongono “corridoio europeo”

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ROMA, 30 APR – I presidenti della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), Luca Maria Negro, hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per avanzare la proposta di un “corridoio umanitario europeo” e dichiarare la loro pronta disponibilità a collaborare alla sua realizzazione sulla base dell’esperienza realizzata in Italia negli ultimi tre anni.

Per conoscenza la lettera è stata inviata anche alla vice ministra per gli Affari Esteri e la Cooperazione Emanuela Del Re e al sottosegretario Andrea Molteni presso il Ministero dell’Interno. “La nostra proposta nasce da questa esperienza realizzata sul
campo – spiegano Negro e Impagliazzo – e ha come obiettivo l’arrivo in Europa di 50.000 profughi in due anni ripartiti tra i paesi che intendano dare concreta attuazione ai loro impegni internazionali in materia di asilo e di diritti umani. L’Italia dovrebbe fare da capofila di questo programma, aprendo un altro corridoio dalla Libia, per almeno 2.500 persone all’anno”.

Secondo Impagliazzo e Negro, “di fronte alle notizie che arrivano dalla Libia, con migliaia di profughi esposti non solo a ricatti, violenze e torture ma anche alla violenza degli scontri militari, non si puo’ rimanere fermi a guardare. Forti degli
incoraggiamenti ricevuti da papa Francesco, ultimo dei quali domenica scorsa, da varie Chiese sorelle in Europa e dal Consiglio Ecumenico delle Chiese rinnoviamo quindi la nostra disponibilità ad operare da subito per tutelare la vita,
l’incolumità e i diritti umani di migliaia di profughi ostaggio di violenze ogni giorno più diffuse e brutali”.

Il meccanismo proposto è analogo a quello adottato per i “corridoi umanitari” che si stanno realizzando sulla base di un protocollo tra la Fcei, la Comunità di Sant’Egidio, la Tavola valdese e i ministeri dell’Interno e degli Esteri, sottoscritto per la prima volta nel 2015 e rinnovato nel 2017, grazie al quale sono giunti in Italia oltre 1.600 richiedenti asilo, in massima parte siriani, provenienti dal Libano.

I ministeri competenti hanno sottoscritto un accordo analogo anche con la Comunità di Sant’Egidio e la Conferenza episcopale italiana per un altro contingente di 500 profughi provenienti dall’Etiopia. Sull’onda della “buona pratica” realizzata in Italia, sono stati aperti corridoi umanitari anche in Francia, in Belgio e Andorra per un totale di quasi 2.500 arrivi finora in Europa.

LibiaIeri intanto 146 profughi sono arrivati all’aeroporto di Pratica di Mare (Roma) provenienti da Misurata, in Libia grazie a un’operazione congiunta dell’UNHCR e delle autorità italiane e libiche. Il gruppo è composto da persone di nazionalità  etiope, eritrea, somala, sudanese e siriana. 68 sono minori, di cui 46 non accompagnati.

Gli stranieri adulti verranno ospitati nelle strutture individuate dalle prefetture di Roma (Rocca di Papa, 41 persone), Viterbo (48) e Rieti (12), mentre i minori andranno in strutture dedicate di prima accoglienza: 18 a Bojano (Campobasso) e Pesco Lanciano (Isernia) e 28 nelle strutture della rete Siproimi  (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) nelle province di Bologna, Chieti, Avellino, Pescara. “E’ una scelta importante quella del Governo italiano. Si tratta di un’evacuazione umanitaria, arriva per via aerea chi necessita di protezione dopo verifiche dell’Unhcr”, ha detto il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, presente a Pratica di Mare per accogliere i migranti assieme a Roland Schilling, vice Rappresentante regionale dell’Unhcr per il Sud Europa. Assente il ministro dell’Interno Salvini che aveva annunciato l’arrivo dei profughi come la prova che “è così che si arriva in Italia”.

Dall’inizio dei recenti scontri, l’Italia è il primo Paese ad accogliere persone evacuate dalla Libia. “Questa operazione di evacuazione è un’àncora di salvezza per le persone che hanno affrontato gravi minacce e pericoli in Libia,” ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Ora è di fondamentale importanza che anche altri Stati mettano in atto simili gesti di generosità, offrendo opportunità di evacuazione per i rifugiati coinvolti nel conflitto. Fingere di non vedere quanto sta accadendo avrà conseguenze drammatiche e reali.” (@OnuItalia)