Da Italia sostegno a Alberto Cairo, l’italiano che da 30 anni a Kabul aiuta le vittime delle mine a camminare

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“I consider this job a privilege, to help people improve their lives.” Italian physiotherapist Alberto Cairo – UNHCR’s Nansen Refugee Award winner for Asia – at work in the ICRC's physical rehabilitation centre in Kabul. ; Originally from Milan, Alberto Cairo has worked as Head of the International Committee of the Red Cross (ICRC) Orthopaedic Programme in Afghanistan since 1992, helping refugees, returnees and host community members with disabilities through physical rehabilitation and social integration programmes. The physical rehabilitation Centre in Kabul has 302 staff members, 95 per cent of whom are Alberto’s former patients. The ICRC runs seven centres across Afghanistan, employing 750 staff members, almost all of whom are former patients with disabilities, from the security guards to the teams who make prosthetic limbs.

ROMA, 4 DICEMBRE – La Cooperazione italiana ha approvato, con delibera del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, un nuovo contributo in favore del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) per iniziative in Afghanistan volte a migliorare i servizi riabilitativi a favore dei disabili, incluse le vittime da mine e da altri ordigni esplosivi, nonche’ migliorarne la mobilita’, l’accesso ai servizi e favorirne il reinserimento sociale ed economico.

Il Programma di riabilitazione fisica del CICR, diretto da Alberto Cairo, assiste afghani con disabilita’ motorie in sette centri di riabilitazione in Kabul, Mazar, Herat, Jalalabad, Gulbahar, Faizabad e Lashkar Gah, grazie ad un laboratorio di produzione di protesi e componenti, sedie a rotelle, stampelle ed altri sostegni alla mobilita’ e ad una scuola per tecnici ortopedici. Cairo, una leggenda in Afghanistan, da 30 anni aiuta le persone con disabilità e di recente ha vinto per la regione Asia uno dei Premi Nansen per i Rifugiati 2019 dell’UNHCR. Molti dei suoi pazienti sono stati costretti a fuggire dalle loro case da violenza e conflitti e hanno perso gli arti a causa delle mine. Benché i media abbiano spesso dedicato i loro reportage alla sua figura, Cairo preferirebbe che l’attenzione si concentrasse sui sette centri ortopedici che gestisce, sulle 750 persone che vi lavorano – quasi tutti ex pazienti con disabilità – e sulle migliaia di pazienti che hanno aiutato nel corso degli anni.

“Il mio obiettivo è fare in modo che ogni paziente possa essere reintegrato nella società e vivere in condizioni dignitose,” aveva detto all’epoca Cairo al sito di UNHCR.

Ad oggi, il numero totale di pazienti iscritti nel programma supera le 185.000 unita’. Tra questi, oltre 46.000 sono persone che hanno subito l’amputazione di un arto. Ogni anno vengono ammessi oltre 10.000 nuovi pazienti. Mentre il numero dei disabili che sono vittime dirette del conflitto e’ stabile sui 1.000/1.200 pazienti ogni anno, il numero di coloro che presentano patologie on direttamente correlate con la guerra e’ in costante aumento, in particolare con riferimenti a bambini che presentanto deformita’ congenite o affetti da ritardi mentali. Oltre ai nuovi pazienti, il programma continua a fornire asistenza ad oltre 100.000 vecchi pazienti per controlli periodici e per manutenzione e sostituzione delle protesi.

Il contributo si inserisce nel quadro dell’impegno italiano a favore della realizzazione del Piano di risposta umanitario per l’Afghanistan. (@OnuItalia)